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Il teatro di Rifredi per una Firenze coraggiosa, 3/3

novembre 18, 2008 by admin 


Non permetteremo a nessuno di dirci che non siamo capaci di inseguire il più grande sogno che è quello di provare a fare di Firenze una città più coraggiosa da tutti i punti di vista: più coraggiosa anche nella infrastrutture perché finora vi ho raccontato di piccole cose. Ma guardate che su quelle saremo giudicati perché stiamo giocando, tra i quattro candidati, la carta dell’innovazione e della capacità di cambiare le cose. Nei primi 100 giorni, qualora vincessimo il 1° febbraio e poi il 7 giugno, 100 piccole cose da mettere in cantiere. Però ci sono le scelte grandi, i sogni alti, i sogni che sanno di futuro. Partiamo da quelli infrastrutturali: è incredibile che sui viali del Poggi  compaiono oggi questi strani blocchi di cemento bianchi che stanno trasformando i viali in una tangenziale. Lo sappiamo che a Firenze c’è bisogno della tangenziale. Lo sappiamo che la tangenziale va fatta. Ma l’unico modo di fare la tangenziale oggi è quello del raccordo autostradale tra Barberino e Incisa perché 54 macchine sui 100 che passano tra Firenze Nord e Firenze Sud oggi sono macchine che inquinano Firenze, ma vanno da Milano a Bologna, da Roma a Napoli. E quando facciamo il conto dei camion su 100 camion che inquinano tra Firenze Nord e Firenze Sud 72 non hanno niente a che vedere con Firenze. Noi non attaccheremo mai il Governo perché ha promesso qualcosa e fa quello che ha promesso. Ma quando il Governo regala 140 milioni di euro a Catania perché hanno avuto un bilancio fallimentare. Noi andremo come Repubblica fiorentina lì a fare i federalisti, lì a chiedere il rispetto delle realtà territoriali, lì a dire che i soldi a Firenze vanno portati. Non è possibile utilizzare Firenze e non restituire niente in cambio.

Sul palco si sono 4 bandiere: quella dell’Italia, noi siamo patrioti del bello. La bandiera dell’Europa: ci sentiamo cittadini europei, Firenze deve essere una città internazionale. Il giglio di Firenze e la bandiera del Pd. In questi giorni ho letto delle dichiarazioni che sono semplicemente stravaganti. Mettiamola così. Mi dicono che sono di destra perché abbiamo  abbassato le tasse in Provincia. Mezz’ora fa, la Provincia di Roma ha comunicato di aver fatto ricorso al Tar contro la riduzione delle tasse fatta dalla Provincia di Firenze: in altri termini, la mia amministrazione si è caratterizzata per cercare di mantenere il livello di servizi, ma anche di abbassare le tasse. È di tre quarti d’ora fa la notizia che abbiamo ricevuto un ricorso al Tar su questo. Sono di destra perché chiedo l’efficienza nei cantieri. Per me è la sinistra che chiede efficienza nei cantieri e mette alla stanga quelli che qualcuno chiama i poteri forti. Perché sono un decisionista, qualcuno mi dice.
Questa è la struttura che salva Firenze dall’emergenza rifiuti. Perché le cose stanno così: dopo che ci è stato chiesto di fare il piano provinciale dei rifiuti, come previsto dalla legge, e dopo che ci abbiamo messo un anno a discutere, ascoltare, decidere anche in momenti difficili, subendo accuse. Dopo un anno è partito l’iter burocratico per realizzare Case Passerini e tutto il resto a partire da Selva Piana, che è quello più avanti di tutti, ma se la Provincia non fosse andata a chiedere al sindaco di Firenzuola, Claudio Corbatti, di aprire questa discarica oggi Firenze sarebbe in emergenza. Questa discarica ha più o meno una tenuta di 8 anni e in questi 8 anni speriamo che i burocrati del Regio imperio italiano riescano finalmente a dare il via libera a una cosa normale che è il termovalorizzatore sul quale abbiamo deciso 3 anni fa, sfidando le polemiche e le accuse. Se essere decisionista significa essere di destra vi segnalo che la destra fiorentina, An e Fi, ha votato contro al termovalorizzatore, mentre la mia maggioranza ha tenuto il punto anche contro le polemiche di qualche parte della Sinistra, di quella che adesso è la Sinistra Arcobaleno. La dico come Tony Blair: io sono affezionato a tutte le tradizioni del partito laburista tranne quella di perdere le elezioni. Allora credo che tra gli elementi che mi portano ad essere affezionato al mio partito tutte le tradizioni sono buone, tranne quella di perdere le elezioni. E per far questo io so che per vincere bisogna convincere. E convincere anche gli elettori che l’ultima volta hanno votato da una parte diversa. Sì, funziona così.  Perché se a livello nazionale si è perso non credo che ci voglia un genio della matematica per dire che se non si pigliano i voti di quelli che l’altra volta hanno votato Berlusconi noi non vinceremo mai. Dire che noi puntiamo a recuperare il consenso significa dire che noi vogliamo non avere i voti organizzati della Sinistra estrema piuttosto della destra (che la Sinistra estrema e la destra fossero capaci di motivare i propri, dice le truppe cammellate, se le avessero le truppe cammellate, una potrebbe essere in Parlamento oggi e l’altra potrebbe tentare di scegliere un candidato sindaco che per una volta rimane cinque anni nel proprio schieramento. Il riferimento alla Casa delle Libertà è assolutamente casuale), ma la chiarezza che deve essere fatta è che io credo nel mio partito, il Pd. E nel credere nel mio partito credo che il partito democratico abbia un futuro soltanto se riesce ad andare ad allargare la propria base di consenso. Il Pd non vincerà mai se convincerà il proprio establishment, non vincerà mai se continuerà a chiudersi in se stesso. Certo, magari a Firenze continuerà a vincere, forse anche a Bologna, probabilmente nelle Marche e in Umbria. Ma io sogno un Partito democratico che provi a cambiare se stesso per poi provare a cambiare il Paese. E da questo punto di vista tutte le polemiche fatte in questi giorni e settimane rispetto alle suggestioni alle liste civiche. Io non ho mai sentito un leader politico essere accusato di prendere i voti dall’altra parte. Solitamente i leader politici vanno a casa quando non riescono a prendere i voti dall’altra parte e perdono le elezioni. Solo in Italia chi perde le elezioni rimane lì perché stare lì sembra che sia l’unica soluzione per perpetuare se stesso.

Ma torniamo su Firenze: ci vuole più coraggio. Ci vuole più coraggio nell’affrontare il tema delle mamme, degli asili nido. Ci eravamo impegnati come amministrazione provinciale a risolvere il problema degli asili nido entro il 2009: è stato fatto molto ma c’è ancora da fare. Gli asili nido, oggi, non sono a disposizione per tutte le famiglie e per tutti i figli. Affrontare il tema delle donne in politica, vedo che ne parlano tanti. Sono orgoglioso di poter dire che sono l’unico ad aver fatto una giunta di metà uomini e metà donne. Affrontare con più coraggio il tema dell’energia che non può essere affrontato in questa città, come nel corso dei dibattiti di questi giorni mi è stato fatto notare da tanti amici ed esperti su questo tema, semplicemente dal lato della produzione dell’energia.
A livello provinciale, quando penso alla produzione di energia penso all’eolico in Mugello. È naturale. Penso alla capacità di investire su questo. Ma ci prendiamo degli impegni espliciti: proseguire sul percorso che porta l’Arno a produrre energia con le briglie, un progetto della provincia di Firenze che sarà annunciato a gennaio. Liberare la possibilità del fotovoltaico e dei pannelli sulle case e sulle scuole e soprattutto affrontare con grande decisione il tema del risparmio energetico. La nostra proposta sarà quella del catasto energetico.
Più coraggio nel pensare ai bambini: una città a misura di bambini. Una mamma mi ha scritto: “Se c’è una cosa, se c’è un luogo dove, quando sono stanca, con due figli, io posso andare per avere un’ora di libertà e di pace, senza pensare a tenere i miei bambini, in una situazione di difficoltà quel luogo è l’Ikea”. Non so se è vero. Non so se ci sono degli spazi poco conosciuti, perché alcuni ci sono a Firenze in realtà, non riusciamo forse a comunicarli bene. Ma noi abbiamo bisogno di essere più attenti ai bambini. Tutte le volte che penso, uscendo da via Ginori, che lì in quell’angolo Carlo Lorenzini, detto Collodi, all’angolo di via Taddea, chissà quante volte ha pensato, chissà quante volte ha sognato, chissà quante volte ha immaginato.
Oggi questa città ha bisogno di un investimento per essere di più a misura di bambino.
Modificheremo le aziende pubbliche: faremo Firenze holding spa, una società che gestirà tutte le partecipazioni. Che tenterà di razionalizzarle. Se l’azienda x ha 2 milioni di euro di guadagno alla fine dell’anno e l’azienda y ha un milione di perdita. L’azienda x con quei 2 milioni paga il 40% di tasse. Ci sarà un risparmio fiscale, un risparmio professionale, sarà più facile spostare i dipendenti dall’una all’altra azienda. I tre consiglieri di amministrazione saranno tre consiglieri di amministrazione indipendenti dall’appartenenza partitica, ma caratterizzati dalla professionalità. E risponderanno direttamente al sindaco. Solo così potremo affrontare alcune difficoltà che in prospettiva potremmo avere sulle aziende di servizio pubblico. Io non voglio ritrovarmi a che fare con un’Ali-Ataf tra qualche anno. Perché l’idea che alcune nostre società siano a gestire un servizio pubblico a gara e però queste gare siano state fatte, ma se fatte in modo ancora più deciso e determinato potrebbero vedere la sconfitta di quelle aziende. Insomma ci vuole chiarezza tra il soggetto partecipante e il soggetto per il controllo. Ci vuole un salto di qualità nella gestione delle partecipate. Non un assessore alle partecipate.
Riqualificazione delle Cascine e in particolar modo dell’anfiteatro sempre nella logica dei bambini. Abbiamo fatto vedere l’immagine di Campo di Marte e dello stadio. Noi pensiamo che lo stadio possa essere una buona opportunità per Firenze, ma pensiamo anche che su alcune idee i giovani architetti, e non solo giovani architetti, di questa città potrebbero essere chiamati a una sfida. Una sfida grande. Nicola Sarkozy, il presidente della Repubblica francese ha detto agli architetti: “Tocca a voi rifare il mondo”. Li ha in qualche modo chiamati a valorizzare le loro capacità. Ecco perché io dico, ad esempio, che le politiche urbanistiche sono uno dei settori in cui vuole discontinuità come nella gestione dei cantieri. La discontinuità non vale dappertutto. In alcuni settori però sì. La capacità di coinvolgere i giovani architetti, soprattutto fiorentini, spesso più apprezzati all’estero che in Italia. E ancora il tema dello stadio come occasione per non soltanto riqualificare il Campo di Marte, ma anche per valorizzare la nuova struttura. Però con chiarezza di tempi, senza giocarci su questo l’idea che ci si prendono i voti della Fiorentina. I sondaggi che abbaiamo noi dicono che lo stadio è molto meno importante della pista parallela all’aeroporto di Peretola perché gli abitanti di Peretola, Brozzi, Quaracchi lo sanno che la mattina se stanno attenti, se si affacciano al terrazzo, vedono anche se il comandante si è fatto la barba. Quella pista è in quelle condizioni perché è il frutto di un lungo compromesso. Io provo rispetto e credo che ci voglia grande rispetto per tutte le condizioni. Dovremo trovare un luogo in cui contemplare tutte le esigenze, ma non c’è dubbio che tecnicamente parlando non c’è partita. La soluzione della pista parallela, si può discutere su quanto lunga, è l’unica soluzione che mette in sicurezza l’aeroporto e che migliora la qualità della vita dei cittadini di Peretola, Brozzi, Quaracchi e parzialmente anche di Ugnano e Mantignano, ovviamente di Quinto Basso.
Ci vuole il coraggio sulle piste ciclabili. Piste ciclabili sì ma non così. Prendete viale Milton, vedete che la pista ciclabile si interrompe lì fra tre semafori e non ha senso. Se uno è in bicicletta non fa sette minuti di fila tra i semafori. Piste ciclabili sì ma non così. E anche immediatamente la richiesta di rispetto da parte delle ferrovie dell’accordo che prevedeva il nuovo ponte almeno ciclopedonabile almeno tra Ugnano-Mantignano e zona delle Piagge. Questo consentirebbe di arrivare in bicicletta nella zona delle Piagge e di collegarsi rapidamente con le piste ciclabili che collegheranno al centro e poi ai Renai. E poi segnalo, per inciso, che i Renai quest’anno hanno superato gli Uffizi come visitatori. Ognuno ci faccia le riflessioni che crede.
Infine ci vuole più coraggio nella capacità del bike sharing, che a Parigi si chiama velib. La possibilità come a Roma a Barcellona, in tante città, di avere una tesserina e prendere una bici e di riportarla in un altro punto. C’è quasi dappertutto facciamola anche da noi. Pensate che la Provincia ha già messo 14 mila euro per il bike sharing tra i dipendenti ma stiamo aspettando che dagli annunci si passi alla realtà.
Chiudo sulla Firenze più bella. E su questo introduco il tema della crisi economica. L’idea di legare il tema della bellezza di Firenze alla crisi economica non è una forzatura. La bellezza è l’unica cifra di Firenze e una riflessione su che cosa significhi la bellezza oggi e non nel Rinascimento è il punto centrale: vorrei introdurlo con una puntata dei Simpson. I Simpson arrivano in Italia, luogo della bellezza. Arrivano al Da Vinci airport, Roma. Ci sono le macchine volanti di Leonardo. La famiglia Simpson immagina questo paese della Toscana, dove si fabbricano le Lamborgotti il luogo della bellezza. E sapete come definiscono la bellezza? “Per persone che veramente non hanno dentro niente”. Talvolta sembra che il dibattito culturale contemporaneo porti a immaginare la bellezza come un qualcosa che serve per chi non ha dentro niente perché in qualche modo è talmente arido da pensare alla bellezza solo come un fatto estetico, lontano, un fatto esteriore. Io credo che la grande sfida di oggi della nostra campagna elettorale dovrà essere immaginare che la bellezza è la capacità di dire Noi. È di affermare un nuovo modello per cui non è per persone che non hanno dentro niente, ma è esattamente l’opposto: è per persone che hanno voglia di tirare fuori da sé tutta la grandezza e la bellezza dell’essere donne e uomini. In questo senso vorrei domandarvi: “Ma perché nel Medioevo, nell’Umanesimo si costruivano le chiese?”. Per fare un capolavoro? Per consentire a noi di visitarle oggi? O forse come una risposta a una domanda di senso, a una ricerca di assoluto, ma anche, credetemi, per avere dei luoghi di socialità, di convivenza. Per avere dei luoghi in cui esprimere la propria appartenenza a un popolo.

Privilegiare il contemporaneo, che sarà la nostra parola d’ordine sulla cultura, non significa andare dietro così all’arte contemporanea come una delle espressioni… non è questo il punto. Privilegiare il contemporaneo, privilegiare il futuro, significa in qualche modo chiedersi e provare a domandare a noi stessi, a fare le stesse domande che si facevano i nostri concittadini sette-otto secoli fa e domandare cosa è quella ricerca di senso che oggi mi mette in gioco, cos’è quel bisogno di bello che mi fa uscire da me stesso non alla ricerca di un fatto esteriore perché non ho dentro niente, ma alla ricerca di una diversa idea di comunità. Allora è bella una mamma che porta i figli in uno dei tanti musei scientifici di Firenze. Allora è bello un nonno che strappa il nipote dalla Playstation e lo porta a vedere il greto dell’Arno, sperando di non dover fare lo slalom tra le pantegane. E niente contro la Playstation che ha per me un qualche valore sociale e morale. È importante una famiglia che torna a vedere il David agli Uffizi. Il degrado più grande è quello dei rapporti umani. Che impoverisce questo senso di Noi. Ecco perché è importante andare a costruire dei locali, dei luoghi, degli spazi dove potersi mettere in gioco e poter condividere. Da questo punto di vista io trovo che ci siano due grandi settori che hanno la possibilità di cambiare Firenze: il primo sono gli anziani. Io spero che riusciremo a mettere in piedi un comitato di anziani a sostegno della candidatura di Matteo Renzi sindaco di Firenze. Perché oggi dire anziani a Firenze significa dire tutto e niente: significa dire persone che hanno più di 90 anni e che sono malati, in particolar modo, di malattie croniche. Sono malati, talvolta, per la non autosufficienza, per il fatto che stanno crescendo le malattie legate all’età: è naturale, viviamo di più. Viva Dio! Ma prima che l’assistenza l’anziano ha bisogno di essere considerato per quello che è: una persona importante che ha da dirci, che ha da darci, che ha da suggerirci. Che ha da unire la sua esperienza alla nostra speranza. E in questo senso ci sono decine e decine, centinaia e centinaia, migliaia di anziani a Firenze, che la mattina si alzano e possono mettere in gioco tutto il loro talento e la loro freschezza perché un 70enne di oggi è una persona fresca, generalmente. Molto diverso da 50 anni fa e che possono riempire di entusiasmo la vita quotidiana. Io conto molto sul fatto che la cultura riparta dalla contemporaneità, ma che in questo ci sia una piena consapevolezza del ruolo degli anziani. Certo poi occorrerà avere più attenzione su tutt’altri temi: abbiamo già fatto alcune cose, attenzione al Maggio Musicale, sulle realtà teatrali (siamo apposta in un teatro), sui festival, sulle associazioni, sull’innovazione tecnologica, ora mi diranno che sono di destra, ma io dico che vogliamo avere 500 nuovi posti di lavoro nei 5 anni che verranno sul tema dell’utilizzo delle tecnologie dei beni culturali perché questo è un tema che non ha Firenze come capitale, ditemi quale altra città al mondo può avere come capitale.
La prima disabilità però, lo dicevo prima, è la solitudine. E da questo punto di vista noi vogliamo affrontare in modo più coraggioso alcuni dei temi centrali: il tema del sociale dove saremo fortissimi sul tema della sussidiarietà; il tema dello sport. Non ho niente contro chi va in palestra, ma è bellissimo che accanto alla palestra si valorizzino le realtà di aggregazione, le squadre femminili di pallavolo, le squadre femminili di pallanuoto, le squadre che fanno sport definiti propriamente minori. È importantissimo che questo senso del Noi, radice della bellezza e della cultura di Firenze, sia valorizzato non soltanto nella costruzione di una nuova “welfare community” ma anche nella costruzione di una città dello sport che abbia, senza dubbio, nelle Cascine e nel Campo di Marte due luoghi fisici, ma che abbia soprattutto nei cuori dei fiorentini il primo luogo spirituale. Sarà l’occasione di una grandissima scommessa sul capitale umano.
Non ho mai fatto polemica contro il ministro Gelmini pur non condividendo minimamente l’impostazione e il contenuto della riforma. Dico soltanto che noi rispondiamo con i fatti: in questi 5 anni  la voce che è aumentata di più nel bilancio della Provincia è la scuola: + 22%. Io non ho da offrirvi suggestioni e sogni e basta, io ho da offrirvi la concretezza di chi in questi 5 anni ha lavorato. Non ho da dirvi, non ho da giustificarmi dove sono sparito negli ultimi 5 anni. Ho da dirvi che cosa ho fatto in questi ultimi 5 anni. E da questo punto di vista non trovo una voce più importante di quella dell’Università: abbiamo inaugurato il “Novolab”, luogo di incontro tra i centri per l’impiego e le aziende dentro il Polo di Scienze sociali. A dicembre inaugureremo la sede della Fondazione per la ricerca finanziata dalle Province di Firenze, Prato e Pistoia, ma soprattutto di Firenze, e dalle Camere di commercio di Firenze, Prato e Pistoia, ma soprattutto di Firenze. Andremo a gennaio a inaugurare l’incubatore di Sesto Fiorentino. Non abbiamo da raccontarvi slogan, non abbiamo da raccontarvi chiacchiere, non abbiamo da vendervi un prodotto, abbiamo da raccontarvi cosa abbiamo fatto.
Vediamo l’ultimo video, quello su che cosa significhi la bellezza per le aziende e lo sviluppo economico: le mani.
Personalmente non ne posso più delle distinzioni tra chi dice che c’è un’economia fatta di terziario e di un’economia fatta di attività manifatturiere. È vero, ma le nostre attività manifatturiere funzionano meglio a Firenze, e funzionerebbero ancora meglio, se le mettessimo in condizioni con innovazioni infrastrutturali: è possibile far aspettare 4 anni per fare l’asilo al Pignone? Va bene Renato? Perché hanno, respirano, vivono un’atmosfera diversa. Il turismo è una grande e importante impresa di questa realtà. Certo va vissuta cercando di limitare i danni ai fiorentini, ma i fiorentini devono vederne l’aspetto positivo. Tutto si tiene: perché il turismo, il vino, l’artigianato, i prodotti di alta qualità, la moda. Tutto sta insieme a Firenze. Non si salverà una parte di Firenze di fronte alla crisi economica che sta arrivando, una crisi che non ha paragoni, una crisi senza precedenti – se non con quella del 1929 – se non facendo una scommessa sull’idea di Firenze nel mondo. E quando mi viene detto che io sono il candidato di chi produce, che io sono il candidato di chi fa le cose, di chi la mattina potrebbe tranquillamente prendere e affittare il capannone, ma invece tira su un bandone e si mette in gioco, di chi sceglie di stare a Firenze a scommettere sullo sviluppo economico di Firenze che vuol dire ricchezza culturale, ricchezza imprenditoriale, ricchezza qualitativa, benessere, io sono fiero di essere, non il loro ventriloco, non il loro portavoce, di essere una persone che ha voglia di dire: “Diamoci una mano”. Diamoci le mani di Firenze. Che sono le mani del David piuttosto che le mani di Benvenuto Cellini che decide di buttarci dentro anche le stoviglie perché non sa, sennò, come fare a fondere il Perseo, ma che sono anche e soprattutto le mani di chi oggi lavora. Alla Firenze che produce chiediamo di mettersi in gioco con noi. Io vi ho disegnato amici una Firenze possibile, una Firenze che già c’è. Si tratta di comunicarla meglio. Mi si accusa di pensare troppo alla comunicazione: troppo poco in questi anni! Non è una questione di soldi e di risorse. Certo, esiste anche un problema di soldi e di risorse perché “senza lilleri un si lallera”, secondo il noto principio filosofico che anima molti di noi.

Ma non è il problema. Il problema non è la mancanza di soldi, talvolta è la mancanza di volontà, di coraggio, di passione. Vi cito Antonio Gramsci: io che sono un papa boy e ha fatto la tesi su La Pira […]. Ho trovato questo brano di Gramsci di una bellezza straordinaria perché il nostro limite sono le piccinerie di chi non prende parte al gioco e su questo vorrei concludere sfidando voi. Scrive Gramsci: “Odio gli indifferenti. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza opera potentemente nella storia, opera passivamente, ma opera. Io sono partigiano. Vivo. Sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. Vivo. Sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia. Odio gli indifferenti”. Amici abbiamo una grande chance: è l’ora di partire, è l’ora di andare a portare in Palazzo Vecchio quella voglia, quel coraggio quella straordinaria esigenza di futuro. Ma io da solo, mi vergogno a dirlo ma è così, non sono nelle condizioni di farlo. Abbiamo bisogno di un gigantesco Noi anche in questi 70 giorni che ci separano dalle primarie del 1° febbraio. Se credete, se ci crediamo, in questa straordinaria opportunità, io vi chiedo di provare a mettervi in gioco, di uscire dall’indifferenza, di dare vita a un grande grande movimento di popolo.
La Firenze che sogniamo è una Firenze da cui nessuno si senta escluso. Amici andiamo a dare alla politica quel supplemento di animo che da troppo tempo manca: questa è la sfida ora e sempre viva Fiorenza.

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