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A caccia di notti magiche

gennaio 12, 2010 by Matteo Renzi 

Articolo di Alberto D’Argenzio pubblicato su L’Espresso

C’è una guerra che si gioca di notte e che ve­de contrapposte le maggiori metropoli euro­pee: sotto il chiaro di luna e nell’afa dei club si sfidano Londra, Parigi, Berlino, Amster­dam e Barcellona. È una guerra nata per con­tendersi lo scettro di capitale culturale e del divertimento, elementi che forgiano il dina­mismo di una città, attraggono turismo e producono ricchezza. Nella contesa non mancano colpi bassi e scippi di buone idee: come quella Notte Bianca, inventata dal Co­mune di Parigi nel 2002, scopiazzata in mez­zo mondo, da Roma a Tokyo passando per Montreal, Toronto, New York, Miami, Hel­sinki, Madrid, Bruxelles, Istanbul, Riga, Seul, quest’anno pure Amsterdam. Stesso di­scorso per la Festa della Musica, altra creazione parigina, e la Notte dei musei, Made in Berlin nel ‘97. Tutte ripro­dotte altrove con successo.

Il terreno di scontro è particolare, sui generis è anche chi l’ha studiato per primo: l’Ecole de Guerre Econo­mique di Parigi. Il centro nasce nel 1997 da un incontro a dir poco im­probabile. Christian Harbulot, ex maoista, militante della Gauche prolétarienne ed esperto. di guerriglia dell’informazione, incrocia il generale Pichot-Duclos, guerra d’Algeria alle spalle e membro del Consiglio internazionale del­la difesa. I due si piacciono, scatta l’intesa e da quella l’Ecole de Guerre Economique, che a dicembre ha presentato il “Rapporto sulla competitività notturna di Parigi”. Uno studio che compara la capitale france­se a Amsterdam, Barcellona, Berlino e Lon­dra, le 4 mecche della notte europea, città capaci di smuovere i suoi cittadini dal sofà ed attrarre turisti da tutto il mondo produ­cendo cultura e generando uno spettacola­re ritorno economico. Ognuna a modo suo: Berlino è underground, Barcellona è fiesta, Amsterdam permissiva, Londra è sempre viva e offre di tutto.

Il rapporto studia ogni città, ne valuta la vi­ta notturna, il suo impatto economico e gli aspetti culturali, somma a queste varietà, qualità e accessibilità dell’offerta, passa al se­taccio sicurezza, frequenza e costo dei mezzi di trasporto, giudica l’impegno degli ammi­nistratori locali e il livello degli eventi. Tira­te le somme, Londra si conferma un mezzo gradino sopra il gruppo, ma Berlino, Barcel­lona e Amsterdam seguono a ruota, nell’or­dine. Più lontana Parigi.

«La capitale francese è vittima del suo suc­cesso», sentenzia Harbulot. Troppo borghese e cara, poco creativa e vissuta dai suoi stes­si abitanti. E così la capitale, prima destina­zione turistica del pianeta, oggi langue di notte. Per qualche critico va ribattezzata co­me la “capitale della noia”. La Francia pian­ge, ma l’Italia non ride. Le nostre metropoli, strette tra una legislazione asfissiante, scarsa tolleranza, limitata progettazione culturale e debole pianificazione economica, non sono state nemmeno prese in considerazione nel­lo studio. La notte è viva, ma altrove.

«Le città senza strategia sono spente», riflet­te Harbulot. «Dobbiamo chiederci perché viviamo, cosa vogliamo, uscire dai ghetti ur­bani, dalle città fatte per i ricchi. Definire una strategia che abbia un’anima, non solo un’economia», spiega il direttore dell’Ecole de guerre economique.

Anima ed economia, una che tira l’altra. Per­ché una notte che funziona è un polmone per la città. Non basta sommare il giro di affari di bar; club e sale da concerto. Per fare un bi­lancio bisogna annettere l’indotto, le spese per ristoranti, hotel, trasporti, abiti e acces­sori comprati per la notte. La bibbia è il rap­porto “The $9 Billion Economic impact of the Nightlife of New York City”, studio uni­co al mondo che somma tutto ciò che si muo­ve intorno alla notte della Grande Mela. II ri­sultato è interessante: la cifra d’affari degli stabilimenti notturni rappresenta 1,3 miliar­di di dollari, bella cifra, ma è solo il 13 % dei 9,8 miliardi prodotti dalla vita notturna in totale. E anche i 19.400 lavoratori censiti so­no solo il 20% dei 95.500 impieghi generati dalle spese dei nottambuli. Le cifre non sono esportabili ad altre città, ma permettono di definire un ordine di grandezza. La notte di Barcellona occupa il 6% della forza lavoro della capitale catalana, quanto banche ed edilizia. A Londra l’8%. Dietro alla notte c’è una miniera, con filoni da seguire e sfrutta­re. «Gli spazi della vita e cultura notturna», continua l’esperto, «sono stati sempre essen­ziali. Ancor più ora che le città hanno economie funzionanti 24 ore su 24, 7 giorni su 7». E che il turismo è cambiato.

Dal 2000 è emerso il fenomeno dei city bre­ak, viaggi rapidi che puntano le città e snob­bano le altre destinazioni tradizionali. Il rap­porto 2009 European cities visitors certifica questo successo: dal 2002 al 2007 il numero di notti passate nelle città europee è aumen­tato del 25,6% mentre la crescita globale del turismo nella Ue si è fermata al 7%. Una bel­la differenza. I city breaker programmano i loro viaggi una-due settimane prima, pren­dono voli low cost, si fermano in media un paio di giorni, spendono di più in meno tem­po e tornano spesso “sul luogo del crimine”. Un modello di turismo che patisce la crisi me­no degli altri. I city breaker prima di decider­si guardano alle mostre, ai concerti, ai club e agli eventi che è in grado di offrire una città. «L’offerta della vita notturna», assicura il rapporto, «è uno dei criteri che concorre a scegliere una destinazione». Quale?

Povera ma sexy. “Arm aber sexy” è lo slogan coniato dal sindaco Klaus Wowereit per lan­ciare Berlino nel mondo. È realistico e fun­ziona. L’unica capitale europea che ha un Pil pro capite inferiore a quello nazionale è di­ventata una calamita di flussi turistici. «Qui c’è la vita culturale più stravagante che si pos­sa immaginare», diceva negli anni Settanta David Bowie. Da allora è finita la Ddr ed è iniziata l’era della techno. Il Berghain, rein­carnazione della mitica disco gay Ostgut, è oggi il miglior club del mondo, scelto da una selezione di dj di tutto il pianeta davanti al Fabric di Londra e allo Space di Ibiza. In ot­tava posizione c’è un altro locale berlinese, il Watergate, ma la città pullula di luoghi sacri per i pellegrini dell’elettronica, come il Tresor, il Kit kat club, e prima ancora il WMF, l’Ufo, 1′E-Werk. Senza contare le decine di lo­cali abusivi underground, vero polmone creativo della capitale tedesca. Altra caratte­ristica berlinese, la metamorfosi. «Parigi sa­rà sempre Parigi, Berlino non sarà mai Berli­no», soleva dire Jack Lang, per un decennio ministro della cultura francese. Il Kitkatclub ha cambiato 4 volte indirizzo, trasferendosi, al pari del Tresor e del Berghain, nel quartie­re di Mitte, nell’ex Ddr. È questo adesso il centro della scena berlinese, seguito dal di­stretto di Friedrichshain/Kreuzberg. Qui si trova il Cassiopeia, antico bastione punk, il Watergate e il S036. Berlino è una città che non si ferma, in cui non ci sono orari (il Ber­ghain ha la fama di aprire ogni tanto il gio­vedì e chiudere il lunedì mattina), in cui non ci sono codici per entrare nei locali, in cui c’è totale tolleranzadei costumi sessuali,in cui fumarsi uno spinello non è un problema, non si respira insicurezza e i trasporti notturni sono efficienti. Per scoprire la notte, fate attenzione ai volantini. Altro particolare, sindaco e governo federale si sono impegnati per esportare l’immagine giovanile della città, appoggiando eventi come la Notte europea dei Club. Nata nel 2007, ogni aprile fa affluire nella capitale tedesca dj dai 27 paesi della Ue per più di 100 spettacoli. Una città dinamica, con un rischio: quello di imborghesirsi e perdere la sua anima iper-creativa. La lotta del comune ai locali abusivi, con il sostegno di quelli legali, è un segnale preoccupante. Alcune serate sono tenute segrete per evitare la ressa di turisti. Povera ma sexy, per quanto ancora?

Professione Sindaco di notte. Kristel Mutsters e Josine Neyman sono state elette due anni fa  ”Sindaco di notte” di Amsterdam, una carica unica al mondo. «Il nostro più grande successo è aver lanciato la Notte Bianca», spiega Kristel. La prima andrà in scena il 19 giugno 2010, ma loro avranno mollato prima, il mandato scade a febbraio. Il nuovo Sindaco verrà scelto come Miss Italia: votato dagli addetti ai lavori e dal pubblico. Il nostro compito è quello di rendere gli amministratori più coscienti dell’im­portanza della vita notturna: non pos­siamo cambiare le leggi, ma le opinioni».

E Amsterdam è famosa per le sue vetrine e i suoi coffee shop, ma è anche una delle prime destinazioni del turismo gay e una città che investe nella prevenzione educando alla vita notturna. Il Comune organizza infatti feste, anche con alcolici, per ragazzi dai 10 ai 14 anni. Pulizia, accoglienza, trasporti efficien­ti, prezzi accessibili, sono le caratteristiche della vita notturna della capitale olandese. I numeri sono 1.215 bar e caffè, 36 club, 55 sale da concerti, un’opera per un totale di 16 mila spettacoli all’anno. Luoghi mitici pochi, il Paradiso. L’offerta musicale non è infatti di altissimo livello, superata dalla vicina Rot­terdam, rivale insidioso.

Fiesta, per tutti i gusti. Calda e dinamica, la ca­pitale catalana non ha da offrire ai nottam­buli discoteche di fama mondiale, ma un’at­mosfera festiva distillata in oltre 200 club, il più famoso il Velvet, e centinaia di bar. Tanti locali per molte anime, ben distribuite nel tessuto urbano. Il quartiere dì Gracia è ribel­le e giovanile, Gaixample accoglie locali gav, il Raval è eclettico e internazionale, il quar­tiere Gotico, polmone della città vecchia, ospita la scena jazz e indie, il Poble Nou le mega-discoteche e il Porto olimpico un am­biente più o meno sofisticato a due passi dal mare… tante opzioni per una scena varia, anche se tirando le somme quanto a musica prevale l’elettronica. I prezzi sono accessibi­li, i locali e i negozi aperti tutta la notte, i tra­sporti ottimi. E poi ci sono i grandi eventi in­ternazionali, su tutti il Sonar. Nato nel 1994, questo Festival di punta dell’elettronica e dell’arte visuale fa confluire in Catalogna ogni giugno oltre 100 mila persone. Anche il Primavera Sound, mix di rock ed elettroni­ca, si sta ritagliando un ruolo importante nel­la scena internazionale. Dietro al successo di Barcellona, che attira oltre 15 milioni di turisti all’anno, la forte volontà degli amministratori di rivoltare la città, sia con le Olimpiadi del 1992 che con il Forum universale delle culture del 2004. E il potere politico è molto attivo anche nel promuovere la notte. Punto debole: la sensazione di insicurezza, più forte dei sette poliziotti per kmq.

24 Hours City. Lo slogan è stato copiato da New York, ma poco impor­ta. Contano i fatti, Lon­dra è aperta 24 ore al giorno. L’offerta è per tutti i gusti: 240 night club a cui vanno som­mati 600 disco-bar e 3.800 pub. Il tutto per una cifra d’affari diret­ta di oltre 2,4 miliardi di sterline all’anno, 2,66 miliardi di euro, a cui va sommato l’in­dotto. Altri numeri: ogni sabato oltre mez­zo milione di giovani vanno regolarmente in discoteca, più di tutte le persone che in una settimana visitano le 10 maggiori attrazioni turistiche della città. Oggi la culture club è a ragione parte integrante della cultura tradi­zionale londinese. Fabric e Turnmills sono due dei migliori club del mondo, entrambi di casa a Londra. D’altronde quando la bassa stagione cala su Ibiza, la capitale britannica diventa il punto di riferimento mondiale del­la musica house. Il West end, intorno a Soho e Covent Garden, è il polmone massificato della notte. Quartiere vivi anche London Bridge, Shoreditch e Islington. Il coinvolgi­mento anima e corpo della Great London Autorithy nello sviluppo della vita notturna e le opportunità offerte dai Giochi olimpici del 2012 assicurano a Londra un radioso fu­turo, pur non esente da macchie: i nottam­buli devono fare i conti con prezzi eccessivi, risse e vandalismo.
 
La movida? È a Firenze.

Firenze frizza. La pedonalizzazione di piazza del Duomo fa rinascere la voglia di guardarsi intorno. Proliferano i progetti giovanili: giornali, fanzine, etichette come Black Candy o Pippola Music. Perfino la biblioteca comunale delle Oblate, con la caffetteria sulla cupola del Duomo, apre a volte la notte, tanto è diventata punto di incontro.

Calato il sole, la città diventa luogo di nomadismo notturno. Una nuova effervescenza di cui è stata simbolo la notte di Capodanno: doppio concertone in piazza Stazione a Firenze e in piazza Maggiore a Bologna con scambio di cantanti e nottambuli in mezz’ora con l’alta velocità: Lucio Dalla, i Negrita, a Firenze anche Irene Grandi.

 Si balla sempre più nello storico Tenax, al suono di dj internazionali, soprattutto nei sabati “Nobody is perfect”. Si balla o si ascoltano band, rock e gruppi beat al Viper, locale delle periferiche Piagge che una volta al mese ospita Queer Aboard, serata gay. Vive una nuova stagione lo Space Electronic di via Palazzuolo, a suon di hip hop, rap e giovanissimi. Alla Flog, nel quartiere dei Poggetto a Rifredi, i ragazzi ascoltano rock, jazz, reggae dal giovedì al sabato a soli 5 euro. Interi quartieri a ridosso del centro sono ormai salotti, tra bar, locali e ristoranti: da San Niccolò a Santa Croce. L’ultimo grido però è “festa e arte”. Le iniziative del nuovo centro di arte contemporanea Ex3 vedono, a viale Giannotti, folle trasversali e che occupano interni ed esterni fino a notte. La più affollata, l’ultima serata con il jazz di Bili Frisell e Don Byron.

Nemmeno in libreria si spengono le luci: in Oltrarno si ascolta musica e si spillucca alla Citè di Borgo San Frediano. La più intima Cuculia, di via dei Serragli, offre libri, ristorante e mostre. Strapieno il Teatro del sale di via dei Macci, che abbina cena e spettacolo. E dopo, non si rinuncia ad andare di bar in bar, al Negroni o allo Zoe in via dei Renai, al Dolce Vita in piazza del Carmine, nei locali di Santa Croce dove gli studenti Usa vanno al Red Garter, il popolo gay allo Yag bar di via dei Macci, il popolo misto al Piccolo Caffè di Borgo Santa Croce o al Mojo di via dei Benci. Si beve, mangia e ascolta musica nello scenografico Cavalli club a ridosso della chiesa dei Carmine e degli affreschi di Masaccio.             Ilaria Ciuti

 

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Comments

One Response to “A caccia di notti magiche”

  1. Andrea Pugliese » Firenze by night: lavori in corso! on gennaio 13th, 2010 19:00

    [...] che riguarda un tema sul quale sto lavorando in questi giorni. L’articolo è pubblicato su L’Espresso di oggi e riguarda la vita notturna in alcune delle principali capitali europee, e anche a Firenze. [...]

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