Il sindaco Renzi alla festa per i 134 anni della Fratellanza militare
gennaio 31, 2010 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Consegnata la nuova divisa al volontario più giovane. Inaugurati un posto medico avanzato e una Land Rover
Il sindaco Matteo Renzi ha partecipato stamani alla festa per il 134° compleanno della Fratellanza militare, nella sede di piazza Santa Maria Novella.
Renzi ha portato il saluto della città e ha consegnato, insieme al presidente della Fratellanza militare Filippo Allegri e al comandante di Compagnia Lucia Cavina, la nuova divisa a Marco Valiani, il volontario più giovane entrato nell’associazione nel 2009.
Nel suo intervento il sindaco ha ringraziato i nuovi volontari e quelli che già da tempo operano presso la Fratellanza per l’impegno e il servizio che svolgono alla città di Firenze, sottolineando come l’appartenenza alla famiglia del volontariato e della Protezione civile sia il più grande antidoto alla società dell’apparenza.
Insieme al presidente Allegri, il primo cittadino fiorentino ha inaugurato una postazione completa per un posto medico avanzato per gli interventi di protezione civile nei casi di calamità e una Land Rover 4×4.
Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il direttore del Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, il Capo dell’Ufficio nazionale del servizio civile Leonzio Borea, il presidente della Provincia Andrea Barducci e il questore di Firenze Francesco Tagliente.
La Fratellanza militare fu registrata ufficialmente nel 1876. Nei primissimi anni, ebbe come finalità il mutuo soccorso tra gli aderenti e solo nel 1878 si costituì all’interno la “Compagnia volontaria di Pubblica assistenza” per portare aiuto ai diseredati e agli infortunati.
L’associazione, che fa servizi di ambulanza, protezione civile, donazione sangue, ambulatori, onoranze funebri, cremazione, non ha finalità di lucro. Oggi ha tre sedi, 730 volontari in servizio e 11 mila soci.
Da febbraio al via la nuova organizzazione della mobilità
gennaio 29, 2010 by Matteo Renzi · 4 Comments
Il 14 febbraio partirà la tramvia ed entro il 21 marzo i capolinea delle linee extraurbane si sposteranno nella zona della Leopolda, che diventerà un luogo privilegiato di interscambio tra trasporto pubblico e privato. È quanto ha annunciato oggi il sindaco Matteo Renzi.
La nuova organizzazione della mobilità prenderà il via dalla settimana prossima per svilupparsi nel corso di un mese e mezzo ed andare a regime dal 21 marzo.
“Sappiamo che il primo mese potranno esserci difficoltà – ha detto Renzi – anche perché con la partenza della tramvia dobbiamo piano piano cambiare non soltanto il mezzo di trasporto con cui spostarci, ma anche le nostre abitudini. E questo è molto difficile. Serve l’aiuto di tutti”. “Quello che deve mutare – ha aggiunto – è soprattutto la nostra mentalità, il modo con cui concepiamo l’area della stazione di Santa Maria Novella che non sarà più lo snodo fondamentale che è stato finora”.
Due saranno le zone che vedranno maggiori novità: quella della stazione di Santa Maria Novella e quella della Leopolda. La prima, grazie allo spostamento delle linee del Tpl urbano ed extraurbano, alla riorganizzazione del traffico privato e all’attivazione della tramvia, potrà recuperare una maggiore vivibilità e un miglior funzionamento. La seconda invece è destinata a diventare un nuovo luogo privilegiato di interscambio tra la tramvia e gli altri mezzi del trasporto pubblico (bus e treno) e privato (parcheggio Leopolda da 270 posti). Oltre all’avvio della tramvia, sarà attivata la nuova rete dei bussini a servizio del centro storico (quattro linee) riorganizzata sulla base delle richieste dei cittadini. Grazie al nuovo nodo della Leopolda sarà infatti possibile anticipare gli interscambi tra mezzi, evitando di aggravare la zona della stazione e quella della Fortezza. Senza dimenticare che, grazie alla riorganizzazione della rete dei bussini, alla Leopolda ci sarà il capolinea di due linee di collegamento con il centro storico: la prima arriverà a piazza Beccaria passando per l’Oltrarno e Sant’Ambrogio; la seconda arriverà sempre a piazza Beccaria ma passando per piazza Stazione, via Strozzi, via Condotta, via dell’Oriuolo. E sempre a Santa Maria Novella, grazie all’accordo con Grandi Stazioni, arriverà un grande parcheggio per le biciclette (800 posti).
Prima fase: dal 1° al 7 febbraio
La tramvia entra in completo pre-esercizio: ovvero i tram circoleranno sulla linea con la precedenza su tutti gli altri veicoli (semaforo sempre verde). Da lunedì 1° febbraio sarà effettuata la riasfaltatura di via della Scala con restringimenti di carreggiata (fino al 4 febbraio). Nel frattempo si procederà allo spostamento delle linee di autobus provenienti dal Quartiere 4 dall’attuale itinerario (via Alamanni-via della Scala) a via il Prato (presso rotonda Barbetti).
Seconda fase: dall’8 al 13 febbraio
Continuano le modifiche nell’area della stazione di Santa Maria Novella. Prima di tutto viene attivato il kiss&ride (ovvero la sosta rapida) sotto l’orologio della stazione con cambiamenti di viabilità nell’area della rotatoria. Via Valfonda diventa solo a servizio del trasporto pubblico: i mezzi privati dovranno utilizzare l’itinerario via Nazionale-piazza Stazione-via della Scala. Previsto anche un percorso di uscita per i veicoli privati da via Faenza (verso i viali). Si procederà allo spostamento delle linee provenienti da Peretola-Campi Bisenzio dall’attuale itinerario (via Alamanni-via della Scala) a Via Valfonda.
14 febbraio
Dalle 6.30 prende il via l’esercizio della linea T1 della tramvia. La prima settimana sarà gratuita per tutti. Nello stesso giorno scatta la riorganizzazione della rete dei bussini articolata su quattro linee: Parterre-San Lorenzo-piazza Repubblica; Leopolda-Stazione SMN-Sant’Ambrogio-piazza Beccaria; Leopolda-Oltrarno-Sant’Ambrogio-Beccaria; Ferrucci-San Frediano-Stazione SMN.
Terza fase: dal 15 febbraio al 20 marzo
Prende il via la predisposizione del nuovo nodo della Leopolda. Dal 21 febbraio la tramvia diventa a pagamento con biglietto unico, ovvero valgono i ticket e gli abbonamento di Ataf&Linea. In via di definizione l’accordo con la Regione Toscana per l’utilizzo del biglietto Pegaso.
Quarta fase: dal 21 marzo
Inizia l’esercizio completo della tramvia e viene attivato il nodo Leopolda con capolinea Sita, Lazzi, Cap e Terravision. È stato proposto alla Provincia di Firenze, Ente competente, anche lo spostamento del capolinea delle linee 29, 30 e 35.
Vengono inoltre attivati i nuovi assetti viari regolati da semaforo nelle intersezioni viali Milton-viale Strozzi e via dello Statuto-via XX Settembre. Ovvero da viale Milton si potrà proseguire verso viale Strozzi: cade l’obbligo di svolta a destra verso Statuto. È prevista inoltre l’attivazione di linee dirette di collegamento tra la linea T1 della tramvia e l’ospedale di Torregalli e il parcheggio Lotto Zero.
la nuova mobilità
la nuova rete dei bussini elettrici
L’arcivescovo Betori consegna il messaggio papale all’amministrazione
gennaio 29, 2010 by Matteo Renzi · Leave a Comment
L’arcivescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, è stato ricevuto a Palazzo Vecchio, nella Sala di Lorenzo, per la tradizionale consegna all’amministrazione comunale del messaggio papale diffuso in occasione della 43/a Giornata mondiale della pace e dal titolo “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”. Erano presenti il sindaco Matteo Renzi e numerosi assessori, membri del consiglio comunale e dirigenti.
“Sarebbe bello candidare Firenze come capitale di un nuovo Umanesimo – ha detto Renzi -, un luogo dove declinare la parola laicità non in modo ideologico, ma in modo positivo. Credo che questo sia possibile e che questo investa, anche e non soltanto, l’impegno dei cattolici in politica”.
Renzi ha anche sottolineato che “la presenza della chiesa in questa città non è solo legata al passato e poi, rivolgendosi a monsignor Betori, ha auspicato “di lavorare insieme nei prossimi anni sul valore delle nostre chiese”.
A Maracchi e Galluzzi il ‘Bel San Giovanni’
gennaio 29, 2010 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Sono il climatologo Giampiero Maracchi e il direttore del museo nazionale di Storia della scienza di Firenze Paolo Galluzzi i vincitori del premio ‘Bel San Giovanni’. A consegnarlo è stato il sindaco di Firenze Matteo Renzi, questo pomeriggio nel Salone de Dugento.
Giunto alla 19/a edizione, il premio è organizzato dalla Società di San Giovanni Battista costituita nel 1796 per festeggiare il santo patrono di Firenze. Il premio è attribuito ogni anno a personalità che “si sono distinte nel loro campo grazie ad una ricerca che sappia coniugare l’elevazione spirituale a quella materiale”. Alla cerimonia era presente anche il presidente della società, Ginolo Ginori Conti.
“La San Giovanni – ha detto Renzi – ha un compito molto importante perché ci invita a fare i conti con quel che siamo, quel che eravamo e quel che vogliamo diventare. Ma soprattutto, con la forza della sua storia, ci ricorda che occorre sempre combattere contro il rischio dell’anonimato e aiutare Firenze a mantenere il suo ruolo mondiale”.
“Questo premio a Maracchi e Galluzzi – ha proseguito il sindaco – riconosce pienamente il valore di due persone di Firenze che, con il loro lavoro e il loro impegno, rendono la città più bella e gustosa da vivere”.
Renzi: “Yes we can” auf Italienisch
gennaio 29, 2010 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Unter diesen Voraussetzungen dürfte für ausreichend Aufmerksamkeit gesorgt sein, wenn in Italien jemand mit 35 Jahren bereits verheiratet ist, drei Kinder hat und einer Metropole vorsteht. Genau das hat Matteo Renzi geschafft, der Bürgermeister von Florenz ist. Schon im Alter von 29 Jahren hatte er seinen politischen Aufstieg begonnen, nachdem er die Wahl zum Präsidenten der Provinz Florenz gewann.
Mit Renzi weht ein neuer Wind in Italiens Politik, heißt es unter enthusiastischen Jugendlichen, der Zielgruppe des Politikers der linken Oppositionspartei, Partito Democratico. Renzi ist hip und dynamisch: Er ist überzeugter Fahrradfahrer, freie Stadtflächen stellt er lieber für Begrünung zur Verfügung statt für neue Immobilien, und er hat dafür gesorgt, dass der Domplatz seiner Stadt zur Fußgängerzone wird. Ein weiteres Projekt: die beste Joggingstrecke der Welt in Florenz zu schaffen.
Auf seinem Weg nach oben hat er sich gegen die altehrwürdigen Herren durchgesetzt, die das politische Leben Italiens fast ausschließlich dominieren. Das macht vielen Jugendlichen Mut und lässt sie hoffen, sich ebenso und ebenso schnell emanzipieren zu können.
Zudem verspricht Renzi Effizienz. Er hat den Stadtrat verkleinert und versichert, die Posten jenen zukommen zu lassen, die es verdienen, und nicht jenen, die über die besten politischen Seilschaften verfügen. Frauen bekamen unter ihm wichtige Ämter und ein unabhängiges Unternehmen kontrolliert die Finanzen der Stadt.
Weil man bei einem jungen, dynamischen Hoffnungsträger, der links der politischen Mitte steht, gerne auf den US-Präsidenten Barack Obama verweist, wurde er auch als italienischer Obama gefeiert. Renzi gilt als der “neue Mann” der Partito Democratico. Er steht für das “Yes we can” der von Politik und Leben verdrossenen Jugend.
Renzi sorgt auch außerhalb von Italien für hohe Wellen und hat so vor kurzem den Mann getroffen, mit dem er so gerne verglichen wird: Barack Obama. Als einziger europäischer Stadtvater war er nämlich eingeladen, an der Konferenz der US-Bürgermeister teilzunehmen, die unter anderem mit dem US-Präsidenten zusammentrafen.
Weniger beliebt ist Renzi allerdings bei der linken Basis seiner Partei. Für die ist der junge Charmeur nämlich zu rechts. Das kann daran liegen, dass Renzi überzeugter Katholik ist. Das Opus Dei, munkelt man, sei seine große Stütze. Er selbst erklärte, dass der Vatikan niemals seine politische Linie vorgeben werde. Es kann auch daran liegen, dass er gegen Homo-Ehe und gegen Legalisierung weicher Drogen ist. Doch was den harten Kern seiner Partei stört, dürfte seine große Stärke sein: Zusätzlich zur Stammwählerschaft holt er sich die Stimmen von Mitte-Rechts.
Giorno della memoria, le Chiavi della città ad Amos Oz
gennaio 27, 2010 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Il sindaco Matteo Renzi, in occasione delle celebrazioni del Giorno della memoria che ricorda le vittime della Shoah, ha consegnato allo scrittore israeliano Amos Oz le Chiavi della città. La cerimonia si è svolta al Mandela Forum, dove la Regione ha organizzato ‘La Banalità del male’, l’evento per ricordare le vittime della persecuzione nazista che ha visto la presenza di ospiti e sopravvissuti e la partecipazione di 9000 ragazzi delle scuole superiori toscane.
E proprio a questi ultimi il sindaco ha rivolto una raccomandazione: “siate degni del regalo che con questa splendida mattinata vi ha fatto la Regione; voi siete la nostra speranza, e della speranza abbiamo sempre bisogno”.
Giorno della memoria, Renzi consegna le medaglie d’onore a ex deportati
gennaio 27, 2010 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Il sindaco Matteo Renzi, in occasione del Giorno della memoria, che ricorda le vittime della Shoah, ha consegnato, oggi in Palazzo vecchio, una ventina di medaglie d’onore, concesse dal presidente della Repubblica, a ex deportati e internati fiorentini nei lager nazisti e ai familiari dei deceduti.
Alla cerimonia erano presenti anche i consiglieri comunali Susanna Agostini, presidente della Commissione pace, e Valdo Spini.
“La giornata di oggi ricorda una pagina drammatica della nostra storia – ha detto Renzi -. Quando ero presidente della Provincia, nel 2008 e nel 2009, abbiamo organizzato il ‘Volo della Memoria’, un viaggio studio nei campi di concentramento e sterminio nazisti rivolto agli studenti fiorentini. Insieme a un gruppo di ragazzi accompagnati dalle loro insegnanti e da Nedo Fiano, fiorentino, ex deportato, ho visitato il campo di concentramento di Auschwitz. Vi confesso che è stato particolarmente duro entrare in quel luogo di cui oggi ricordiamo il 65° anniversario dell’abbattimento dei cancelli. Contemporaneamente, però, è stato uno dei momenti più belli della mia esperienza politica ed educativa”.
“Il valore profondo della ‘Giornata della memoria’ – ha aggiunto Renzi -, negli intendimenti delle Nazioni Unite, del presidente Repubblica, del Governo italiano e di tutte le Istituzioni, è non soltanto limitarsi al ricordo, ma offrire un’occasione concreta perché ciò che è accaduto non avvenga mai più”.
Vendola convince, il Pd no. Partito dell’amore? Geniale
gennaio 27, 2010 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Intervista di David Allegranti pubblicata sul Corriere Fiorentino il 27 gennaio 2010
Sindaco Matteo Renzi, il trionfo di Vendola in Puglia, le dimissioni del sindaco Delbono a Bologna, la candidatura della radicale Bonino nel Lazio. Il partito a guida Bersani è tutto fuori che stabile. E’ questo il Pd-Pd che sognava?
«Il problema del Pd di oggi non è la vittoria di Vendola, casomai non aver capito che è tramontata l’ipotesi di primarie governate a tavolino dai maggiorenti romani. La vicenda Delbono è una vicenda personale con evidenti ricadute pubbliche, ma non mi pare sia collegabile a valutazioni della segretaria nazionale. Delbono ha fatto degli errori, ha sbagliato, ed ha avuto la dignità di prendere e lasciare il campo. Invece continuo a non capire che senso abbia candidare la Bonino nel Lazio senza chiederle di fare un passo indietro in Lombardia, dove capeggia la lista contro Filippo Penati. Il problema del Pd non è cambiare leader ogni 3 mesi, ma cambiare linguaggio una volta per sempre, altrimenti non andiamo da nessuna parte».
Su Facebook lei concorda con Vendola quando dice che c’è una terza via «tra la casta e il populismo». Che vuol dire?
«Che abbiamo bisogno di un gruppo dirigente con un linguaggio più capace di cogliere gli umori della nostra gente e di risvegliare le emozioni del nostro popolo. Vendola ha vinto perché ha saputo appassionare, gli equilibri di caminetto sulle coalizioni invece no. Sono stati migliaia i cattolici pugliesi che con convinzione hanno votato Vendola».
È solo un problema di narrazione della politica?
«Il racconto di quale partito vogliamo è senz’altro un tema che sta sullo sfondo. Ma più che di quale partito, di quale Italia vogliamo. C’è un pensiero di Silvio Berlusconi che è oggetto di pesante ironia da parte della classe dirigente del centrosinistra, che commette l’ennesimo errore di valutazione dell’uomo: è quando Berlusconi dice che il Pdl è il partito dell’amore.
Chi ha una minima memoria politica ricorda che questa espressione è stata utilizzata dalle pornostar Ilona Staller quando Pozzi, quando nel 1991 fondarono il Partito dell’amore. Nessuno si ricorda delle pornostar ma gli italiani colgono il tratto sociale e sociologico che Berlusconi propone: noi, dice lui, siamo quelli che vogliono bene all’Italia, non siamo tristi, non siamo arrabbiati col mondo, e implicitamente definisce la sinistra come quelli tristi, col muso lungo, che recriminano su ciò che non funziona piuttosto che proporre un’alternativa. Berlusconi non sta sdoganando i suoi comportamenti morali: dà il tratto sociologico di una diversità profonda tra la destra e la sinistra. Un’operazione geniale, e la sinistra che ironizza non capisce quanto male ci possa fare. Berlusconi, nelle mosse che sembrano essere quelle più banali, più di pancia, ha in realtà un profondo contenuto politico che noi ci sforziamo di non comprendere».
Quindi ha ragione Luca Ricolfi quando dice che la sinistra è antipatica?
«Ha ragione, anche nel momento in cui tu guardi in televisione delle facce che esprimono, perfino somaticamente, una sorta di profondo disgusto verso il popolo italiano. E sono di alcuni autorevoli parlamentari della sinistra cooptati da anni e abituati al rumore sordo delle stanze dei parlamenti ma forse non più delle piazze, visto che la sinistra non ha ancora iniziato una efficace campagna contro il Porcellum e questa legge elettorale infame che toglie le preferenze».
II presidente della Cei Angelo Bagnasco sogna «una generazione nuova di italiani e di cattolici che avvertono 1a responsabilità davanti a Dio decisiva per l’agire politico». Che vuol dire per lei essere un cattolico impegnato in politica?
«La storia di questo Paese dimostra che quando i politici cattolici hanno assunto un impegno civile lo hanno fatto da laici. Una errata interpretazione della laicità, un malinteso senso dell’impegno cattolico porta chi non ha sufficiente capacità laica a fare dei pasticci in politica. L’integralismo è un problema, l’impegno cattolico un’opportunità. Il ragionamento di Bagnasco è in continuità con quello di Ruini, rispetto al fatto che i politici cattolici possano essere chiamati a interpretare la propria vocazione nella costruzione di un progetto culturale per il Paese, giocando laicamente in prima persona».
Ma in quanto cattolico non dovrebbe essere d’accordo con il l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori quando dice, a proposito dei bando per giovani coppie, che «ci si aspetterebbe un aiuto e una promozione di politiche sociali a favore della famiglia fondata sul matrimonio, quella che la Costituzione tutela»?
«Primo: l’impegno politico dei cattolici non si risolve nell’affrontare le questioni etiche. Il politico cattolico fa sentire la sua voce secondo scienza e coscienza sulle questioni morali, ma si impegna anche sulla questioni sociali, culturali, economiche. Parte dei laicisti e delle gerarchie cattoliche paradossalmente convergono sul fatto che sia fondamentale la presenza dei cattolici soprattutto o solo quando si parla di questioni morali o etiche. Io rifiuto questa impostazione. Secondo: il vescovo ha titolo per portare la sua voce di leader sociale, spirituale e religioso importante come il pastore della chiesa cattolica di Firenze, e chi volesse ridurla al silenzio commetterebbe un errore atroce. Questo non vuol dire che bisogna essere sempre d’accordo con il vescovo. Terzo: nel merito penso che la famiglia vada riscoperta in modo laico e che quando si parla di under 35 è molto difficile immaginare che ci sia un provvedimento per la famiglia, perché può piacere o meno, ma sono rarissimi i casi di giovani che vivono un’esperienza di famiglia ed è molto più forte l’esperienza, varia, di convivenza. A queste forme di convivenza a vario titolo abbiamo cercato di dare una risposta con quel provvedimento, che difendiamo. L’orientamento sessuale non è il criterio per valutare se si dà una mano a due giovani per restare a Firenze anziché andare a Scandicci. Poi, condivido il fatto che dobbiamo fare degli interventi a favore della famiglia. Noi però abbiamo fatto un provvedimento che non è finalizzato alla famiglia, ma a persone che non ci pensano. Che esse pensino o meno alla famiglia è un fatto educativo, non amministrativo. Io fotografo una realtà dei fatti. Chi ha dei figli è comunque valorizzato anche nel bando, ma non è questo il tratto costitutivo dell’intervento dell’’amministrazione comunale sulla famiglia, che è anche sulle tariffe, sulle mense e così via».
Perché non si è sentito con l’ex assessore Barbara Cavandoli dopo le sue dimissioni?
«Perché non me le ha comunicate. Se mi avesse chiamato, ci avrei parlato. Che si dimetteva l’ho saputo dai giornalisti».
A proposito di politica vecchia e nuova. La Cavandoli per dimettersi le ha scritto una lettera con toni inusuali. Ci ha visto un modo diverso di far politica?
«Non faccio l’esegesi delle lettere di dimissioni».
Senta Renzi, ma non è che l’uomo solo al comando alla lunga può perdere colpi?
«E’ un tema caro ad alcuni editorialisti del Corriere Fiorentino. Sono pronto a fare un dibattito su questo. Il punto riguarda le modalità di esercizio del potere, in un momento nel quale la rappresentanza e la rappresentatività di determinate categorie e soggetti sociali protagonisti, come i partiti, è in crisi. Un sindaco che gioca la carta della concretezza del fare è evidente che esprime una modalità di guida differente rispetto agli stereotipi del passato. Aver detto ieri (lunedì, ndr) che questo è il primo cambio nella giunta ma non è l’ultimo, forse ha creato qualche turbamento fra gli assessori, ma conferma l’impostazione di una relazione profonda tra la città e l’amministrazione che non passa attraverso lo spezzettamento delle deleghe, ma attraverso il rapporto diretto con il sindaco; così come mi prendo io gli accidenti sui ritardi dell’Ataf, mi prendo anche la responsabilità di cambiare le deleghe se queste non mi sembrano coerenti con il disegno impostato. Ma non è vero che c’è un uomo solo al comando: c’è Renzi, ma anche Nardella e una giunta di persone molto giovani. È chiaro: c’è una figura forte di sindaco, è quella che i fiorentini hanno chiesto. La stessa cosa vale in Puglia per Vendola: si sono fidati più della relazione con la persona che non dell’organigramma dell’alleanza conclusa in un caminetto. Questa però non è una scelta del sindaco di Firenze, è una conseguenza di un complesso processo di trasformazione politica della rappresentanza, che qui ha visto una profonda novità. E che dovrà riguardare anche altri soggetti della vita cittadina. Quali? Lo scopriremo solo vivendo».
Renzi: è finita l’epoca in cui Roma dava la linea
gennaio 27, 2010 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Articolo tratto da La Stampa, di Fabio Martini
“Non sappiamo parlare più né alla pancia né al cuore”, sostiene Matteo Renzi, trentacinquenne sindaco (democratico) di una delle città pi famose al mondo, Firenze: «Davanti alla disfatta democratica di questi giorni e vedendo in tv i nostri dirigenti, mi è épparso ancora più chiaro che il problema non è tanto cambiare leader ogni tre mesi, ma cambiare una volta per sempre il nostro linguaggio. Siamo lontani, astratti, autoreferenziali, non parliamo alla pancia e neppure al cuore della gente».
Nella giovane vita del Pd, il primo a sfidare – e battere – la nomenclatura del partito è stato proprio lui, Matteo Renzi, che sette mesi fa è riuscito a diventare sindaco della sua città. E ora, davanti alla vittoria popolare di un altro outsider come Nichi Vendola, il sindaco rincara la dose: «Lo vogliamo capire che è finito il tempo nel quale la linea veniva imposta da Roma? Le Primarie non si possono fare a giorni alterni, si devono fare sempre. E si fanno senza indicare, da Roma, il preferito . Perché se tu infili la maglia rosa a Boccia e poi vince Vendola, allora nasce un problema».
Un anno fa la nomenclatura del Pd fiorentino non capì gli umori del popolo democratico e lei sbaragliò il campo. In Puglia si è determinato lo stesso abbaglio?
«I risultati sono talmente schaccianti che dimostrano proprio questo: anche lì non si è capito che il popolo democratico del Pd preferiva nettamente Vendola».
Craxi iniziò il suo declino quando in occasione di un referendum disse “tutti al mare” , non capendo che il Paese stava cambiando. D’Alema ha vissuto la medesima incomprensione?
«Sono periodi diversi, difficile fare parallellismi. Noi dobbiamo saper costruire un partito che sia una terza via tra il modello berlusconiano dell’uomo solo al comando e che decide per tutti e il partito centralista nel quale qualcuno a Roma dispone ciò che si deve fare nel Lazio, in Lombardia, in Puglia. I dirigenti del Pd non devono capire quali sono gli umori del loro popolo, devono ascoltarlo e farlo decidere».
Facile a dirsi…
«Le Primarie devono per davvero diventare un tratto costitutivo del Pd, perché sono l’unico strumento valido per vincere le crisi di rappresentanza e di rappresentatività di questa stagione politica e sociale».
Per statuto dovrebbero farsi sempre, ma non sempre vengono indette: perché?
«Di solito le Primarie si fanno quando c’è la ragionevole certezza che si può procedere in provetta, facendo prevalere il candidato portato dalla segreteria nazionale. Ma se vuoi le Primarie, non le puoi imbrigliare».
Qualcuno può dire che le Primarie spesso premiano personaggi tutti chiacchiere e distintivo come lei e Vendola…
«Se è per questo le Primarie hanno premiato anche Bersani. E comunque in questi primi mesi di mandato abbiamo messo la parola fine a questioni di cui si chiacchierava da anni: dalla pedonalizzazione del Duomo al centro sportivo della Fiorentina. Qui più che di fare chiacchiere mi accusano dell’eccesso di decisionismo. Ma è ciò che serve alla città».
I primi cento giorni di Bersani?
«Può dare giudizi solo chi si mette in gioco e io in questi mesi ho pensato dalla mattina alla sera soltanto a Firenze. Certo se dobbiamo cercare un senso a questa storia, facciamo fatica a trovarlo. Tre esempi: la vicenda Bonino, che corre con noi nel Lazio e contro di noi in Lombardia; la tarantella pugliese, lo spaesamento davanti al governo Berlusconi. Credo che siamo avvitati su noi stessi. Siamo chiusi nella nostra soap opera mentre fuori il nostro popolo si aspetta uno scatto di passione».
Firmata la nuova convenzione con la Fiorentina
gennaio 25, 2010 by Matteo Renzi · Commenti disabilitati
Il Comune di Firenze e la ACF Fiorentina S.p.a. rendono noto di avere sottoscritto in data odierna la nuova Convenzione per l’utilizzo dello Stadio “Artemio Franchi” e del pertinenziale complesso dei “Campini”. Le parti esprimono soddisfazione per l’accordo raggiunto, che contempera le rispettive esigenze, consente un utilizzo efficiente dello Stadio e permette alla Fiorentina, e ai suoi tifosi, di affrontare le sfide sportive nel luogo che li ha visti crescere, rispettando gli indirizzi del Consiglio Comunale.
Con la firma della nuova Convenzione potranno adesso partire quanto prima anche i lavori di realizzazione del mini centro sportivo dei “Campini”, che, a fronte di una durata di sei anni, rinnovabili, della Convenzione, sarà realizzato interamente da ACF Fiorentina S.p.a.
Risolto così nel migliore dei modi il tema del rinnovo della Convenzione, il Comune e ACF Fiorentina S.p.a. esprimono il comune auspicio di poter presto definire una soluzione positiva per la costruzione del nuovo Stadio e la realizzazione della “Cittadella Viola”.



















