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Riqualificazione della polizia penitenziaria

ottobre 30, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

La Provincia di Firenze è all’avanguardia nel rapporto tra istituzioni e strutture carcerarie con l’obiettivo ambizioso di trasformare la detenzione in un periodo di rieducazione effettiva. In questa prospettiva, ad esempio, sono stati organizzati dei corsi pilota all’interno delle strutture penitenziarie di Sollicciano e Mario Gozzini. L’iniziativa si è articolata in tre step: progetto On line, rivolto alla formazione informatica dei detenuti del carcere di Sollicciano; progetto Forno On line, per insegnare ai detenuti del carcere ‘Mario Gozzini’ l’arte del fare la pizza; progetto Aginform, per la riqualificazione professionale del personale di Polizia Penitenziaria che opera all’interno delle strutture carcerarie fiorentine.
Con questo tipo programma la Provincia di Firenze investe sulla professionalizzazione di categorie deboli e spesso emarginate, quali i carcerati, e sulle risorse umane che svolgono il delicato compito di lavorare a fianco dei detenuti. I tre progetti hanno coinvolto 60 partecipanti, di cui 30 detenuti e 30 agenti di Polizia Penitenziaria.
Ieri sono stato alla Casa Circondariale di Sollicciano dove si è tenuta la manifestazione conclusiva del progetto formativo Aginform che ha permesso la riqualificazione professionale di un gruppo di agenti della Polizia Penitenziaria attraverso un percorso formativo per la gestione dei detenuti rispetto alle nuove realtà multietniche presenti nelle strutture. Il corso ha previsto moduli di insegnamento su temi specifici quali comunicazione, psicologia e criminologia, psicologia della personalità e strumenti tecnologici per la gestione delle informazioni.
Ho ringraziato tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione del progetto . Come istituzione siamo vicini a chi indossa una divisa, il vostro lavoro è determinante per promuovere i valori della Costituzione.
Il progetto è nato dalla collaborazione tra: Uil, Cisl, Cgil; Corpo della Polizia Penitenziaria; direzioni degli Istituti penitenziari Sollicciano e Mario Gozzini; Provincia di Firenze e Agenzia Formativa AP Software Informatica.
La Provincia di Firenze aveva già dimostrato sensibilità al tema delle carceri e della popolazione carceraria con precedenti iniziative, quali, ad esempio, la creazione del brand “La Gabbia”, marchio di oggetti moda e design per il tempo libero. L’iniziativa era nata dalla collaborazione tra l’Amministrazione provinciale e i laboratori didattici della Casa Circondariale di Sollicciano-Firenze, oltre che di alcune importanti aziende del sistema moda dell’areafiorentina. Il marchio Lagabbia va nella direzione di veicolare sul mercato i valori positivi di libertà, voglia di ricominciare, oltre a tutte quelle emozioni che nascono all’interno dei laboratori moda della prigione.

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Il Festival dei Popoli a cavallo dell’attualità

ottobre 30, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Oltre 2500 documentari da tutto il mondo sono stati visionati dall’organizzazione del Festival dei Popoli per preparare la nuova e ricchissima 49esima edizione, firmata dal neodirettore Luciano Barisone, che si svolgerà dal 14 al 21 novembre in tre sale fiorentine: Odeon, Stensen e Spazio Uno. Il Festival rientra nell’ambito della seconda edizione della 50 giorni di cinema internazionale a Firenze, rassegna dei festival cinematografici fiorentini ideata e coordinata dalla Mediateca Toscana Film Commission.

Tra tutti i titoli pervenuti, ne sono stati scelti 163, tra cui 10 prime mondiali, 6 prime internazionali, 2 prime europee e 28 prime italiane. Sette le sezioni tematiche in cui saranno suddivisi: Concorso lungometraggi (17 film), Concorso cortometraggi (14 film), Stile libero (9 film), Eventi speciali (7 film), I volti del potere (14 film), Diagonale baltica (84 film), Filmmaker in focus: Claire Simon (18 film).

Numerose le novità introdotte in questa edizione, come dichiara Luciano Barisone: “Da sempre il Festival ha fondato la sua struttura sui contenuti e sul linguaggio dei film. Alla vigilia dei suoi cinquant’anni di attività, abbiamo cercato di dargli una forma che lo rendesse appetibile, non solo al pubblico fiorentino e italiano, ma anche al mercato internazionale. Oggi i festival documentari di livello mondiale non sono più di cinque o sei e, visto il crescente successo che questa forma di cinema incontra, era assolutamente necessario che il Festival dei Popoli ne facesse parte, segnalando Firenze e la Toscana come territori «sensibili» alle esigenze dei cineasti, dei produttori, dei compratori e dei venditori di cinema. Un tale aggiornamento è passato attraverso uno snellimento delle sezioni che lo compongono (una Selezione Ufficiale, una Retrospettiva, un Omaggio, una Sezione tematica, una Tavola Rotonda che faccia il punto della situazione), ma anche attraverso un incremento dei premi a disposizione, un deciso aumento della presenza degli ospiti e, per la prima volta in Italia, dei riconoscimenti che garantiscono la distribuzione dei film documentari nelle sale cinematografiche. Resta, per completare il percorso, l’apertura di uno spazio di mercato e un laboratorio che progetti il cinema a venire. Ma questo è l’impegno degli anni futuri”. In tal senso, pur mantenendo intatto l’obiettivo della manifestazione – trattare gli aspetti esistenziali e sociali dell’uomo – questa edizione propone un rilancio e un potenziamento delle sue strutture e delle sue attività. Forte di quarantotto anni di patrimonio culturale e arricchito dalla nuova esperienza, che lo ha visto sbarcare a New York, il Festival si prepara a intraprendere un nuovo percorso, segnato da incontri, dibattiti, workshop, omaggi e seminari, accanto alle sezioni competitive.

Il Concorso internazionale, diviso tra corti e lungometraggi, è composto da film che raccontano il volto e l’anima del mondo.
La sezione Stile libero raccoglie film che esplorano i limiti del documentario.
L’Omaggio a Claire Simon, prima personale integrale dedicata all’autrice francese, presenta il lavoro di una cineasta che pratica il documentario e la finzione con interessanti ed efficaci osmosi, strutturali e linguistiche.
La Diagonale Baltica, retrospettiva degli ultimi cinquant’anni di produzione documentaria di Estonia, Lettonia e Lituania, parte dall’idea di indagare l’evoluzione di questa forma di cinema da una rivoluzione tecnica e di linguaggio, quella del cinema diretto, ad un’altra, quella della tecnologia digitale, in un arco di tempo che corrisponde all’età del festival.
I volti del potere è la sezione tematica che, attraverso vari titoli della storia del cinema, analizza la rappresentazione filmica del potere (dai personaggi storici ai movimenti politici, dal potere delle idee a quello del denaro), interrogandosi sulla reale possibilità di filmarlo.
L’eredità di Nanook è una tavola rotonda che ragionerà sullo status del documentario contemporaneo.

Musica maestro!

ottobre 28, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Ieri abbiamo firmato un protocollo tra Comune, Provincia, Regione e Trenitalia per la riqualificazione delle aree ferroviarie fiorentina. Con la firma di questo accordo, si parte davvero per la costruzione del Parco della Musica a Firenze, il nuovo Teatro del Maggio Musicale. È un impegno che portiamo a compimento grazie alla disponibilità del governo precedente e soprattutto dei Ministri Rutelli e Chiti (giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare). Finalmente a Firenze un’opera pubblica si fa in tempi non biblici tra il momento della decisione e quello della partenza dei lavori. L’importante sarà evitare, adesso, che si perda tempo sui cantieri come accaduto per la tramvia. Perché il Parco della Musica è una straordinaria opportunità per il Maggio, per l’intera zona Leopolda-Cascine, per Firenze

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Vieni avanti creativo!

ottobre 28, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Il Festival della creatività, organizzato dalla Fondazione Sistema Toscana della Regione. La Provincia ha partecipato con diversi eventi e con lo stand per l’energia, per i centri dell’impiego, per la scrittura creativa: tutte iniziative molto importanti su cui avremo modo di tornare nelle prossime settimane. Ho ricevuto opinioni diverse su questo evento: gli entusiasti sostengono che il Festival ha dimostrato che c’è spazio per idee innovative in questo territorio e per sfruttare al meglio la vocazione della Fortezza. I critici dicono che Firenze merita una qualità della proposta culturale ancora più forte. Voi ci siete stati? Che ne dite?

Uguale a i’ Franchi!

ottobre 27, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Purtroppo non abbiamo ancora firmato il protocollo per lo stadio di Firenze. Ma abbiamo visto a Monaco un modello di stadio straordinario. Parlando col presidente del Bayern Rumenigge (l’ex campione dell’Inter) ci sono stati mostrati i numeri che consentono di fare di questo bellissimo impianto un investimento già redditizio: 160 spazi per le aziende, 6 milioni di euro di sponsorizzazione del nome, 2000 visite turistiche al giorno quando non ci sono gli allenamenti, comodità e qualità dell’accoglienza. Tutto fantastico e senza che il contribuente sborsi un solo euro, uno solo! Per dirla con questo striscione dei fiorentini: “Uguale a i’ Franchi!”. Ho fatto alcuni interventi sull’argomento. Ma senza entrare negli aspetti tecnici, c’è una cosa che non capisco: che c’abbiamo scritto in testa noi, per non essere capaci di fare certe infrastrutture? Siamo davvero peggiori degli altri? Io non ci credo. Penso, anzi, che si possa e si debba avere il coraggio di innovare, anche da noi. Un nuovo stadio, tra l’altro, consentirebbe non solo di valorizzare lo sport come l’Auditorium potrebbe fare con la musica, ma anche di liberare in tutti i sensi la zona del Campo di Marte. Solo che bisognerebbe evitare l’ipocrisia di chi finge di essere interessato solo in campagna elettorale, di tutti gli schieramenti. Lo stadio non serve ai tifosi della Fiorentina: serve alla città! Qualcuno non è d’accordo?

Monsignor Betori si presenta a Firenze

ottobre 27, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Dal nuovo arcivescovo di Firenze abbiamo ascoltato parole forti che invitano a guardare in alto e al tempo stesso alla concretezza. Ho commentato così l’omelia pronunciata in cattedrale durante la liturgia di insediamento, come pastore di Firenze, di monsignor Giuseppe Betori. Sono rimasto toccato dal riferimento che Betori ha fatto a un grande cristiano, don Divo Barsotti. Aveva sottolineato Betori che dalla sua testimonianza e da quella degli altri grandi cattolici del suo tempo – e avendo appena parlato di carità e di città degli uomini non possiamo non ricordare don Giulio Facibeni e Giorgio La Pira – abbiamo ancora molto da imparare.

Riporto l’articolo pubblicato sulla nazione.quotidiano.net/firenze

“La chiesa non potrà fare mancare alla città il proprio apporto di virtù, di preghiera e di santità di vita. E nessuno più, Dio lo voglia, sia scandalizzato”. Scandisce le parole con calma monsignor Giuseppe Betori, nuovo arcivescovo di Firenze. Non c’è bisogno di enfatizzare un concetto che suona chiarissimo dopo lo scandalo di Don Cantini, vissuto con dolore dal popolo cristiano fiorentino e soprattutto dalle vittime dell’ex parroco della Regina della Pace, violentate per anni nel corpo e nello spirito. Monsignor Betori è come se dicesse con forza mai più e chiedesse scusa “perché – lo ha ricordato nell’omelia in Santa Maria del Fiore – l’attenzione e la vigilanza di tutti si sono affievolite”, consentendo che simili ferite potessero venire inferte, chiamando adesso tutti “a risalire la china, in un percorso di purificazione che non ammette alibi”. Monsignor Betori ha ricevuto il Pastorale dalle mani del cardinale Ennio Antonelli ieri pomeriggio. La sua avventura fiorentina è iniziata ieri mattina con una sosta nella chiesa di San Giovanni all’Autostrada, dove è stato accolto dal vescovo ausiliare Claudio Maniago e dalle massime autorità cittadine, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici e quello di Campi, Adriano Chini, e il presidente della Provincia, Matteo Renzi. La seconda tappa è stata al Nuovo Meyer, dove monsignor Betori è stato accolto dal direttore generale Morello, e da Linda, tre anni e mezzo, una piccola ricoverata nel reparto di oncoematologia, che il presule ha visitato in forma privata. Nel successivo incontro con le famiglie il vescovo Giuseppe, come ha voluto presentarsi ai bambini, ha difeso la dignità della vita umana: “E’ inquietante – ha sottolineato – che nella società si possa arrivare a chiedersi se un neonato sia una persona o quale sia la qualità della vita degna di poter essere vissuta. Inquietante – ha ribadito l’arcivescovo – perché sembra debba esserci uno standard di qualità della vita oltre la quale, o sotto la quale non debba esserci accesso alla vita stessa e questa possa essere spenta”. Davanti ai bambini, alle loro famiglie, a medici e infermieri, monsignor Betori si è chiesto “chi stabilisce questa qualità? Noi non lo sappiamo. Forse il guru della pubblicità oppure il comitato centrale di un partito, oppure un addetto al marketing di un’industria che magari ci vuole tutti uguali”. Dopo il suo primo pasto fiorentino consumato con gli ultimi, gli immigrati e gli ex detenuti ospiti della Caritas (tortellini al ragù, pollo arrosto con insalata, macedonia e una tortina alla frutta per solennizzare la festa), l’arcivescovo si è raccolto in preghiera alla Santissima Annunziata, per “farsi fiorentino ai piedi della Vergine”. Poi ha raggiunto a piedi la cattedrale, dove lo attendevano in cinquemila per la solenne concelebrazione, presenti fra gli altri i cardinali Camillo Ruini, Silvano Piovanelli, Ennio Antonelli e il suo successore alla segreteria Cei, Mariano Crociata. Folto il parterre dei politici di maggioranza e opposizione, e altre personalità come il regista Franco Zeffirelli. Tra i presenti il ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi, il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, e il vicepresidente del Senato Vannino Chiti.

Nedo Fiano e Margherita Hack alla stazione delle idee

ottobre 22, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Sul palco della Stazione delle Idee è salito anche Nedo Fiano, ex deportato nei campi di sterminio nazisti, grande testimone delle stragi e delle atrocità che si consumarono nel lager. Con un incontro suggestivo e commovente, Nedo Fiano ha raccontato agli studenti fiorentini la propria storia, “il viaggio drammaticamente lacerante che visse a diciannove anni”. I ragazzi hanno ascoltato la testimonianza diretta nelle parole forti dell’ex deportato, che ha mostrato sul palco la casacca che indossò in quei “giorni infernali”, a righe bianche e nere, lacerata e consumata.
Penso che tutte le volte che Nedo torna con la memoria a quei giorni di atrocità è un grande dolore. Ma lui ha deciso di portare la sua drammatica testimonianza tra i giovani, un atto d’amore per diffondere la conoscenza.
Nedo ha detto stamani che anche se le tenebre di quel tempo sono ormai passate bisogna ancora essere vigili e credere che un uomo migliore e diverso possa esistere. Il ricordo aspetta tutti noi al varco del futuro, riproponendoci il passato; occorre conoscere, capire.
Gli studenti raccolti compostamente hanno ascoltato la testimonianza, carica di coinvolgimento, che ha simbolicamente ripercorso il viaggio di quel ragazzo diciannovenne che al momento della promulgazione delle leggi razziali viveva a Firenze. Arrestato da italiani il 6 febbraio del 1944, fu rinchiuso nel carcere di Firenze, da lì condotto al campo di Fossoli. Deportato ad Auschwitz il 16 maggio del 1944, matricola A 5405 e finalmente liberato a Buchenvald. Ha visto bruciare la madre, i compagni di cella morire, “sono sopravvissuto alla cremazione di un milione e trecento mila persone. Ho tra le narici l’odore di carne umana bruciata”. Alla fine la parola ai ragazzi: un solo, lungo applauso.

Un ‘ ora dopo sullo stesso palco è salita Margherita Hack che sostiene che si debba raccontare di scienza, per amarla, per capire i fenomeni fisici che incontriamo nella vita di tutti i giorni. Occorre iniziare a riflettere che la scienza è in ciò che ci circonda, solo così si sviluppa la curiosità e la conoscenza. Le materie scientifiche nelle nostre scuole sono troppo poco insegnate. Ci vorrebbero più laboratori, più strumenti a disposizione dei ragazzi, per appassionarli e coinvolgerli. L’incontro è stato occasione di confronto tra la scienziata e gli studenti delle scuole superiori fiorentine: La ricerca si fa per puro desiderio di conoscenza, senza arrendersi davanti ai fallimenti. Piuttosto, sostenendo la valenza pedagogica dell’errore per andare avanti. Ma c’è un impedimento ed arriva dai governi che continuano a riempirsi la bocca con la parola ‘innovazione’ e poi tagliano i fondi alla stessa ricerca. Siamo al disastro.
Margherita Hack ha anche ribadito l’importanza dello sport per affrontare la vita in modo equilibrato: “Io ho 86 anni e fino a cinque anni fa andavo a correre. Anche il mio lavoro lo vivo sportivamente, tentando (senza doping) di battere i record. Ho affrontato la ricerca come una gara. E intendo vincerla”.

La vera disabilità è quella affettiva

ottobre 20, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Mercoledì si è tenuta la Giornata Nazionale dei ragazzi affetti da sindrome di Down. Negli anni del mio mandato, la Provincia ha preso molto a cuore questo tema, cercando di dare un sostegno vero a diverse iniziative. Potrei citare molti esempi. Dall’ingresso di due ragazze down nella Polizia Provinciale ( qui la foto ) alle iniziative con i bravissimi ragazzi de Il Sipario ( qui il testo , qui la foto ). Dalla squadra di calcio di Matrix ( qui l’accordo ; qui in campo insieme ) al protocollo di Basket (vi ricordate? Ecco qui ). Fino alle iniziative con Trisomia 21 al cui convegno ( qui la foto ) ho partecipato mercoledì scorso in Palazzo Vecchio.
Ne avevamo già parlato nell’enews 219. Se ci torno sopra è per dire che dando una mano a loro, sia chiaro, ci diamo una mano. Perché come dice giustamente il mio amico Fabio “la vera disabilità del nostro tempo è la disabilità affettiva” : non riuscire più a voler bene e a volerci bene. Si parla spesso delle loro disabilità. Ma dovremmo interrogarci di più sulla nostra disabilità, perchè questa è la sfida da vincere, oggi. Penso che un’Istituzione non possa fare molto in questa partita: ma quel poco che può fare è giusto farlo di corsaMercoledì si è tenuta la Giornata Nazionale dei ragazzi affetti da sindrome di Down. Negli anni del mio mandato, la Provincia ha preso molto a cuore questo tema, cercando di dare un sostegno vero a diverse iniziative. Potrei citare molti esempi. Dall’ingresso di due ragazze down nella Polizia Provinciale, alle iniziative con i bravissimi ragazzi de Il Sipario. Dalla squadra di calcio di Matrix, al protocollo di Basket. Fino alle iniziative con Trisomia 21 al cui convegno ho partecipato mercoledì scorso in Palazzo Vecchio.
Ne avevamo già parlato nell’enews 219. Se ci torno sopra è per dire che dando una mano a loro, sia chiaro, ci diamo una mano. Perché come dice giustamente il mio amico Fabio “la vera disabilità del nostro tempo è la disabilità affettiva”: non riuscire più a voler bene e a volerci bene. Si parla spesso delle loro disabilità. Ma dovremmo interrogarci di più sulla nostra disabilità, perchè questa è la sfida da vincere, oggi. Penso che un’Istituzione non possa fare molto in questa partita: ma quel poco che può fare è giusto farlo di corsa. Voi che dite?

Tramvia

ottobre 20, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Viene riportata oggi una polemica nei miei confronti per aver detto per aver detto la seguente frase: “Sulla tramvia bisognerebbe rallentare la discussione e accelerare i cantieri”. Ma la tramvia passerà da Piazza Duomo? “E’ l’ultimo dei nostri problemi. Oggi il problema principale è finire i cantieri su cui ci sono troppi ritardi. E poi concentrarci sulla verifica dell’attendibilità dei piani economici per i prossimi anni”.
Il modo col quale l’edizione fiorentina di questo giornale tratteggia la mia posizione è sinceramente divertente: Renzi non parla di tramvia. Matteo il decisionista non decide.
Ho molti difetti, ma proprio quello di essere non deciso mi fa sorridere. Specie se viene dagli stessi che mi hanno accusato di un eccesso di decisionismo sul tema del termovalorizzatore. Allora, un giorno sì e l’altro pure, si amplificavano le paure dei comitati. E io ero criticato perché ero rimasto tra i non moltissimi fermo a dire “Abbiamo deciso di decidere, indietro non si torna”. Spero che prima o poi si riconosca che se non avessimo tenuto duro allora, Firenze sarebbe diventata una nuova Campania.
In ogni caso ripeto quello che dico da diverse settimane, per non dire mesi.
I. Il problema della tramvia a partire dalla linea 1 non è farla. Ma il non averla ancora fatta. Se ne discute da anni e ancora non si vedono i tram. I lavori sono in ritardo per i motivi più vari. E io non ho ruolo e conoscenze per attribuire responsabilità a qualcuno.. Non giudico astrattamente, ma offro concretamente l’esperienza della Firenze Pisa Livorno che ha terminato i cantieri nel tratto fiorentino in anticipo perché siamo andati a lavorarci anche di notte (qui il video).
II. Il problema di Piazza Duomo è un falso problema. Oggi ci passano 1.600 autobus al giorno. Vi sembra normale? A me no. E non a caso – concretamente – abbiamo proposto di riorganizzare le linee riducendo il passaggio dal Duomo. In tante città la tramvia passa vicino al Duomo e non è un problema. Al momento il passaggio è previsto. Se c’è una soluzione alternativa, altrettanto valida (e può saperlo solo chi ha i progetti in mano. Io no. Almeno fino al giugno 2009, poi dipende…) perché no? Ma diciamoci la verità questo è l’ultimo dei nostri problemi….. perché solo a Firenze siamo specializzati a guardare il dito e non la luna? L’arrivo della tramvia – previsto dalle amministrazioni Morales, Primicerio e Domenici e finanziato dai Governi Berlusconi e Prodi – va gestito con intelligenza e concretezza.
Non credo che il passaggio della tramvia dal Duomo sia una sciagura, come sostiene qualcuno. Non credo proprio. Ma pensare che l’attraversamento di piazza San Giovanni sia la coperta di Linus del Partito Democratico, il totem intoccabile attorno al quale organizzare la campagna elettorale, mi fa sorridere.

La stazione delle idee, il treno dei pensieri…

ottobre 20, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Ieri abbiamo aperto la seconda edizione de “La Stazione delle Idee”, una manifestazione rivolta alle scuole superiori fiorentine. L’idea di fondo è molto semplice: la Provincia deve curare l’edilizia delle scuole superiori. Già questo è un bel problema, visto che siamo passati da 28.500 a 39.100 ragazzi nel giro di quattro anni. E che nello stesso periodo i Governi nazionali hanno smesso di finanziare la legge sull’edilizia scolastica, mentre noi abbiamo deciso di tagliare le tasse e quindi abbiamo meno margini in bilancio. Ciò nonostante la voce Scuola nel bilancio provinciale è cresciuta in modo esponenziale, perché ha poco senso parlare di futuro e non investire nelle scuole.
Organizziamo un meeting annuale, allora, per raccontare i nostri progetti in questo settore. Ma anche per offrire ai ragazzi occasioni di approfondimento, di confronto, di arricchimento personale e comunitario. Alla Stazione Leopolda, dunque, parte il treno delle idee, dei sogni, delle speranze dei nostri ragazzi. Parlando di occupazioni & company, la scorsa settimana ho citato la lettera di quella ragazza che chiedeva di essere presa sul serio. Io penso che se vogliamo prenderli sul serio, davvero, dobbiamo sfidarne l’intelligenza e la passione. E anche le proposte. Non serve lisciare loro il pelo, andando nelle scuole a dar loro ragione, ma occorre secondo me essere capaci di confrontarsi, provocando una reazione positiva ed educando a una cittadinanza attiva e responsabile. Dire loro che possono essere fino in fondo cittadini e non semplicemente utenti.
Alla Stazione Leopolda si alternano in queste ore associazioni fiorentine e testimonial, scrittori e professori universitari per alimentare un vero e proprio festival delle idee. Ieri abbiamo presentato, tra l’altro, i dati di una ricerca condotta dal professor Mannheimer (clicca qui) che fotografa le ansie e le potenzialità di questa generazione. E abbiamo dato vita a un confronto in cui gli studenti hanno scelto tra Laura di Petrarca e Beatrice di Dante (purtroppo… ha vinto Laura) o a un’interrogazione di un ex studente del Duca d’Aosta come Carlo Conti. La console degli Stati Uniti ha spiegato in inglese ai ragazzi come funzioneranno le elezioni americane e come possono vivere un’esperienza di studio oltre Oceano mentre la scrittrice Helga Schneider ha parlato a una platea commossa di pace e rifiuto della guerra. Trovate sul programma tutti gli incontri.
Continuo a credere in questa generazione. Spero che questi ragazzi siano in grado di ragionare con la loro testa. Di protestare e criticare se vogliono. Ma in grado soprattutto di proporre e costruire, come ha detto quel signore che risponde al nome di Giorgio Napolitano e che non mi pare un pericoloso reazionario.
Dalla Stazione Leopolda, che è la Stazione delle Idee non delle Ideologie, però, quest’anno parte anche un treno di pensieri confusi sul futuro. La credibilità di questi ragazzi non starà nel numero di giorni delle okkupazioni. Anzi. Più andranno avanti senza una logica e più perderanno forza. Mi permetto di dire che la loro credibilità starà nel fatto di riuscire, o meno, a costringere la politica a fare della scuola e dell’università il tema fondamentale. Negli ultimi anni della scuola e dell’università ci si è occupati poco e male. Anche stavolta se c’è una cosa da contestare alla Gelmini non penso proprio sia il voto in condotta o il grembiule, ma l’idea che nella premessa alla legge si dica con chiarezza che l’obiettivo è semplicemente tagliare i costi. Per carità: vogliamo spendere meno? Spendiamo meno! Spendiamo meglio. Il Governo dovrebbe smettere di enunciare questo obiettivo e iniziare concretamente a realizzarlo. Ma le riforme nella scuola si fanno perché si ha una suggestione da offrire per il futuro, non perché Tremonti ci chiede di rientrare. Quale visione dell’istruzione offriamo – in tempi come i nostri in cui assistiamo a una vera e propria emergenza educativa – a noi stessi e ai nostri ragazzi? Questo dovrebbero dire i politici, di destra o di sinistra. E questo dovrebbero pretendere i giovani.
Sto ricevendo un sacco di lettere ed email dei ragazzi. È un aspetto bello del mestiere che faccio: avere tante persone che ti parlano e che sei chiamato ad ascoltare. Le lettere, lo dico subito, sono molto diverse tra loro. Qualcuno è tra gli okkupanti. Qualcuno è imbelvito con gli okkupanti. Qualcuno è perplesso. Qualcuno mi fa pensare. Date un occhio ad alcune di queste lettere sul Caro Matteo. Ma partite da questa giovane ricercatrice, qui. È una lettera che mi ha colpito, ve lo confesso.
A prescindere dalle polemiche di questi giorni: saremo in grado di offrire a una giovane donna che vuole fare ricerca la possibilità non solo e non tanto di avere uno stipendio, ma soprattutto di non rinunciare alla maternità per il lavoro che vuole fare?
Riusciremo mai a costruire un Paese che fa una polemica ideologica in meno e dà un’occasione concreta in più a questa ragazza?

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