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Rignano e la rottura del Ponte Mediceo

giugno 29, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

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Le Istituzioni hanno il dovere di essere credibili. Ed è quello che stiamo cercando di fare in vari settori, come Amministrazione provinciale. Non solo il termovalorizzatore o le politiche energetiche, la Firenze Pisa Livorno o i centri per l’impiego, l’agricoltura o le politiche scolastiche. È proprio una regola di condotta che ci siamo dati dal primo giorno: su tutto esigiamo con noi stessi e da noi stessi la massima serietà.
Capirete, allora, che la vicenda del ponte di Rignano mi manda letteralmente in bestia. Conosco la vicenda anche per fatti personali. È il ponte che separa il luogo dove vivevo con la mia famiglia dalla casa dei miei nonni. L’avrò attraversato centinaia di volte. Per un periodo l’ho trovato chiuso alle macchine e più spesso a senso unico alternato con un semaforo. Lavori, lavori, lavori. Poi, nel 2001, la Provincia ha finito l’opera. Un senso di sollievo si è diffuso tra i cittadini: dopo decenni di peripezie, finalmente si mette la parola fine a questa vicenda. 
L’altra mattina, la devastante sorpresa. Il ponte non regge. Pare che ci siano problemi strutturali e questa settimana sarà quella decisiva per capire che cosa potrebbe accadere ad una struttura che dopo appena sette anni già sembra irrimediabilmente in crisi. 
In questo momento ho una preoccupazione su tutte: assicurare alla gente di quel posto, soprattutto di San Clemente, un diritto alla vivibilità che oggi è oggettivamente compromesso, specie per i più anziani, per le signore che non hanno la macchina, per chi deve andare in farmacia o alla posta, al cimitero come in banca. È un atto di rispetto dovuto per una popolazione che ha già subito sin troppo le conseguenze di questa vicenda kafkiana. Ma vi devo confessare che ho una terribile voglia di fare chiarezza sulle responsabilità. Non è possibile che chi sbaglia un’opera pubblica alla fine la passi liscia. Perseguiremo i responsabili in tutte le sedi. Perché è l’ora di finirla con un buonismo per cui uno sbaglia le misure di una strada o i calcoli di un ponte o costruisce male e pagano sempre i cittadini. A Rignano stiamo ancora pagando per una circonvallazione concepita in modo folle. Vicende analoghe sono accadute in varie parti della Provincia, a cominciare dall’Impruneta. Della Firenze Pisa Livorno nata male e cresciuta peggio, ho già detto più volte sino ad esaurire la vostra pazienza. Diciamolo con franchezza: in questi quattro anni abbiamo recuperato troppe vicende imbarazzanti. Per carità: nell’amministrare, come in tutte le altre cose, si può sbagliare. E può darsi che chi verrà dopo di noi avrà da rimediare a qualche strafalcione nostro. Nessuno è perfetto. Ma chi sbaglia deve pagare, io per primo. 
Un ponte che crolla dopo sette anni, no. Non l’accetto. È fuori dalla umana logica, dal rispetto per le risorse pubbliche. Chi ha sbagliato – chiunque esso sia – stavolta pagherà fino all’ultima lira. Solo così potremo (provare a) recuperare quella credibilità delle istituzioni che questa vicenda ha così duramente minato.

Serve l’analisi del vuoto. Non del voto

giugno 28, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Intervista tratta da Il Riformista di venerdì 27 giugno 2008

«Il Pd è allo sbando. A mettere in fila le notizie dell’ultima settimana penso si possa parlare di impazzimento collettivo. Il rinnovamento generazionale non è la priorità».
Matteo Renzi, trentatreenne presidente della Provincia di Firenze, è critico sul Pd. La competition tra i quarantenni, dice, è un falso problema. Il Pd, prima di tutto, deve parlare al paese.
Scusi Renzi, perché parla di impazzimento?
«Basta mettere in fila le notizie di martedì in cui si sono riunite quasi tutte le correnti del Pd, gli
amici di quello, gli amici di quell’altro. Sia chiaro: io stimo Veltroni, mi affascina l’intelligenza di D’Alema e stimo anche Rutelli. Ma qualche problema c’è… Pare che i dirigenti del Pd giochino al fantacalcio. Ma non voglio dire “tutto sbagliato, tutto da rifare”».

 
Però?
«Però non è possibile che i giornali si preoccupino di dove va Sara Zampa. Per carità, sarà una bravissima persona: ma che gliene frega al paese se l’ex capoufficio stampa di Prodi, dopo essere stata nominata parlamentare, va da uno o dall’altro».
Non mi dica che è colpa dei giornali.
«Il punto è il rapporto tra il Pd e il paese. Non va, sin dal governo Prodi. Per non parlare delle liste, e così via».
Vale anche per Veltroni?
«In campagna elettorale è andato bene. Ora tutti fanno l’analisi del voto. A Firenze l’abbiamo fatta a livello comunale, provinciale… Sono mesi che ci occupiamo solo dell’analisi del voto. Ma qualcuno fa l’analisi del vuoto? Per il resto, c’è silenzio su tutto».
Un esempio?
«Nel paese c’è un crescente impoverimento del ceto medio, che a livello di status si sente sempre meno “medio”. E che fa il Pd? Parla di tesoretto. Ora Tremonti vara la Robin tax e dice che fa pagare i petrolieri. Lui parla al paese. Bersani, invece, gli risponde “sei demagogico” e parla alle agenzie di stampa».
Questo è il vuoto?
«E un vuoto di idee, non capiamo i bisogni della gente. Me ne sono accorto parlando, ad esempio con gli anziani. Una volta ti dicevano che la loro preoccupazione principale era la salute. Ora ti dicono che sono i soldi».
Anche Veltroni dice «change», cambiamento.
«Non basta dirlo. Abbiamo sempre l’atteggiamento di quelli che vogliono cambiare gli altri, tranne poi accorgerci che gli altri hanno cambiato il governo. Dobbiamo cambiare noi. Basta con l’approccio sociologico alla politica. Occorre fare un partito vero. Per capire il paese si parte da lì. Se fossimo stati un partito avremmo capito subito che Tremonti e Brunetta parlano agli italiani più di noi».
Per ora ci sono le correnti.
«Più che correnti sono spifferi. Ben vengano se producono una battaglia di idee. Ma invece si premia la fedeltà ai leader, si va avanti per cooptazione. Sono quindici anni che ci si divide tra D’Alema e Veltroni».
A proposito di rinnovamento e quarantenni. Loro, a quarant’anni, “uccisero il padre”. Che si chiamava Pci… E voi?
«È vero, la colpa del mancato rinnovamento è nostra. I giovani, oggi, si fanno cooptare. Non c’è passione, non c’è entusiasmo tra i giovani. Almeno io non lo vedo. E ammazzare il padre è una cosa seria. Mentre in molti si limitano ad aspettare il proprio turno. Siamo un unicum. Basta vedere i quarantenni nel mondo: Obama, Miliband. Uno ha archiviato il clintonismo, l’altro ha preso le distanze da Brown. Noi, invece, quanto a rinnovamento ce la battiamo con il partito socialista francese. Mi sono consolato solo leggendo l’ultimo libro di Jospin».
Cuperlo o Zingaretti?
«Non possiamo mica smettere con il dualismo D’Alema Veltroni e iniziare con quello tra Cuperlo e Zingaretti. E come passare dal fantacalcio al fantabiliardino. Fuor di battute è una discussione sbagliata sui tempi, avulsa dal contesto. E, tra l’altro, viziata dagli stessi schemi usati per giudicare il passato. Se si ragiona così, è ovvio che uno si iscrive a Red. Lo dico con simpatia. Non c’è da scandalizzarsi».
E il rcambioio generazionale?
«Prima va cambiato il modo di concepire il Pd. Siamo fuori dai pensieri e dai bisogni degli italiani di oggi.Il punto non è generazionale, è politico. Il mondo giovanile, ad esempio, è diverso da quello che ci raccontiamo. Tra me e un diciottenne c’è più distanza che tra me e mio nonno. Se cominciamo a capire il mondo, il gioco del rinnovamento si fa interessante. E solo il contatto con la società che consente il rimescolamento, il rinnovamento appunto».
Sbaglio, o non ha fiducia nei vari Cuperlo e Zingaretti del suo partito?
«E’ vero, non vedo molto entusiasmo nella generazione che sta in mezzo. Sono quindici anni che aspettano, non si capisce che cosa. Come dice Baricco “Cosa stiamo aspettando? Che sia troppo tardi, madame”».
Quindi il ricambio si sposta dai figli ai nipoti?
«Ci aspetta una traversata nel deserto. Facciamola».

Al via la 74° edizione di Pitti Immagine Uomo

giugno 25, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

 

Ha preso il via mercoledì la 74° edizione di Pitti immagine Uomo, alla Fortezza da Basso  di Firenze. Un evento importantissimo per il nostro territorio e la nostra economia, che ogni anno richiama migliaia di stilisti, operatori del settore e acquirenti.
Su una superficie di 59000 metri quadrati esporranno 734 aziende con circa 911 marchi in totale di cui 302 saranno esteri. Pitti è la vetrina mondiale delle anteprime di abbigliamento e accessori primavera/estate 2009. 
I buyer nell’ultima edizione estiva sono stati 21.219 dei quali quasi 8.500 esteri. I mercati principali su cui il “Made in Italy” ha maggior succeso sono: Germania, Giappone, Spagna, Gran Bretagna, Olanda, Turchia, Francia, Corea, Grecia, Stati Uniti e Russia.

LE NOVITA’ DI QUESTA EDIZIONE
Tra i marchi che a questa edizione verranno a presentare le loro anteprime in Fortezza segnaliamo: PUMA by Mihara Yasuhiro & dress for PLAYSTATION®3 (preview in esclusiva mondiale di un nuovo fashion software sviluppato da Sony), Italia Independent (lancio della nuova collezione e del shoe project del brand capitanato da Lapo Elkann), Dirk Bikkembergs (presentazione del nuovo progetto esclusivo), Sundek (una mostra-retrospettiva dedicata al mondo del surf e un party), Adidas in collaborazione con Porsche, e Lee (un grande evento per celebrare il brand). 
E hanno scelto Firenze e i giorni di Pitti Uomo per loro presentazioni anche Hugo Boss con la BOSS Orange Women’s and Men’s Spring/Summer Collection 2009, e Ballantyne con l’inaugurazione della nuova boutique e un evento speciale realizzato in collaborazione con Pitti Immagine.

NOMI NUOVIE RIENTRI 
Tra i nuovi ingressi e i rientri segnaliamo:_ Austria: c.r.a.f.t._ Belgio: Bikkembergs Sport, Essentiel Men_ Brasile: Amazonlife_ Croazia: Startas_ Danimarca: Pa:Nuu_ Finlandia: Ulmanen_ Francia: J. Fenestrier, Melinda Gloss, Perry de la Rosa, Quinze Serge Blanco_ Germania: Doris Hartwich, Marc O’Polo, Porsche Design Sport, PUMA by Mihara Yasuhiro & dress for PLAYSTATION®3_ Gran Bretagna: Hart_ Italia: 2357, Alberto Fasciani, Bruno Magli, Campanile, D*Face, Dude & Dudette, Ketch, Julipet, HTC Accessories, Limelight Luxury, Madson Discount, Pineider, Quatha, Santafe, Serapian Milano, Siviglia, Suomi Sport Wear, Valstarino_ Olanda: Cold Method, Cruyff Classics_ Spagna: Castaňer_ Stati Uniti: Fidelity, La Eleven11, Lee Jeans, Luke Satoru, Maui and Sons Original 80, Nixon, Sundek, Tom’s _ Svezia: Nikolaj d’Etoiles _ Svizzera:  Philipp Plein    

ROOMS INFINITY, NUOVO CONCEPT PER LE LUXURY COLLECTIONS 
Rooms n.8, la versione più sofisticata del luxury design contemporaneo, è di casa al groundfloor del Palazzo degli Affari, nel giardino di Villa Vittoria. Collezioni avant-garde, preziose e anticonvenzionali, si raccontano nell’originale percorso Rooms Infinity, un ideale “museo della memoria futura” dedicato dall’art director Sergio Colantuoni alla riscoperta di nuove interpretazioni del concetto di lusso.

AL LYCEUM, I GIOVANI TALENTI DI NEW BEAT(S) E WELCOME TO MY HOUSE
Decima edizione per New Beat(s), l’area che Pitti Uomo riserva ai debutti dei giovani talenti. Trasformate dal nuovo layout a cura di Ilaria Marelli in una corte mediterranea decorata da azulejos, le stanze del Lyceum mettono in scena le proposte fashion di giovani marchi provenienti da tutto il mondo: dalla Russia al Giappone, dal Belgio alla Finlandia. 
Progetto espositivo dedicato alla moda influenzata dalla street culture, Welcome to my house ospita una selezione di giovani ma già piuttosto conosciuti brand che incentrano la loro ricerca sullo stile della strada. Sempre il Lyc

Nuovo Asilo Nido aziendale

giugno 19, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

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Ieri, l’Asilo d’infanzia che la Provincia di Firenze ha fatto costruire all’interno di Palazzo Medici ha osptitato i primi bambini. La nuova struttura ha una ricettività di 20 bambini di età compresa fra i 18 e i 36 mesi. Il 30% dei posti è riservato ai bambini del Quartiere 1, il resto sarà disponibile per i figli dei dipendenti dell’Ente provinciale.
Un asilo nido dentro la casa dei Medici è una ‘provocazione’ positiva, che vuol sottolineare il valore di una grande sfida: coniugare maternità e lavoro.
L’istituzione dell’asilo nido rientra a pieno titolo nella linea di azione della Regione e degli Enti locali della Toscana, che fin dagli anni Settanta si sono impegnati costantemente nella promozione di servizi educativi idonei per l’infanzia.
L’asilo nido che abbiamo realizzato nel Palazzo che fu la prima casa dei Medici vuol essere anche un segnale nei confronti dalla famiglia e in particolare rivolto alle donne che lavorano. Sappiamo da ricerche compiute anche su iniziativa della Provincia di Firenze che tra le cause principali di abbandono del lavoro da parte delle donne dopo la maternità vi è proprio la difficoltà di accedere agli asili nido.
Il Nido d’Infanzia della Provincia di Firenze è situato nel cortile interno posto sul retro del Palazzo Pinucci, che fa parte del più vasto complesso monumentale di Palazzo Medici Riccardi-Servadio-Pinucci. I locali destinati ad ospitare i bambini sono posizionati al piano terreno e si affacciano sul cortile interno con il quale sono in diretto collegamento. L’accesso alla struttura avviene dal civico n. 9 di via Cavour, attraverso una galleria pedonale interna.
L’Asilo d’Infanzia ha una capacità ricettiva prevista di 20 bambini (di età compresa fra i 18 mesi ed i 3 anni) e di 4 educatori. Gli spazi interni sono dislocati su una superficie utile di circa mq 224,00 che comprende: un locale multifunzione destinato alle attività di gioco-pranzo-riposo, due vani per accoglienza e attesa genitori, uno spazio per l’attività motoria, un piccolo spogliatoio per i bambini, un locale per lo sporzionamento dei pasti, un servizio igienico per bambini, uno spogliatoio per educatori, due servizi igienici per adulti conformi alle vigenti normative in materia di superamento delle barriere architettoniche, un vano ripostiglio e locali tecnici.
Gli spazi esterni occupano una superficie utile di circa mq 165,00. L’area giochi è delimitata e separata da funzioni limitrofe mediante recinzione in pannelli grigliati in legno completi di fioriere con vegetazione non tossica, protetta con un tappeto antitrauma in piastrelle ad incastro costituite da impasto atossico di granuli di gomma. L’area è coperta con una tensostruttura rimovibile in tessuto impermeabile e lavabile per il riparo dal sole o dagli agenti atmosferici. Nell’area giochi è situata anche una torretta attrezzata corridoio a pergola di accesso ai vani interni, dotata di illuminazione anche con funzione segnapasso e coperta con tessuto rimovibile impermeabile e lavabile.
Tutti gli elementi della recinzione e della pergola, ovvero montanti, traversi, pannelli, fioriere, ecc., hanno spigoli smussati e sono impregnati a pressione in autoclave con sali minerali atossici.
A margine dello spazio giochi esterno sono presenti due antichi manufatti in pietra, ovvero un’edicola ed una fontana a spugne con giochi d’acqua. E’ presente inoltre una piccola aiuola ad uso orto. L’illuminazione artificiale è garantita da proiettori su palo dotati di ampi diffusori per luce indiretta comandati da sensore giorno/notte.

- Alcune caratteristiche tecniche della struttura:
Isolamento termico a pavimento, coloriture a calce in tonalità tenui, verniciature all’acqua, infissi in legno, pavimentazioni antiscivolo e rivestimenti in monocottura, pavimenti in legno, lucernari a tetto apribili con telecomando elettrico e dotati di sensore per la chiusura automatica in caso di pioggia, sistema di trasporto della luce naturale entro spazi interni mediante lucernari tubolari e diffusori ottici completi di apparecchiature elettriche per la regolazione della quantità di luce naturale da introdurre, paraspigoli per la protezione dagli urti sugli angoli.
Impianto elettrico, di illuminazione artificiale mediante apparecchi a sospensione con intensità di luce regolabile, telefonico, videocitofonico, riscaldamento e condizionamento a fancoil, ricambio aria, idrosanitario e fognario.

Europa: qualificazione, gruppo o popolo?

giugno 18, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Europa: qualificazione, gruppo o popolo?L’Europa è un problema, per tanti motivi. Lo è per l’Italia che tra qualche ora scende in campo contro i francesi rischiando l’eliminazione al primo turno (e dire che Mutu si è pure fatto parare un rigore da Buffon. Meglio che sia successo in Svizzera che non in campionato, sinceramente…). Lo è per il PD, che oggi discute animatamente di dove devono sedere i parlamentari nel 2009 (uno di quei temi affascinanti, che toccano nel profondo le corde della sensibilità umana. Dubbi amletici, proprio: vi immaginate che dramma esistenziale deve essere per un povero parlamentare europeo domandarsi inquieto “sto nell’Alde con Pannella o nel Pse con Pittella?”). Lo è per gli irlandesi, che hanno allegramente bocciato il trattato dell’Unione col 53%, dando un altro duro colpo ai processi di integrazione che si presumevano in atto. Lasciano pensare tante cose. L’Irlanda cresce a ritmi fantastici e poi non amare quel Paese è impossibile: da Kennedy agli U2 quel popolo esporta un sacco di bella roba, non necessariamente liquida. Eppure non vogliono l’Europa, o forse non vogliono questa Europa. Io comunque sto col Presidente Napolitano: chi non vuole le regole del gioco esca….
Sono fastidiose le conseguenze del fallimenteo referendario, a partire dal fatto che abbiamo dovuto sorbirci almeno un paio di interviste a testa a Pera e Calderoli…
Però, se mi posso permettere, l’Europa è un problema grande, grande, grande. Non ci basta una qualificazione, ovviamente. Non ci basta neanche un gruppo unitario al Parlamento europeo. E forse non serve nemmeno vincere i referendum nei singoli Paesi (anche se sinceramente vincerne almeno uno ogni tanto non sarebbe una cattiva idea dopo i recenti tonfi). Quello che ci serve è un popolo europeo. E ci serve perché ci manca terribilmente un popolo europeo. Come possiamo costruire una nuova Europa se non rafforziamo una comune radice, un comune futuro, una comune appartenenza? Come possiamo costruire una nuova Europa se le nostre discussioni sono tecniche o burocratiche (il fondo sociale va così o va cosà? Mi iscrivo a questo gruppo o a quell’altro?) ma perdiamo di vista la necessità tipica del mondo globalizzato di valorizzare l’appartenenza a un popolo? Appartenenza a un popolo che – mi perdonerete – è qualcosa di diverso e di migliore del semplice mettere insieme la gente. 
Il mio amico Marco Mairaghi mi prende simpaticamente in giro perché dice che nelle enews accosto grandi personaggi ad esempi stravaganti. Chissà cosa penserà adesso che sto per citare Hannah Arendt, dopo aver parlato di Mutu e Calderoli. Eppure proprio la Arendt scrive parole bellissime sul bisogno di essere popolo: “Le forze di un singolo individuo possono bastare a costruirsi una carriera, ma non a soddisfare il bisogno elementare di vivere un’esistenza umana. Solo nell’ambito di un popolo l’individuo può vivere come un uomo fra gli uomini senza rischiare di morire per mancanza di forze.”
Speriamo che l’Italia si qualifichi anche se è dura. Speriamo che il Partito Democratico risolva questa grana del PSE anche se è dura. Speriamo che Pera e Calderoli inizino a dire cose intelligenti anche se è durissima. Ma speriamo soprattutto che la generazione dell’Erasmus, dell’Euro, dell’Email, dell’Easy jet si scopra capace di costruire infatti un popolo. La quinta E che manca è quella di Europa

Addio Provincia addio!

giugno 17, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

La giornata inizia con la telefonata di un amico. “Matteo, ma sei totalmente rimbambito? Il Governo abolisce la Provincia di Firenze con un blitz e tu dici che sei d’accordo? Ma che ti è successo?”
Una spiegazione è d’obbligo, anche se credo che le persone siano meno interessate al futuro delle Province di quello che pensiamo. Andiamo con ordine, comunque.
Un’agenzia di stampa ieri ha battuto la seguente notizia: “Il Governo si accinge a cancellare le province della città metropolitane”. Quando arriva l’agenzia, quasi tutti i presidenti di provincia si schierano contro il Governo. La linea generale è: queste cose non si decidono con un blitz. Si spiegano, si concertano, si discutono. E solo alla fine si decide.
Condivido questa riflessione: occorrerà una bella discussione. Ma alla fine se la nuova maggioranza davvero vuole decidere (chissà, vedremo: certo sarebbe buffo se abolissero la Provincia di Milano e facessero nascere la Provincia di Monza per far contento qualche leghista), noi non possiamo essere quelli del “No, no, no”. La dico così. Secondo me la gente non sopporta più l’eccesso di livelli istituzionali. Dovunque ti giri trovi una provincia, una comunità montana, un circondario, tre quartieri, un comune, un consorzio di bonifica, un ato, una regione… sembra la Rai: di tutto, di più. Ha ragione chi dice: semplifichiamo.
Ho sempre detto che avrei eliminato subito le comunità montane, i consorzi di bonifica, gli ato e quanto non è strettamente previsto dalla Costituzione o in alternativa dalla logica. Avrei abolito l’inutile provincia di Prato, fatta di un comune capoluogo e di una comunità montana di cinque o sei comuni. Ma se il Governo intende partire dalle province metropolitane, compresa quella che ho la fortuna di presiedere, bene: si parta pure, purché si parta.
Non sono un kamikaze, intendiamoci. Sono solo coerente. L’abolizione delle province della città metropolitana è un’idea del centrosinistra, che stava nel programma di Veltroni.

Lo scudetto delle nostre ambizioni

giugno 17, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

La Provincia vince lo scudetto dello sport. Sapete che sono tra quelli che aspetta di vincere lo scudetto, quello serio. Lo scudetto in campionato, insomma.
Nell’attesa, il Sole 24 ore ci ha assegnato la palma della Provincia più “sportiva” dell’anno 2007. I risultati sono calcolati sulla base di molteplici fattori (risultati, numero associazioni, spesa per eventi sportivi, valorizzazione degli impianti, eccetera).
Ovviamente sono contento. E convinto che si debba migliorare ancora. Ma attenzione: questo riconoscimento è importante nella misura in cui lo prendiamo come uno stimolo. Uno stimolo a fare meglio nello sport, sicuramente. Ma anche uno stimolo a cambiare la misura delle nostre ambizioni. Io credo che Firenze meriti sogni più grandi di quelli che stiamo facendo. Ne parlavo anche ieri sera con due giovani amici: talvolta facciamo sogni troppo piccoli per il carico della nostra storia, ma anche per il raggio delle nostre potenzialità. Forse dovremmo avere il coraggio di osare di più. E non mi riferisco, solo, al Comune o alla Provincia. Parlo proprio dei sogni di una comunità. Firenze ha tutti i titoli per guidare il cambiamento, senza subirlo. Firenze deve puntare in alto, non accontentarsi della mediocrità. Firenze deve riscoprire il gusto di soffrire di vertigini, anziché accontentarsi della pigrizia.
Puntare in alto, fiutare in basso. Ascoltare cioè le paure, gli umori, le difficoltà delle donne e degli uomini in crisi. Ma costringerci a uno sguardo alto e altro sulle nostre idee e sui nostri progetti.
Non parlo (solo) di un aeroporto o di un’infrastruttura, su cui sapete come la penso e non ho cambiato idea, almeno io. Parlo proprio della volontà di non accontentarsi e di rischiare. Sono un pazzo scatenato o un illuso fondamentalista se scrivo che a mio giudizio sogni troppo piccoli rischiano di spezzarci il cuore e di precluderci il futuro?

Pensierino della sera

giugno 17, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Mi ha colpito la notizia del Financial Times che parla della possibile collaborazione dell’ex arbitro Collina con diverse società internazionali. Per diventare un manager capace, infatti bisogna dimostrare capacità di reggere la pressione ed essere rapido nel decidere. Qualcuno potrà anche sorridere. Però vi devo dire che se c’è una cosa che mi ha insegnato a decidere e assumermi le mie responsabilità (oltre allo scoutismo), questa è stata proprio l’arbitraggio. Nessuno diventerà come Collina, per carità. Ma quasi quasi a chi vuol fare politica imporrei l’arbitraggio di almeno cinque partite di seconda categoria in Garfagnana…

Un disperato bisogno di… noi

giugno 10, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Si è ufficialmente chiusa la lunga corsa per le primarie democratiche. E devo dire che sono stato molto colpito dal modo col quale Hillary Clinton – dopo una gigantesca battaglia, tra le più epiche della storia dell’asinello – ha gettato la spugna.
Obama è un leader carismatico, ha suscitato un’emozione collettiva che segna un modo nuovo di concepire la politica, ha davvero concretizzato quell’audacia della speranza, titolo di un suo libro e soprattutto programma di lavoro per un’America che deve tornare a correre.
La senatrice Clinton ha combattuto una battaglia durissima e ricca di determinazione. Ha perso, però. Per poco, ma ha perso. È il grande gioco della democrazia. Quello in cui dopo le primarie c’è chi vince e c’è chi perde (non come da noi: dopo le primarie di Prodi, Bertinotti alla Camera, Pecoraro Scanio all’Ambiente, Di Pietro ai lavori pubblici. Tutti piazzati a parte la candidata disobbediente Panzino o come diamine si chiamava…).
Onore a Hillary Clinton. Ha combattuto una grande battaglia. Era partita certa della vittoria e ha dovuto affrontare le montagne russe dell’amarezza e della disillusione. Ha commesso errori, certo. Ma ha lottato alla grande.
Abbiamo vissuto una pagina memorabile. Una donna contro un afroamericano per raggiungere una candidatura che mai una donna o un afroamericano avevano conquistato. Vorrei dire che mi sono commosso – è la prima volta che mi accade – quando ho visto in tv il discorso di concessione della Clinton. “Non è il tipo di festa che pensavo di preparare” ha iniziato scherzando. Per poi insistere sul “Yes, we can” il grido di battaglia di Obama. Non mi colpisce tanto l’accento sul “can”, sulla possibilità di farcela insomma. Mi colpisce terribilmente questo insistere sul we, sul noi. Dopo che se le sono date di santa ragione, è un noi che viene ricostruito. Ed è il noi quello che ci manca.
Il Partito Democratico americano ha bisogno di un noi per vincere la grande sfida di novembre. Non di tanti io sparpagliati, ma di un noi.
E soprattutto l’America ha bisogno di un noi, in una politica estera che deve riscoprire il multilateralismo, in una politica sanitaria che deve creare comunità anziché disparità, nella lotta all’individualismo sfrenato che trasforma ogni uomo in un’isola. Sì al grande sogno americano, no all’incubo di una società frantumata…
Il mondo reclama un noi. Lo reclama persino Internet. Si diceva che la rete fosse lo strumento peggiore per renderci isolati dagli altri e scopriamo che la cosa che funziona più di tutti è il social networking, la condivisione di uno spazio virtuale e virtuoso. Il mondo reclama un noi ed è compito di un vero leader non basarsi sul proprio carisma soltanto, ma costruire questo noi in modo originale e innovativo.
Ha bisogno di un noi anche il nostro Partito Democratico italiano pieno di tanti io e carente di noi. Purtroppo.
Un noi è ciò che ci manca.
Riusciremo a costruirlo come stanno provando i “cugini” americani?

Il vero ‘68 è un grande rimpianto

giugno 10, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment 


In molti hanno celebrato il 1968 a maggio. Comprensibile direi. Specie per chi ama Fabrizio De Andrè (anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio…). Ma anche per chi ha vissuto quella pagina significativa della rivoluzione giovanile. Qui trovate un articolo del Tirreno che parla del mio amico Guelfo Guelfi che lavora con noi a Florence Multimedia. Ma il vero 1968 al di là di alcuni aspetti devastanti (come si può ignorare il fatto che la spinta più forte contro il merito e per l’egualitarismo piatto e mediocre è arrivata proprio dalla declinazione assurda di certi principi del 1968? Eppure mi piacerebbe farla una riflessione vera su questo argomento. No?) secondo me non nasce in Francia.
Il vero 1968 è un rimpianto enorme di cosa poteva essere e non è stato. Ha tanti volti, tante storie, tante opportunità perdute. Ma ha anche due nomi, due storie spezzate da colpi di pistola: Martin Luther King ucciso nell’aprile di quell’anno e Bob Kennedy eliminato mentre correva verso la Casa Bianca due mesi più tardi. Europa Toscana mi ha chiesto di scrivere un pezzo per dire le mie opinioni in proposito: lo trovate qui, con un articolo che spazia dai ricordi personali dei racconti fatti da mia mamma a considerazioni sulle quali ogni vostro commento sarà ben gradito.

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