Assemblea d’istituto al Sassetti Peruzzi sulla politica
marzo 31, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Venerdì mattina ho partecipato, insieme al consigliere provinciale Bevilacqua, all’assemblea d’istituto del Sassetti Peruzzi, assemblea dedicata allo sconfinato tema della politica. Samuele, Reda, Tommaso – i tre rappresentanti degli studenti – e molti altri ragazzi hanno posto domande importanti sulle elezioni del 13 e 14 aprile, sul tema della sicurezza, sui salari e il precariato, sull’importanza dell’istruzione professionale.
Tommaso di 3 B ha chiesto che cosa può fare la classe politica contro l’antipolitica dilagante in giovani e adulti. Prima di parlare di antipolitica, però, bisogna definire cos’è la politica. Credo che il senso della politica non stia nelle cose lontane dalla vita quotidiana, ma in ogni gesto che facciamo: politica significa fare di tutto perché la giustizia vinca sull’ingiustizia, in ogni ambito. Politica significa indignarsi contro tutte le ingiustizie e darsi da fare in prima persona, essere cittadini consapevoli, seguire il lavoro dei politici. Ai ragazzi che mi hanno chiesto come combattere l’antipolitica, ho risposto quindi che non ho una ricetta, ma che credo sia giusto stare attenti e vigili a quello che succede, informarsi, essere curiosi, chiedersi il perché delle cose.
Samuele di 4 A mi ha chiesto che cosa stiamo facendo come Provincia per la questione dei rifiuti: a lui ho risposto che ciascuno di noi produce troppi rifiuti, che dobbiamo impegnarci per il riciclaggio e la raccolta differenziata, ma che tutto questo non può bastare. Continua infatti il lavoro sul termovalorizzatore, un impianto necessario che porterà Firenze al pari di molti paesi europei.
Sono emerse anche alcune questioni prettamente politiche: “com’è possibile vedere le scene dei parlamentari che in aula stappano spumante e mangiano mortadella con le mani?”. Sono scene abominevoli, che non è possibile accettare e che, al contrario, andrebbero sanzionate significativamente. Bisogna però ricordarsi che il cattivo esempio di uno non può infangare un’intera categoria: questo vale per i politici, così come per la categoria dei docenti. Per un prof. che fuma in classe e viene poi ripreso dai suoi studenti, non si può pensare che l’intera categoria dei docenti sia da condannare. Presente all’assemblea anche il dirigente scolastico Paola Mencarelli, che ha sottolineato l’importanza di un dialogo aperto con i politici del territorio.
L’incontro di oggi è servito anche per inaugurare un impianto audio che gli studenti del Sassetti Peruzzi si sono “guadagnati” con una partitella a calcetto che abbiamo giocato l’anno scorso. Avevamo scommesso che se avessero vinto i ragazzi, la Provincia avrebbe comprato alla scuola un impianto di amplificazione: promessa mantenuta.
Perché Lucio Dalla canta Cellini sul Ponte Vecchio?
marzo 31, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Il Genio Fiorentino, l’appuntamento al quale teniamo di più, quest’anno è accompagnato da una frase di Vasco Pratolini: ‘Le idee non fanno paura a chi ne ha’. Ci siano ritrovati sotto la Loggia dei Lanzi, unico e splendido museo all’aperto, vicino alla statua del Perseo, per un’idea che vuol mettere a confronto un grande cantautore del presente con la genialità di un grande fiorentino del passato. Così ho introdotto la conferenza stampa di presentazione della performance con cui Lucio Dalla inaugurerà la quarta edizione del Genio Fiorentino. Il calendario dell’intera manifestazione sarà reso noto a breve, resta in sospeso la data dell’esibizione di Lucio Dalla sul Ponte Vecchio. Al momento abbiamo programmato il 14 maggio, ma l’individuazione della serata è condizionata dall’andamento della Fiorentina in coppa Uefa: se la squadra viola passerà il turno, l’evento sarà anticipato al 13 maggio, perché in questo caso anche Dalla sarà con noi, a Manchester, per seguire la finale.
Anche le date – ha ironizzato Lucio Dalla – in una società individuale come la nostra dipendono dal pallone e dal fatto se la fiorentina andrà o meno in coppa Uefa. Ovviamente io farò il tifo per la squadra viola e spero di essere il 14 maggio a Manchester con il mio amico Diego Della Valle. Invece, la mia seconda esibizione a Firenze, quella programmata nella chiesa di Santo Stefano, resta comunque fissata per il 15 maggio. Ho la pretesa di dire che – ha continuato il cantautore bolognese – conoscendo bene Cellini, il mio sarà uno spettacolo anche informativo, in cui racconterò episodi della vita di Benvenuto, senza alterarli, piuttosto musicandoli. Voglio illustrare tutte le circostanze che hanno fatto della vita di Cellini un romanzo straordinario e che ne fanno ancora oggi un artista moderno. Se dovessimo assimilarlo a qualche artista di oggi, a distanza di cinquecento anni, potremmo dire che sarebbe uno dei Sex Pistols. Se fosse stato un regista sarebbe stato Tarantino, con il suo essere borderline, sempre al limite. Il suo modo di vivere forsennato – ha affermato ancora Dalla – ed alcuni suoi atteggiamenti, come l’andare sempre vestito di pelle e stivaloni o il suo carattere ribelle, ne fanno un personaggio attualissimo, un punk dei nostri giorni. In merito alla serata su Ponte Vecchio, il cantante ha offerto alcune anticipazioni: “Il mio spettacolo sarà accompagnato da un quintetto da camera, dunque sarà una esibizione cameristica, un’alternativa ai miei concerti pop e jazz. Sarà un concerto teatralizzato, in cui l’attore Marco Alemanno leggerà i testi di Cellini. Una grande opportunità quella che la Provincia di Firenze mi ha concesso – ha concluso Dalla – offrendomi l’occasione di una performance su questo straordinario personaggio del passato, che permetterà ai fiorentini di conoscere anche in lato più sconosciuto di un Cellini scrittore”.
Guarda il video della presentazione
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Jovanotti agli studenti: Free Tibet please!
marzo 27, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Stamattina, alle 10.00, Jovanotti è stato nostro ospite in Palazzo Medici. Il popolarissimo cantautore toscano ha incontrato gli studenti degli istituti superiori fiorentini, parlando della sua carriera di artista e presentando anche il nuovo album, “Safari”, uscito a gennaio e tra i successi del momento.
In una Sala Luca Giordano gremita di studenti, Jovanotti si è presentato con una maglietta gialla con su scritto: “Free Tibet please” per sostenere il popolo tibetano. Intervistato da Red Ronnie, Lorenzo ha raccontato i suoi due incontri con il Dalai Lama che ha definito “una grande persona, determinato nella sua non violenza”. Nel suo sito Jovanotti ha pubblicato la bandiera del Tibet e di fronte agli studenti ha aggiunto: “Il Dalai Lama non chiede l’indipendenza, ma il rispetto della cultura e un sistema di leggi che tutelino le tradizioni culturali. Ma questa situazione non va strumentalizzata”.
Di fronte agli studenti fiorentini, però, non ha voluto prendere una posizione esplicita, se non nel messaggio della sua maglietta e si è prestato con grande entusiasmo alle domande dei ragazzi, spaziando tra musica, arte, viaggi, letteratura e politica così da spiegare loro il vero senso della musica, fatta di passione e divertimento, ma anche di lavoro duro e impegnativo.
L’incontro rientra nell’ambito del Piano di Offerta Formativa “Costruttori di cittadinanza” e del progetto “La storia della Musica” avviato nelle scuole.
Il momento di confronto-dibattito è stato moderato dal presentatore Red Ronnie.
L’incontro è il secondo dopo quello con Gianluca Grignani, svoltosi la scorsa settimana sempre nella sede della nostra Provincia.
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Ecco come sarà il Genio Fiorentino 2008
marzo 26, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment
“Le idee non fanno paura a chi ne ha”. A Lucio Dalla, ad esempio, che per il Genio Fiorentino, la kermesse organizzata dalla Provincia che invaderà Firenze e dintorni con 142 eventi dal 15 al 25 maggio, costo 2 milioni di euro (la frase, di Pratolini, sarà lo slogan), metterà in musica alcuni scritti di Benvenuto Cellini. L’evento, in esclusiva italiana, avrà un’anteprima il 14 maggio sul Ponte Vecchio, davanti al busto dello scultore. La sera del 15 il debutto, alla Chiesa di Santo Stefano al Ponte Vecchio. Anche l’Arno è un’idea. L’idea di un fiume amico e nemico, amato e odiato, da cui i fiorentini si sentono lontani. In cui comunque si riconoscono. Nei dieci giorni del Genio, la Provincia varerà sia il progetto del palcoscenico galleggiante sull’Arno sia Batò, il battello-ristorante- american bar smontabile, ancora in cerca di un attracco: forse, metterà l’ancora davanti al bar Lidò, sfrattato per morosità. Lì però c’è il problema del mercatino multietnico su cui, per adesso, sospendo il mio giudizio. Vedremo come risolverlo. Sulla riva del Circolo Canottieri, sarà realizzato un campo da golf; le iniziative sull’Arno coinvolgeranno anche Pontassieve, Barberino di Mugello e il parco dei Renai.
Firenze come idea fiorentina. E di chi arriva da fuori. Due modi di vedere la città molto spesso contrastanti. Da questo punto di vista, il Genio Fiorentino quest’anno vuole essere una provocazione: vogliamo che i fiorentini si trasformino da spettatori ad attori della città. Vivere Dante, ad esempio. Dentro i suoi versi. Anche quest’anno più di 300 improvvisati cantori reciteranno la Commedia nelle strade del centro, con una novità: saranno soprattutto studenti delle medie inferiori e superiori; al termine grande cena nel cortile di Palazzo Medici Riccardi. Mentre il drammaturgo e regista Stefano Massini, nel cortometraggio “Florentia fugit et non s’arresta never”, racconterà la città dal punto di vista di un artista trentenne fuori dal coro: «una Firenze che oggi non ha un’anima ma la cerca, tra fiacchierai, kebab, martelli pneumatici e chincaglieria cinese», dice l’autore; il testo è letto da Sandro Lombardi. Chi arriverà da fuori avrà il nome dell’enigmista Stefano Bartezzaghi, che interpreterà la città con un immenso cruciverba, da risolvere in una delle piazze del centro; di grandi scrittori come John Bainville, che terrà una lectio magistralis nell’ambito del Premio Vallombrosa Von Rezzori della Santa Maddalena Foundation presieduta dalla vedova dello scrittore (nei giorni del Genio, tra l’altro, Beatrice Monti Von Rezzori porterà a Firenze Erica Jong). O di qualunque turista americano che, per un mese, godrà di un abbattimento del 20 per cento sui prezzi degli alberghi. Per avere un’idea di Firenze, bisogna comunque conoscerla: ecco dunque le aperture notturne di Palazzo Medici Riccardi (con letture di pagine scritte da grandi penne di casanostra, da Guicciardini a Terzani) e di tutte le basiliche, a turno, a cominciare da San Miniato. Mentre un video mostrerà Sant’Orsola come potrebbe essere dopo i lavori di restauro.
La lista è infinita: collaborazioni con il Maggio Musicale, un Vivaldi inedito e mai sentito eseguito dall’ensemble Modo Antiquo di Federico Maria Sardelli, una mostra sui disegni di Leonardo e Michelangelo, un’opera di Talani realizzata per la manifestazione. Ma la vera sfida sarà fare del Genio Fiorentino uno strumento di governo del territorio. Stanzieremo 150 mila euro dal Fondo sociale europeo per la formazione di artigiani. Coinvolgeremo anche i locali notturni, con cui ci apprestiamo a firmare un protocollo d’intesa: formazione professionale in cambio di progetti di educazione alla sicurezza stradale. Noti mancheranno le donne. Perché altro che Carla Bruni, Angela Merkel o Hilary Clinton. Noi abbiamo avuto Beatrice e l’Elettrice Palatina.
Tagliare i costi alla politica? Perché no!
marzo 26, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Tra i temi che ogni tanto ritornano in questa campagna elettorale che pure ancora non sembra essere davvero iniziata c’è quello dell’abolizione delle province. Ricevo telefonate ed email di amici preoccupati per me, per il mio futuro, per il mio stato depressivo, eccetera. Vorrei tranquillizzare tutti. La cosa non mi ha tolto il sonno, né fatto venire meno l’appetito (anzi, sono anche ingrassato… ma quando un figlio ti propone di mangiare un po’ del suo delizioso uovo di cioccolato, come si fa a negargli questa gioia? Sei costretto a mangiare, direi).
Dico la mia in modo molto schematico. Ci sono troppi enti in Italia. C’è il comune, c’è la provincia, c’è la regione. E fin qui uno potrebbe sopportare: siamo nell’ambito della Costituzione. Poi però ci sono i quartieri, le circoscrizioni, le comunità montane, i circondari. E siamo ancora nell’ambito delle strutture elettive. Poi fioriscono i consorzi di bonifica, gli ambiti territoriali ottimali, i consorzi, le agenzie, le strutture regionali, para regionali. E naturalmente le aziende di ogni tipo pubbliche e parapubbliche.
Questa giungla va almeno in parte disboscata. Da dove si parte? Secondo me bisogna partire dalle strutture non previste in Costituzione, che il legislatore ha di volta in volta aumentato.
Se intanto levassimo gli Ambiti territoriali ottimali, i consorzi di bonifica e le funzioni fossero assegnate alle province o – volendo – alle regioni già sarebbe un passo in avanti.
E poi evitiamo di creare ulteriori organismi. Gli industriali chiedono l’abolizione delle province, ma quelli pugliesi si battono per la nascita della Provincia di Molfetta e quelli marchigiani sono in prima linea perché nasca la fondamentale provincia di Fermo. E che dire dei nostri amici confinanti della Provincia di Prato: un comune importante, Prato più una comunità montana di sei comuni. Risultato: una provincia in più, una prefettura in più, una questura in più, eccetera. Una scelta inutile più che dannosa. Un modo poco elegante per perdere credibilità agli occhi della gente. Che ce ne facciamo della Provincia di Prato?
Sarei dunque per eliminare alcuni enti (tra cui anche le comunità montane, anche se tutte le volte che lo dico sono benevolmente minacciato dai miei amici Bruno Cavini, Stefano Tagliaferri e Nicola Danti), per ridurre le province (ne bastano 80 in tutto il territorio nazionale) riducendo con esse tutti gli apparati statali collegati. E soprattutto per giudicare l’utilità delle istituzioni dalla concretezza dei risultati che esse ottengono.
La Provincia di Firenze è inutile quando non dà risposte sul termovalorizzatore, quando non dà a ogni studente un’aula e un banco, quando lascia che la Firenze Pisa Livorno sia un colabrodo o non manda avanti le progettazioni delle strade, quando non funziona il sistema di controllo del territorio o quando arriva il terremoto e quelli della protezione civile dormono, quando l’Arno rimane un problema e non un’opportunità, quando i centri per l’impiego sono peggio dei vecchi centri di collocamento o quando la formazione serve solo per gli addetti ai lavori non per le aziende e i lavoratori, quando la cultura e il turismo sono affrontati con strumenti vecchi e decrepiti e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Ogni giorno, insomma, una Provincia (ma anche un Comune o una Regione) combatte contro il rischio della propria inutilità. Perché ogni giorno abbiamo il dovere di rendere ragione di ciò che facciamo. Solo così evitiamo che i politici siano autoreferenziali, termine che va molto di moda e che potremmo tradurre più concretamente: “pensino solo ai fatti propri, convinti che solo a questo sia interessata la gente.”
Se non fossi il Presidente di una provincia direi che abolire le Province, oggi, non serve a nulla. Le funzioni e i dipendenti passerebbero ad altri organismi e la riduzione per gli stipendi degli amministratori sarebbe poca cosa. Sarei pronto a scommettere che al posto delle province, inoltre, nascerebbero enti d’area vasta regionale che alla fine arriverebbero a costare anche di più. Ma questo non si può dire perché non è politicamente corretto e quindi cortesemente fate finta di non averlo letto.
Questo è quello che direi se fossi un privato cittadino.
Ma sono il presidente di una provincia. Di una provincia importante: è Firenze, signori, mica discorsi. E dire queste cose può sembrare una difesa d’ufficio, banale e scontata, del proprio ruolo e della propria seggiola.
E allora sapete che c’è? Finché faccio il presidente della provincia, quasi quasi, divento per l’abolizione delle province anch’io. È infatti insopportabile sentire i politici che spiegano che per fare le riforme bisogna partire sempre da quelli accanto.
Volete l’abolizione delle Province? Prendetevela. Mi dichiaro a favore anch’io. Anche se non è quello che ci serve. Ma è fondamentale avere qualche politico che si mette in gioco. Bene, io ci sto.
Nel frattempo, con chi lavora in Provincia di Firenze, continuiamo a lavorare a testa bassa: tasso d’assenteismo tra i più bassi d’Italia, tasse provinciali portate al minimo possibile, risultati programmatici raggiunti nei tempi stabiliti. Perché, insomma, siamo gente seria. Gente che quando torna a casa la sera è contenta di quello che ha fatto. Che ha lavorato con determinazione e con grande convinzione. E che non ha tempo per i giochini di ruolo di riforme istituzionali di cui tutti parlano costantemente. Ma che nessuno mette in pratica.
Quando i mille parlamentari, ovviamente tutti e mille indispensabili per fare le leggi, avranno fatto le indispensabili riforme, non ci devono trovare in piazza a spiegare coi cartelli l’utilità delle province nella società della globalizzazione. Ci devono trovare sui cantieri a lavorare. Solo così saremo credibili.
La Pasqua, La Cei, le preferenze…
marzo 25, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment
I Vescovi italiani hanno affidato al segretario della CEI, Betori, l’incarico di spiegare che la legge elettorale di questo Paese è davvero discutibile (eufemismo). In particolar modo hanno sottolineato la necessità di tornare alla preferenza. Nel merito sono d’accordissimo, lo sapete. Votare senza preferenze una lista bloccata è illogico, apolitico e favorisce la casta peggiore, quella dei mediocri. Quelli che vivono a raccogliere le briciole e improvvisamente si ritrovano parlamentari o consiglieri regionali. Occorre avere il coraggio di tornare alla preferenza. E lo diremo con forza al momento in cui finalmente si chiuderà questa campagna elettorale.
Ma Betori mi ha lasciato perplesso. Non lui, intendiamoci. E nemmeno il merito del suo ragionamento, inattaccabile. Mi ha lasciato perplesso il fatto che i Vescovi durante la settimana santa perdano tempo con le leggi elettorali.
Mi ha fatto particolarmente pensare questa provocazione di Massimo Gramellini, pubblicata in prima pagina da La Stampa:
E’ la settimana di Pasqua, teologi e ricercatori continuano a chiedersi se la Resurrezione vada considerata un evento letterale o metaforico, la Bbc manda in onda una fiction che espone nuove teorie storiche su come fu crocefisso Gesù, le librerie pullulano di titoli legati alla spiritualità, rivelando la fame del pubblico per questo genere di questioni. Ebbene, di cosa si occupa la Conferenza dei vescovi italiani? Della legge elettorale. Lo scrivo col massimo rispetto, ma è come se il consiglio della Federcalcio si riunisse per discutere il prezzo del pane e quello della Confcommercio la riforma della serie A. Si dirà: i vescovi hanno diritto di esprimersi sui temi civili e politici. Verissimo, però anche sui temi religiosi. Non dico sempre, ma almeno nei ritagli di tempo fra una crociata contro i matrimoni gay e un dibattito intorno alla fecondazione artificiale. Garantisco alle Eminenze che ci sono persone più interessate alla critica neotestamentaria che alla riforma della legge sull’aborto, che per molti di noi i segreti del sistema solare restano più intriganti di quelli del sistema proporzionale e che le domande eterne sul senso della vita, del dolore e della morte coinvolgono un uditorio più vasto di quello che freme per sapere quanti partiti supereranno il quorum dell’otto per cento al Senato. Se però monsignor Betori continua a commentarmi il Porcellum, del Vangelo chi me ne parla, Calderoli?
Chi mi segue sa che sono un convinto sostenitore della possibilità per i Vescovi di dire quello che vogliono, quando vogliono. La laicità infatti non significa impedire a qualcuno di parlare, ma a tutti di esprimersi consentendo alle persone di scegliere sulla base delle proprie idee. E chi accetta che i Vescovi parlino solo quando si occupano di pace in Iraq e di lotta contro debito dei Paesi in via di sviluppo tradisce una concezione antilaica e quella sì davvero integralista, altro che discorsi.
Quindi, niente scherzi. Pieno diritto per la CEI come per chiunque altro di dire la propria opinione sulla legge elettorale e sui valori morali, sulle questioni internazionali come pure sulla riforma delle pensioni. Ma il rischio di ridurre il messaggio cristiano a una semplice norma morale, secondo me è più forte che in altri tempi. Alla fine uno è Cristiano non perché condivide la proposta di vita dei Dieci Comandamenti o perché va la domenica alla Messa ma perché crede in questo fatto enorme, per cui un uomo, Gesù Cristo, ha vinto la morte. San Paolo scrive proprio così: “Se Cristo non è risorta, vana è la nostra speranza”. Che è come se San Paolo dicesse: se la storia che ci raccontiamo a Pasqua è una novella, è una favolina, ci sarebbe da sbattere la testa contro il muro perché tutto quello in cui crediamo va a farsi friggere. Altro che norme morali o dibattiti sulle preferenze, questo è il centro del cristianesimo.
Il notiziario dei becchi a stelle e strisce
marzo 25, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Sono spesso accusato di essere troppo filo americano. Oggi ho l’occasione per sfogare la mia delusione contro le aberrazioni della politica statunitense. La storia la conoscete, credo, perché ha avuto larga eco anche nei giornali di casa nostra. Eliot Spitzer, l’uomo che era stato eletto Governatore di New York aveva la fama di persona integerrima. Durissimo, rigorosissimo, intransigente coi suoi nemici. Un incrocio tra Mr. Denim – l’uomo-che-non-deve-chiedere-mai e il Tonino Di Pietro di casa nostra ai tempi di Mani Pulite. Succede, però, che Mr. Spitzer a un certo punto venga beccato come cliente (numero 9, si precisa) di un’agenzia di prostitute di alto bordo. Almeno Re Carlo che tornava dalla guerra nella canzone di De Andrè / Villaggio era divertente e ispirava simpatia. Questo Spitzer no. Che ti fa il Governatore? Si dimette, come chiedono quattro suoi elettori su cinque. Al suo posto va il vice, un signore di colore e cieco. Un uomo insomma che con la sua stessa vita testimonia una vittoria dell’integrazione. Una fantastica pagina, verrebbe da dire. Del resto questo è un momento molto interessante nella storia americana. Obama ha tenuto a Philadelphia un bellissimo discorso sulla questione razziale e mai un momento è sembrato più propizio per una riflessione matura sull’argomento. E che ti combina il nuovo Governatore nel primo discorso pubblico? Uno si aspetterebbe un grande discorso programmatico, un richiamo alle reciproche responsabilità, un entusiasmante invito a lavorare insieme. È pur sempre il primo discorso pubblico da Governatore, del primo uomo di colore che assume la guida dello Stato di New York. Ed è un uomo che per arrivare fino a lì ha dovuto superare un’ulteriore barriera rispetto agli altri, quella della vista. Ma la sua prima dichiarazione non è sul programma dei primi cento giorni. Non è su quello che deve fare ma su quello che ha fatto. È sull’elenco delle sue amanti passate. Lo scenario è sempre il solito: moglie (tradita) a fianco, pubblica confessione delle proprie scappatelle. Per rendere evidente la differenza col predecessore, la sottolineatura numero uno è che possono stare tranquilli i cittadini: mentre io tradivo mia moglie, anche lei faceva altrettanto. Aveva il ganzo anche lei, sissignori, tutti tranquilli. E io, governatore avveduto, non andavo negli hotel a cinque stelle con signorine strapagate come il mio predecessore. No davvero. Io mi limitavo a squallidi motel, così risparmiavo (immagino che una parte dei cittadini, anche solo per questo, abbia iniziato a rimpiangere Spitzer, ma questo è un altro discorso). Francamente mi sembra uno spettacolo un po’ avvilente. Parecchio avvilente. Vent’anni fa il fiorentinissimo Gaetano Gennai conduceva una trasmissione su Teleregione alle sei del pomeriggio chiamata “Il notiziario dei becchi”. Prendeva informazioni in modo ironico su possibili tradimenti e ne parlava con un sorriso in televisione. La politica americana sembra diventata il Notiziario dei becchi versione stelle e strisce. A me non interessa discutere se sia giusto che uno si dimetta perché frequenta signorine d’alto bordo. Mi limito a dire che se scegli di fare la tua carriera su un rigido moralismo, non puoi stupirti se vieni giudicato con lo stesso criterio, questo è ovvio. Quello che però è davvero insopportabile è questo rincorrere notizie da gossip per cui più che il programma elettorale conta l’ultimo numero del Novella 2000 d’Oltre Oceano. Io che sono un filo americano convinto, spero che l’ipocrisia e la finzione di questo puritanesimo di serie B non ci contagi mai come spesso accade alle… americanate. Un Governatore è bravo non se ci racconta cosa ha fatto con la moglie o con l’amante o cosa ha fatto la sua signora per pareggiare il conto. Un Governatore è bravo se fa funzionare la sua regione. Se il suo territorio cresce. Se ha idee vincenti per il nostro domani, non idee perverse per il suo dopocena.
Pensierino della sera
marzo 25, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment
I no-global e non solo loro, si sono lamentati con Luca Casarini, il leader dei centri sociali del Nordest che fu in prima linea a Genova per violare la zona rossa. Casarini infatti ha deciso di pubblicare il suo libro con Mondadori, casa editrice notoriamente antagonista di proprietà del celebre rivoluzionario Ernesto Che Berlusca. “Casarini, perché hai tradito?” si sono lamentati in molti. Sarà che sono fatto male, ma più che a Casarini la domanda andrebbe fatta alla Mondadori. Ma non eravate degli editori seri? E allora che c’entrate voi con uno come Casarini?
Abolire le Province
marzo 25, 2008 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Tra i temi che ogni tanto ritornano in questa campagna elettorale che pure ancora non sembra essere davvero iniziata c’è quello dell’abolizione delle province. Ricevo telefonate ed email di amici preoccupati per me, per il mio futuro, per il mio stato depressivo, eccetera. Vorrei tranquillizzare tutti. La cosa non mi ha tolto il sonno, né fatto venire meno l’appetito (anzi, sono anche ingrassato… ma quando un figlio ti propone di mangiare un po’ del suo delizioso uovo di cioccolato, come si fa a negargli questa gioia? Sei costretto a mangiare, direi).
Ci sono troppi enti in Italia. C’è il comune, c’è la provincia, c’è la regione. E fin qui uno potrebbe sopportare: siamo nell’ambito della Costituzione. Poi però ci sono i quartieri, le circoscrizioni, le comunità montane, i circondari. E siamo ancora nell’ambito delle strutture elettive. Poi fioriscono i consorzi di bonifica, gli ambiti territoriali ottimali, i consorzi, le agenzie, le strutture regionali, para regionali. E naturalmente le aziende di ogni tipo pubbliche e parapubbliche.
Questa giungla va almeno in parte disboscata. Da dove si parte? Secondo me bisogna partire dalle strutture non previste in Costituzione, che il legislatore ha di volta in volta aumentato.
Se intanto levassimo gli Ambiti territoriali ottimali, i consorzi di bonifica e le funzioni fossero assegnate alle province o – volendo – alle regioni già sarebbe un passo in avanti.
Ridurre le province (ne bastano 80 in tutto il territorio nazionale) per ridurre con esse tutti gli apparati statali collegati. E soprattutto per giudicare l’utilità delle istituzioni dalla concretezza dei risultati che esse ottengono.
Se non fossi il Presidente di una provincia direi che abolire le Province, oggi, non serve a nulla. Le funzioni e i dipendenti passerebbero ad altri organismi e la riduzione per gli stipendi degli amministratori sarebbe poca cosa. Sarei pronto a scommettere che al posto delle province, inoltre, nascerebbero enti d’area vasta regionale che alla fine arriverebbero a costare anche di più. Ma questo non si può dire perché non è politicamente corretto e quindi cortesemente fate finta di non averlo letto.
Questo è quello che direi se fossi un privato cittadino.
Ma sono il presidente di una provincia. Di una provincia importante: è Firenze, signori, mica discorsi. E dire queste cose può sembrare una difesa d’ufficio, banale e scontata, del proprio ruolo e della propria seggiola.
E allora sapete che c’è? Finché faccio il presidente della provincia, quasi quasi, divento per l’abolizione delle province anch’io. È infatti insopportabile sentire i politici che spiegano che per fare le riforme bisogna partire sempre da quelli accanto.
Volete l’abolizione delle Province? Prendetevela. Mi dichiaro a favore anch’io. Anche se non è quello che ci serve. Ma è fondamentale avere qualche politico che si mette in gioco. Bene, io ci sto.
La parola ai Vescovi
marzo 25, 2008 by staff · Leave a Comment
Chi segue le enews sa che sono un convinto sostenitore della possibilità per i Vescovi di dire quello che vogliono, quando vogliono. La laicità infatti non significa impedire a qualcuno di parlare, ma a tutti di esprimersi consentendo alle persone di scegliere sulla base delle proprie idee. E chi accetta che i Vescovi parlino solo quando si occupano di pace in Iraq e di lotta contro il debito dei Paesi in via di sviluppo tradisce una concezione antilaica e quella sì davvero integralista, altro che discorsi.
Quindi, niente scherzi. Pieno diritto per la CEI come per chiunque altro di dire la propria opinione sulla legge elettorale e sui valori morali, sulle questioni internazionali come pure sulla riforma delle pensioni. Ma il rischio di ridurre il messaggio cristiano a una semplice norma morale, secondo me è particolarmente forte in questi tempi. Alla fine uno è Cristiano non perché condivide la proposta di vita dei dieci comandamenti o perché va la domenica alla Messa ma perché crede in questo fatto enorme, per cui un uomo, Gesù Cristo, ha vinto la morte. San Paolo scrive proprio così: “Se Cristo non è risorto, vana è la nostra speranza”. Che è come se San Paolo dicesse: se la storia che ci raccontiamo a Pasqua è una novella, è una favolina, ci sarebbe da sbattere la testa contro il muro perché tutto quello in cui crediamo va a farsi friggere. Altro che norme morali o dibattiti sulle preferenze, questo è il centro del cristianesimo.
Oggettivamente il rischio forte che corre la Chiesa è quello di essere in prima linea su tante cose. Ma forse di non riuscire a scuotere il mondo con questo messaggio. Che è molto più importante di qualsiasi regola, elettorale, morale, sessuale, culturale. Se un laico come Gramellini dice: “I vescovi hanno diritto di esprimersi sui temi civili e politici. Verissimo, però anche sui temi religiosi.” Mi sembra evidente che ci sia una domanda di confronto sulle grandi questioni del nostro tempo, sulle sfide ultime della vita che non può essere elusa.



















