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La vicenda di Hina

ottobre 30, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Tra le notizie della settimana da segnalare la vicenda del processo al padre di Hina, la ragazza pachistana/bresciana uccisa dai propri parenti perché voleva vivere “all’occidentale”: il PM ha chiesto 30 anni di carcere. Su una vicenda del genere vorrei che non scendesse mai il silenzio, né dei politici, né dei media. Abbiamo infatti il dovere di tenere desto il ricordo di una giovane uccisa da chi l’aveva messa al mondo perché desiderava vivere in libertà. Diverso, ovviamente, il morboso attaccamento – non solo dei media, ma soprattutto della gente comune – sulla questione del processo di Erba. Il processo inizierà il 29 gennaio 2008 ma i centralini di giornali e tribunale sono raggiunti da telefonate di chi chiede: “Quanto costano i biglietti per assistere al processo?”.

Un manifesto della Regione

ottobre 30, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

All’interno del bellissimo Festival della creatività (dopo la prima drammatica edizione, lasciatemi dire un grande bravo a Mauro Tanzi e ai suoi collaboratori della Fondazione Sistema Toscana per il lavoro fatto e agli assessori regionali che ci si sono spesi, a cominciare dal mio amico Ambrogio Padre Fedele Brenna), la Regione Toscana ha presentato una campagna con un manifesto choc.
Ho ricevuto email di protesta da tutta Italia. Non è un’esagerazione ma la conseguenza dello spazio che i quotidiani nazionali hanno dato. Molti mi chiedevano: ma nessuno dice niente? Io ho detto quello che pensavo. E che penso. Per me quel manifesto è un grave errore. Fuori luogo per diversi motivi. Intanto una Regione, su questioni delicate ed eticamente rilevanti, non usa toni assertivi. È frutto di una visione culturale sbagliata immaginare che la Regione su questi temi “dia la linea”. Non tocca alla Regione decidere se l’omosessualità è una scelta o meno. Tocca alla Regione difendere i cittadini da eventuali discriminazioni. Non imporre l’idea dell’assessore di riferimento quando si parla di valori: un’Istituzione è di tutti.
Non credo, poi, alle campagne choc per il gusto di “provocare”. Penso che se si usano strumenti di comunicazione bisogna mettersi in gioco. Il 14 novembre noi presenteremo la campagna di comunicazione sui rifiuti. Aprirà una discussione, spero. Ma lo facciamo non per affermare i nostri valori, quanto piuttosto per illustrare le scelte che abbiamo compiuto, nel rispetto del mandato dei cittadini, in un settore nel quale abbiamo la delega. Chi ha votato per me, sapeva la mia idea sui rifiuti. Chi ha votato per la Regione non ha chiesto di esprimersi sul grado di libertà di scelta nell’omosessualità.
Questa immagine, inoltre, mette in campo un bambino. Ora, ognuno faccia quel che gli pare. Ma i bambini, gentilmente, lasciateli stare. Lasciate che quel bambino cresca e faccia le sue scelte in piena libertà. Non sfruttate il suo faccione bello e pacioccone per “provocare”.
Infine: concettualmente questa campagna esprime un messaggio contorto. Le principali associazioni omosessuali si sono schierate contro. Se voleva dare una mano alla causa omosessuale mi pare che si sia rivelata un boomerang.
Scrivo tutte queste cose per dire che non tutti sono stati zitti davanti a questo manifesto. Rispetto e stimo Agostino Fragai, assessore che ha voluto questa campagna. Ma credo che abbia sbagliato. E penso che da lui e dalla sua delega i cittadini toscani si aspettino le riforme istituzionali, non i manifesti coi bambini a parlare di omosessualità. Quando ho detto queste cose, Fragai si è arrabbiato molto. Ha fatto una dichiarazione molto dura contro di me, accusandomi di pensare solo ad apparire e ad ingraziarmi i potenti. La cosa è buffa. Quando qualcuno ha voglia di lamentarsi di me dice sempre che io penso solo ad apparire. Come ho detto in questa intervista, in cui pure ho cercato di dare un contributo di serenità, trovo incredibile che chi mi accusa di pensare solo all’apparenza, non abbia mai voglia di fare un confronto – pubblico, privato, mezzo e mezzo, facciano loro – su come in questi anni è cambiata la Provincia. Nel frattempo, in attesa di questa discussione, rivendico il mio diritto e il mio dovere di dire che quel manifesto è un errore.

Walter Veltroni e il PD alla milanese

ottobre 30, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Come detto sabato scorso a Milano è stato ufficialmente aperto il cantiere del PD. Ci ha accolto la nuova Fiera, 9.000 persone a lavorarci da 62 paesi, un architetto come Fuksas, un luogo logisticamente ok, ma se non ricordo male, che fa 34 milioni di debito nel primo semestre dell’anno, perché la concorrenza internazionale per i grandi poli è spietata (un motivo in più per continuare a credere e lavorare per quell’autentico gioiellino che è la Fortezza!). Scene da primo giorno di scuola e “reciproco annusamento” tra amici e compagni. Ho fatto sfoggio di un maglioncino rosso che mi aveva regalato per l’occasione Massimo Mattei. Ma quando l’ho visto entrare insieme alla Tea Albini e alla Daniela Lastri io – che ero con il democristianissimo David Ermini – non ho resistito alla tentazione di intonare con passione “O bianco fiore, simbolo d’amore”. Bambinate, ovviamente. Ma anche un po’ di sano stupore nel ritrovarsi insieme. Come quello amabilmente espresso dal mitico Paolo Calosi, anima organizzativa e non solo di tutte le campagne elettorali diessine a Firenze. Paolone, appena scorge Ermini, lo squadra e gli dice: “Se cinque anni fa mi avessero chiesto se fosse più facile andare a letto con Naomi Campbell o stare in un partito con te, non avrei avuto dubbi: avrei scommesso sulla Campbell. E invece” – finale amaro di Calosi – “mi è andata male anche in questo!”
A smontare l’atmosfera effervescente e brillante ha ovviamente pensato il Premier Romano Prodi che doveva fare un breve intervento e invece ha puntigliosamente rivendicato le scelte del proprio governo. Niente di male, ovvio: fa il suo mestiere. Però il tono del suo intervento non è stato – diciamo così – appassionante. Quindi spazio a Veltroni. Molti i riferimenti del suo intervento. Mi è piaciuto decisamente in alcuni passaggi, come quando ha chiesto di “dare la precedenza al futuro”. O quando ha chiesto di dare ascolto anche a chi non si vuole iscrivere ai partiti ma rivendica il proprio diritto di essere “cittadino politicamente attivo”.
Su questo tema si è aperto un dibattito nei giorni successivi, anche grazie al contributo culturale come sempre tutt’altro che banale di Giuliano Ferrara: facciamo un partito vecchio stile, con tessere, congressi & affini oppure andiamo verso un modello all’americana, con un partito leggero e la politica affidata agli eletti (sindaci, presidenti, consiglieri, parlamentari, ecc…)?
In attesa di conoscere via email la vostra opinione, vi dico la mia. Premessa: ho cambiato tre partiti in dieci anni. Ppi, Margherita, PD. Quando stavo nel PPI – sette, otto anni fa, non ai tempi delle calende greche – mi dicevano che noi eravamo gli eredi del cattolicesimo democratico, che avremmo sempre preferito il personalismo comunitario alla personalizzazione mediatica, che quella con gli “ex comunisti” era un’alleanza temporanea, un fidanzamento a tempo altro che un matrimonio, che le primarie erano un sistema inaccettabile, che la preferenza era sacra, che il partito dava la linea e gli amministratori dovevano seguirla. Oggi, può piacere o meno, gli stessi che mi spiegavano allora, con dovizia di particolari, queste “elementari verità” nel Ppi (ma forse qualcuno potrebbe aver vissuto analoga esperienza nel Pds, poi Ds) è convertito alla personalizzazione, santifica le primarie, fa parte del partito unico, ritiene il partito un comitato elettorale o poco più. Come cambia il mondo!
Non ho una verità da offrire, ma un metodo da chiedere: cerchiamo di essere seri. E non avere un atteggiamento dogmatico.
Il mondo è cambiato. Piaccia o meno, ciò che è passato non tornerà. Esiste secondo me un panorama semplicemente sconvolto dallo tsunami politico di questi anni: non ho aderito all’associazione che si chiama Quarta fase dei cattolici democratici proprio perché ritengo che questa non sia una “quarta fase” che si richiama a Donat Cattin o colleghi, ma perché penso che si sia aperto un sentiero nuovo e inesplorato. Senza alcun riferimento alle vicende del passato. In questo quadro i partiti hanno perso la propria missione.
In un mondo normale i partiti hanno tre compiti. Il primo è l’elaborazione culturale. Il secondo è la rappresentanza degli interessi. Il terzo è la selezione della classe dirigente.
Il primo… lasciamo perdere. Chi conosce questi partiti sa che non brillano per elaborazione culturale. Il secondo, la rappresentanza degli interessi. Qui il tema si fa più complesso. Ma è un dato di fatto che oggi tale rappresentanza è difficile non solo per i partiti. Ma anche per le associazioni di categoria, per i sindacati, per tutti. Non è più come 30 anni fa che un partito rappresentava davvero ceti e gruppi sociali. Oggi la società è quella dei microtrends di cui vi parlavo qualche enews fa. Non quella – più ostica, magari, ma più semplice da leggere – del passato. E i partiti non rappresentano gli interessi di gruppi. Al massimo le aspirazioni del singolo leader. Tant’è vero che si moltiplicano i partiti con un leader che dà la linea a tutti e quando qualcuno perde va a casa, non fa la minoranza.
Il terzo punto, la selezione della classe dirigente. Signori, con le primarie qui cambia tutto. Volete un esempio personale? Il Presidente della Provincia di Firenze l’altra volta l’hanno scelto i partiti. Accordo di gruppi dirigenti e via libera al mio nome, poi eletto dai cittadini. Allo stesso modo il Sindaco di Firenze e quello di Scandicci, quello di Borgo e quello di Empoli e via dicendo. Idem per il parlamentare o per i consigliere regionale. Il prossimo sindaco, il prossimo presidente, il prossimo consigliere regionale, il prossimo senatore, lo decideranno le primarie. E alle primarie – si vede dai numeri – non votano solo i dirigenti dei partiti. Non votano solo gli iscritti dei partiti. Non votano solo i simpatizzanti dei partiti. Vota la gente. E a quanto pare ne vota tanta, se guardiamo ai recenti avvenimenti.
Dunque: io non sono contro i partiti. Ma oggi i partiti non hanno più quella funzione che avevano fino a qualche anno fa. Non selezionano, non rappresentano, non decidono. Che combiniamo allora? Davvero pensiamo di fare i vecchi partiti, con le vecchie sezioni, con le vecchie strutture come le segreterie di zona e company? Oppure valorizziamo una diversa modalità di lavoro, con maggiore concretezza e uno spazio diverso di dialogo dei “cittadini politicamente attivi” per dirla con le parole di Veltroni?
Va da sé che un nuovo modo di interpretare la politica imponga anche scelte diverse a livello organizzativo. Partendo, per me, da una trasparente attività di raccolta fondi. Se vogliamo le primarie, i think tank, i luoghi della discussione, signori, dobbiamo pure prenderci la raccolta all’americana: trasparente, pubblica, chiara.

Le Province tra Dante e il David

ottobre 23, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Scrivo mentre è in corso l’Assemblea dell’UPI, l’associazione che riunisce le province italiane. Appuntamento che quest’anno si svolge a Firenze e di cui, naturalmente, sono orgoglioso. Per dare un segno della nostra ospitalità abbiamo pensato a due simboli.
Il primo: l’apertura. Anziché col solito discorso politico abbiamo iniziato con la lettura di due brani della Divina Commedia, a cura di un gruppo di giovani fanciulle del Liceo Classico Michelangelo. Credo sia stato molto bello aprire l’assemblea dell’UPI con un segno di fiorentinità così forte ed evidente.
Il secondo simbolo è stata la cena di ieri sera sotto il David di Michelangelo, all’Accademia: i presidenti di Provincia, Rutelli in qualità di Ministro e la vertiginosa bellezza del David. Firenze, insomma, ha aperto il proprio tesoro ai delegati provenienti da tutta Italia con due simboli della propria storia: Dante e Michelangelo. Giusto per ricordarsi che le province non sono (solo) strumenti burocratici: sono innanzitutto popolo e tradizione.
La relazione del mio amico Fabio Melilli Presidente dell’UPI e Presidente della Provincia di Rieti, è stata molto seria e interessante. Mi è piaciuto molto, soprattutto, il riferimento a non giocare una partita in difesa: le province non devono rinchiudersi calcisticamente parlando nel catenaccio contro l’offensiva di chi ne chiede la cancellazione. E questo non solo perché il numero e la dimensione degli enti inutili da cancellare è talmente grande che non c’è bisogno – anzi è proprio sbagliato – andare a toccare un soggetto costituzionale o perché un livello amministrativo provinciale, a vario titolo, esiste ovunque in Europa con l’eccezione di Cipro e Lussemburgo. Ma perché il problema non è quali enti mantenere, ma quali funzione dare. Se questo fosse realizzato, non perderemmo giorni e giorni dietro a una pratica che prima passa in Comune, poi in Provincia e via dicendo. Se le Province, anziché in difesa, giocano all’attacco e mostrano di fare bene quello che devono fare, beh, le cose cambiano. Eccome se cambiano. Anziché discorsi, fateci vedere come fate funzionare le strade, le scuole, i rifiuti, la formazione, i centri per l’impiego, l’agricoltura, eccetera…
Un’ultima considerazione. Storicamente le province hanno un senso; ma negli ultimi anni ne sono nate troppe!!! Se avessimo coraggio le accorperemmo. Dalla Toscana alla Sardegna, dalla Puglia a Verbania sono tante le realtà che si possono mettere insieme. Io scommetto che se noi facessimo davvero un buon lavoro nelle materie di nostra competenza e chiudessimo una quindicina di province assolutamente inutili, nessuno parlerebbe più dell’abolizione delle Province. Sbaglio?

Oltre la morte

ottobre 16, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Voglio regalarvi un brano poco politico, che però mi ha fatto pensare. Qualche giorno fa il filosofo francese André Gorz, 84 enne, si è suicidato insieme alla moglie gravemente malata di tumore. Lì per lì ho liquidato la notizia come una curiosità o comunque un fatto di secondaria importanza. Ho letto però, poi, questo brano scritto da Gorz per la moglie un anno e mezzo fa. Vi confesso che mi ha commosso, fermo restando – naturalmente – la mia opinione personale sul suicidio, ben diversa da Dorina e André. Ma credo che ci siano delle cose che quando vengono lette e meditate, comunque, fanno pensare. Di questi tempi non è poco. Eccolo qui, tratto da Il Foglio: “Sono attento alla tua presenza come ai nostri inizi e mi piacerebbe fartelo sentire. Mi hai dato tutta la tua vita e tutto di te; vorrei poterti dare tutto di me durante il tempo che ci resta. Hai appena compiuto 82 anni. Sei sempre bella, elegante e desiderabile. Viviamo insieme da 58 anni e ti amo più che mai. Recentemente mi sono innamorato ancora una volta di te e porto in me un vuoto divorante che riempie solo il tuo corpo stretto con il mio. La notte vedo talvolta il profilo di un uomo che, su una strada vuota e in un paesaggio deserto, cammina dietro un feretro. Quest’uomo sono io. Il feretro ti porta via. Non voglio assistere alla tua cremazione: non voglio ricevere un vaso con le tue ceneri… Spio il tuo respiro, la mia mano ti sfiora. A ognuno di noi due piacerebbe non dover sopravvivere alla morte dell’altro. Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo passarla insieme”.
(Enews 200, martedì 16 ottobre 2007)

La memoria. Ora e sempre!

ottobre 16, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Sono ottimista nonostante abbia letto alcune notizie in questi giorni che avrebbero tutti i titoli per far arrabbiare chiunque. Ce ne sono state tante. Dal tribunale tedesco che ha dato le attenuanti a un condannato per violenza carnale, perché sardo (e, sembrerebbero dire i giudici, i sardi certe cose sono abituati a farle “per cultura”) al trafiletto che ho letto per cui al mondo una persona si ammala di Alzheimer ogni sette secondi: mi domando se stiamo facendo abbastanza per loro e per le loro famiglie. Mi colpisce, in negativo, il fatto che questa generazione che non scende in piazza per la Birmania si ribelli perché il Ministro Fioroni decide di ripristinare gli esami di riparazione. Ma mi indigna, letteralmente, mi indigna, il reportage de L’Espresso che scopre che a Dachau un gruppo di neo-nazisti profana il segno di una memoria collettiva, facendo foto con svastiche e saluti romani. Non amo la retorica. Ma rispetto a certa incultura, a certa barbarie, non è lecito dire: “Sono ragazzate!” Eh no, cari miei: non sono ragazzate. Sono il segno perverso dello smarrimento di un’appartenenza. Sono uno schifo. Avverto questo tema con grande forza. E come primo gesto ho chiesto alla Provincia di aumentare lo stanziamento così da portare più ragazzi nelle gite studentesche ai campi di sterminio. Nel bilancio 2008 non faremo il tradizionale pullman: ho chiesto di predisporre i denari per un.. charter! Porteremo centinaia di ragazzi a vedere cosa è stato l’orrore nazista, la follia disumana, faremo leggere Anna Frank e Etty Hillesun. Non ci accontenteremo di condannare la stupidità, ma difenderemo la memoria. Ora e sempre.

Dopo le primarie

ottobre 16, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Dunque, siamo arrivati all’appuntamento numero 200 con le E-News (chi l’avrebbe mai detto?). E festeggiamo in bellezza, eccome se festeggiamo. Festeggiamo innanzitutto il popolo del Partito Democratico. Che in attesa di fare il partito, e possibilmente di farlo anche democratico, si è fatto sentire alla grande partecipando in oltre tre milioni alle primarie. Questa è la prima bella notizia. Diverse email sono già arrivate e mi hanno chiesto: “Matteo, che ne pensi?”. Provo a rispondere con tre sintetiche riflessioni.
La prima, semplice: nulla sarà mai più come prima. Ma vi rendete conto che a Firenze città vanno a votare in quasi 40.000 quando gli iscritti ai due partiti sono più o meno il 10%? E questo si replica ovunque, in provincia, in Toscana, in Italia. Lo avevamo detto ai congressi: è finita la rendita di posizione. In questi mesi abbiamo un po’ tergiversato e qualche meccanismo (discutibile) di garanzia della classe dirigente lo abbiamo messo in atto, a partire dal voto di lista bloccato senza preferenze. Adesso che la sfida sia in mare aperto, senza ancoraggi certi per nessuno, mi pare un dato di fatto. Dopo anni di trattative notturne nei palazzi romani, credo sia difficile evitare le primarie, il rapporto con la gente, forse persino le preferenze. E se questo accade senza che ci sia più il paracadute chiamato “partito tradizionale”, beh… non c’è dubbio che davvero stiamo per fare la rivoluzione. O forse l’hanno già fatta i votanti di domenica e a noi non resta che prenderne – gioiosamente – atto.
Seconda considerazione: Veltroni ha vinto, anzi ha stravinto. Bene, bravo, bis. Adesso è il momento del festeggiamento, poi tutti al lavoro. Il disegno del sindaco di Roma è più credibile, perché più libero dai condizionamenti dei gruppi dirigenti. Veltroni non ha preso la metà dei voti, ma tre quarti. Non era scontato, non è un fatto banale: adesso ha più chances, ha più opportunità ed anche – diciamolo pure – più responsabilità. Il vero match inizia adesso e ne vedremo delle belle. Bene così! Onore al merito di Bindi, Letta e di Adinolfi e Gawronskj. Ma meglio un leader forte che non tanti piccoli indiani a guerreggiare per condizionare…
Terza considerazione, fiorentina. Il successo della lista “A sinistra per Veltroni” ha provocato delle sorprese, ok: questa è la vera news da segnalare. Ma è difficile non essere d’accordo con quella stampa cittadina che oggi dipinge la nostra realtà come una terra in cui i giochi per il futuro sono tutti da fare. Ora, io la penso così. Il PD vincerà solo e soltanto se metterà al centro la politica. Le cose da fare. Gli impegni da prendere. I sogni da suscitare. Le emozioni da incarnare. Le resistenze e le oligarchie da vincere. Tutto il resto è davvero noia.
Oggi Firenze merita qualcosa di più di uno stanco dibattito di posizionamento. Chi ha attributi e idee li metta in campo. E ci misureremo in libertà…

Bamboccioni o Matusa?

ottobre 9, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Bamboccioni o Matusa?
Ma parliamo di cose meno serie: le esternazioni di Tommaso Padoa Schioppa, che in questa settimana ha pensato bene di trasformarsi da grigio burocrate e alto dirigente a battutista di prima categoria con un futuro assicurato nel cabaret. Già perché la settimana del TPS show, dove TPS sta per Tommaso Padoa Schioppa, inizia con una riflessione sui giovani di oggi: con i contributi che il Governo ha messo in Finanziaria, finalmente toglieremo i bamboccioni dalle case dei genitori. Ora, se la riflessione è economica, il Ministro TPS sa perfettamente che tutti noi siamo felici che questa finanziaria anziché impiccarsi sui tesoretti, abbia deciso di parlare al Paese e ai suoi problemi reali. Bene, bravi, bis (se ci arriviamo vivi, al bis della finanziaria 2009). E noi sappiamo che finalmente qualcuno pensa alle questioni legate alle nuove generazioni. Ma coi soldi stanziati, se il nodo è solo economico, di casa i bamboccioni non si smuovono. Perché non sono quindici euro al mese che ti cambiano la vita, no? Se invece la riflessione è culturale, come TPS ha provato a spiegare il giorno successivo, dopo essere stato investito da un mare di critiche, il discorso si fa più interessante. Ma anche più stringente. Non vorrei che dietro il lapidario giudizio “giovani di oggi=bamboccioni” ci fosse una sorta di retropensiero all’insegna del “Si stava meglio quando si stava peggio” e dell’idea che comunque “Noi sì che quando eravamo giovani facevamo tante cose. Mica come questi rammolliti.” So che TPS non è il solo a pensare questo. Ma vi garantisco che questo modo di ragionare non porta lontano. Mi ricorda molto la retorica mitologica del noto filosofo Zio Paperone che ripercorre i lontani anni del Klondike in cui trovava oro su oro, mentre i rammolliti nipotini di oggi Qui, Quo, Qua (peraltro così saccenti da risultare quasi più antipatici di Gasparri… quasi, sia chiaro) sarebbero dei perditempo moderni.
Penso questo. Il governo ha fatto bene a mettere in finanziaria questo provvedimento, TPS fa bene a difenderlo, le frasi usate dal Ministro sono sballate. Nessuno dubita del fatto che i giovani di oggi potrebbero tirare fuori un po’ di più gli artigli e gli attributi, per non esprimersi con modalità meno eufemistiche. Ma un Ministro, se vuole vincere la bamboccionite, affronta di petto i problemi chiamati università che non funziona, sindacato che ostacola, scuola che non seleziona il merito. Non fare la carità di quindici euro al mese.
Se poi vuole valorizzare il suo operato, ok. Lo faccia, però, senza utilizzare termini che suonano impropri. Perché se un Ministro dice che i giovani di oggi sono bamboccioni, io che ho 32 anni mi sento in dovere di dirgli che il problema di questo Paese è la classe dirigente un po’ matusa.
Poi il giorno dopo ho letto che TPS ha detto che “le tasse sono una cosa bellissima”. Mi sono dato un pizzicotto, ho preso atto di essere sveglio, ho comprato il Corriere della Sera, ho visto la vignetta di Giannelli e ho fatto pace anche con TPS. Meraviglioso! Se non ci fosse stato, un Ministro del genere avremmo dovuto inventarlo…

Energia dall’Arno

ottobre 2, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Abbiamo presentato un progetto molto bello – spero possiate trovarlo sui giornali di domani – per sfruttare l’Arno in modo diverso. Ci sono una ventina di pescaie nel tratto fiorentino del fiume. Dobbiamo occuparcene noi della Provincia. Metterle a posto costerebbe, più o meno, venti milioni. Sono soldi che abbiamo inserito in passato nel nostro piano degli investimenti. Abbiamo adesso deciso di toglierli. Non perché siamo totalmente rimbambiti. Ma perché abbiamo fatto una scelta diversa. Utilizzeremo la finanza di progetto. Un privato metterà i 20 milioni di euro e metterà a posto le pescaie. Con una cifra analoga costruirà delle micro-centrali idroelettriche. L’energia prodotta sarà sua: a noi dovrà solo una piccola percentuale. Contiamo di risparmiare venti milioni e di incassare duecentomila euro l’anno. E come se non bastasse faremo un’operazione seria di attenzione all’energia alternativa.

Gira il mondo gira

ottobre 2, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Dieci anni fa, di questi tempi, stavo in Umbria con un fazzolettone scout al collo a dare mano (o forse, meglio, a tentare di farlo) alle popolazioni colpite dal terremoto. Mi sono sorpreso in questi giorni a rileggere gli articoli di allora. Ed è incredibile vedere come tutto il mondo ci è cambiato intorno. Per la politica l’unica cosa rimasta uguale è il nome del Presidente del Consiglio. Inutile dire che il nostro appare penzolante come allora, più di allora…
(Enews 198, martedì 2 ottobre 2007)

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