La scommessa della Nokia
agosto 27, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Dall’altra parte dell’Oceano la Scandinavia ha notoriamente molto da insegnarci: in Norvegia hanno dato il via alle leggi per le pari opportunità per gli uomini (negli stessi giorni in cui il Wall Street Journal dimostra che negli USA una giovane neolaureata, proprio perché donna, parte rispetto a un collega con uno stipendio più alto del 17%).
Viene bene il link con i paesi scandinavi anche perché ho letto i dati della progressione di bilancio della Nokia. È vero che pare che abbiano sbagliato qualche batteria (appena 46 milioni di pezzi), ma io sono un tifoso dell’azienda salvata da questo coraggioso personaggio che risponde al nome di Jorma Ollila. All’inizio degli anni ‘90 infatti la Nokia, che ovviamente ancora non si occupava di telefonini, era in crisi nera. Con una scelta azzardata, divenuta poi salvifica, decise di puntare su questo nuovo mercato con uno slancio e una determinazione che ha pochi paragoni al mondo. Il management della società con questa intuizione non ha salvato solo la propria azienda, ma addirittura messo le basi per la costruzione del principale colosso nel settore. Cinque anni fa si giocava con Motorola, alla pari, la leadership mondiale. Oggi, avendo acquisito i Paesi in via di Sviluppo, avendo il 50% del mercato cinese e il 65% di quello indiano, è nettamente il leader mondiale e cresce del 20% all’anno. Quindici anni fa la consideravano finita e fallita. Hanno scommesso e non si sono permessi di demordere: oggi sono leader. Non è una storia fantastica?
Altrimenti ci arrabbiamo
agosto 27, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Abbiamo lavorato sull’ATAF, convinti come siamo che non sia una richiesta rivoluzionaria consentire ai cittadini di avere informazioni precise alle paline sulle corse e di vedere gli orari rispettati. La nostra iniziativa mi pare di una banalità senza confini: hai firmato un contratto? Adesso gentilmente ci fai la cortesia di rispettarlo. Altrimenti… ci arrabbiamo. O, se non amate i film d’azione: altrimenti vi multiamo. Ho letto sulla questione ATAF di tutto. Persino dietrologie politiche che legano il congresso della Margherita ai rapporti con il Comune, le idee per il mio futuro personale agli scenari che si aprono con le nomine nelle partecipate. A quelli che dovrebbero risolvere il problema e sussurrano ai media “le vere, squallide, intenzioni di Renzi” propongo un patto: io accetto tutto e dico che è tutto vero, è tutta una montatura dietrologica chissà per quale assurdo motivo. Voi però mi fate il piacere di mandare gli autobus in orario? Facciamo così e per me è pari e patta.
In ogni caso, per adesso, grazie al migliaio di persone – tra cui anche qualche destinatario delle enews – che si è fatto vivo con la propria vicinanza, la propria condivisione, la propria solidarietà per questa che è una battaglia semplice, ma di civiltà. L’idea che un’azienda che riceve denari in abbondanza dal pubblico abbia come primo obiettivo quello di rispettare i cittadini. E per una struttura di servizi pubblici, essere trasparente con i cittadini, significa avere amore per se stessi.
Grazia per Kenneth
agosto 27, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Un messaggio forte è senz’altro quello di esporre lo striscione con l’immagine di Kenneth Foster fuori dal Palazzo Medici. Questo ragazzo sarà ucciso tra qualche giorno in Texas dopo essere stato condannato per omicidio in virtù di una particolare norma che in quello Stato mette a morte, non solo chi fisicamente commette il reato, ma anche chi – pur non avendolo nemmeno visto – appartiene alla stessa “band” o “gang” dell’omicida. Dunque Foster paga la sua “compagnia” più che una sua azione. Motivo in più per considerare atroce la sua esecuzione e provare – per quanto possibile – a mobilitare la coscienza civile dell’Italia e dell’Europa. Noi intanto siamo partiti dalla prima casa dei Medici, da uno dei simboli di Firenze.
Agosto inaccettabile
agosto 27, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Agosto è un mese strano. I giornali non sanno mai cosa scrivere e ci è persino toccato leggere sul Corriere una discussione politica sulle zanzare in Finlandia o una tesi di La Repubblica per cui la nuvola di Fantozzi esiste davvero. Ma questo sarebbe ancora ancora passabile.
Inaccettabili sono altre cose che pure abbiamo dovuto leggere.
La cronaca nera con l’immancabile delitto, la bolla mediatica, l’inarrestabile fotoreporter Fabrizio Corona che arriva per offrire denaro alle cugine della vittima qualora accettino di posare come veline (la definizione di Corona “inarrestabile” non mi è venuta bene, diciamo, ma la vicenda fa schifo comunque). Del resto la nostra società propone un modello di visibilità negativa che è devastante: il parlamentare UDC protagonista della notte dello scandalo a fine luglio. Dal male il bene, dicevano i latini. Ma bisognerebbe mettersi d’accordo sul significato della parola bene…
È inaccettabile anche che uno che fa il parlamentare come Caruso parli in quel modo a proposito di Treu e, a maggior ragione, di Marco Biagi. È, o forse bisogna dire “sarebbe persino”, un parlamentare della Repubblica. E al di là del fatto che anche le sue dichiarazioni facciano schifo almeno quanto quelle di Corona, reputo incredibile che una comunità civile consenta di offendere servitori dello stato, privati della scorta, uccisi per strada come cani dalle Brigate Rosse e poi resi oggetto di ironie da parte dell’onorevole Genietto di turno.
È inaccettabile l’idea che – comunque siano andate le cose – quattro bambini siano fatti morire in un incendio. I magistrati accerteranno le responsabilità, ma la commozione profonda deve fare il paio con la rabbia. Dobbiamo aiutare, non c’è dubbio, le tante associazioni che fanno un lavoro molto serio con il popolo rom, che aiutano la scolarizzazione, che garantiscono servizi significativi, che impediscono di fare di tutta l’erba un fascio. Dobbiamo però anche avere una tolleranza zero per chi fa bambini e poi li sfrutta ai semafori o nelle stazioni. Il rispetto per le altrui tradizioni non può costituire il paravento per non rispettare l’altro, sia esso il destinatario dell’operazione di accattonaggio, sia esso soprattutto il fanciullo che per me vive una condizione tecnicamente definibile di schiavitù. Non demagogici, ma neanche ideologici per favore. I rom vanno aiutati, ma il modo migliore per farlo è innanzitutto rispettare le regole di una convivenza civile. Che contempla – come punto di partenza – che nel 2007 non si lasci morire nessuno, men che mai quattro bambini, in una roulotte nella periferia di una nostra città. E che contempla che non si può consentire a un signore di 80 anni, arrabbiato per la scarsa considerazione di cui gode presso i nipoti, di arrivare da Firenze a Milano e scaricare il proprio fucile su due ventenni, una delle quali mamma di tre figli. Se uno non si sente considerato può trovarsi un hobby, fidanzarsi, comprarsi una macchina o ricorrere agli antidepressivi. Non uccide due ragazzi. Il fatto che questo signore di mestiere faccia il capo di una delle famiglie più importanti della comunità rom francamente non m’interessa minimamente: la legge che dobbiamo far rispettare, su questa terra, è la legge italiana. Non la legge autodeterminata nel proprio accampamento.
Ataf & dintorni
agosto 6, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
La Provincia è la responsabile della gara per il Trasporto Pubblico Locale. In città (il c.d. Lotto urbano) la gara si tiene nel 2004. La vince Ataf. Prima parentesi: la vince Ataf anche perché è l’unica che concorre. Spero vivamente che in futuro l’anomalia di una gara con un solo concorrente sia superata e vinca il migliore… ovviamente nell’interesse dei cittadini. Fine parentesi. Ripartiamo. La Provincia ha il compito di vigilare sul contratto di servizio, cioè sulle condizioni imposte dalla gara. Nell’ultimo anno decidiamo di dare particolare vigore all’attività in questo settore perché tante sono le lettere di protesta, le polemiche, le discussioni aperte dai cittadini sull’argomento. Monitoriamo con maggiore intensità la regolarità delle corse, la puntualità dei mezzi, la correttezza delle informazioni alle paline (del resto, se io non so a che ora deve passare un autobus e sulle paline non ci sono le indicazioni è un problema, no?). Viene fuori un quadro che non ho paura a definire devastante: quasi la metà delle corse irregolari, standard minimo di decenza informativa disatteso, ecc.. Facciamo molti incontri al tavolo tecnico, e non cambia nulla. Facciamo conferenze stampa, in tempi non sospetti, e non cambia nulla. Facciamo pressioni di vario genere sottolineando il problema. Peggio che andar di notte…
Alla fine, quando il nuovo controllo ci dice che rispetto allo stesso periodo del 2006 la situazione è addirittura peggiorata, ci decidiamo ad applicare rigorosamente il contratto aprendo formalmente la procedura sanzionatoria.
Apriti cielo, schiuditi terra: si scatena una grande polemica politica.
Mi limito alla mia opinione: bisogna uscire al circuito mentale per cui chi guida un’azienda pubblica è innanzitutto un nostro amico. Personalmente, umanamente, politicamente. Perché questo fatto è vero, praticamente sempre. Chi sta alla guida di un’azienda pubblica, essendo nominato da colleghi politici, è spesso legato da un vincolo di amicizia più o meno profondo con il gruppo dirigente di una città e di un territorio. Ma per come stanno le cose, per come è cambiato il mondo economico, per come sta cambiando il mondo della politica, bisogna avere il coraggio della verità. E dire con determinazione che gli amici sono una cosa, le aziende un’altra. L’amicizia è forse il sentimento più bello del mondo. Ma quando siamo a fare questo mestiere, bisogna fare il proprio dovere senza guardare in faccia né gli amici né i nemici. Eleggendoci alla Provincia, i cittadini ci hanno chiesto – più o meno consapevolmente – di vigilare, controllare, garantire il servizio del trasporto pubblico locale. Questo dobbiamo fare, se vogliamo guardarci in faccia la mattina con serenità. Preferisco discutere o litigare con un mio amico che sta in un cda pubblico che non abbassare lo sguardo quando sono allo specchio, perché non ho fatto il mio mestiere. Non abbasseremo lo sguardo. E, polemiche o non polemiche, non abbasseremo neanche la guardia: questa volta, amici o non amici, le cose all’Ataf devono cambiare. Qualche sindacalista Ataf ci ha scritto dicendo che facendo così non rispettiamo il loro lavoro. Penso che il modo più corretto per rispettare il lavoro altrui, sia quello di rispettare il proprio. Abbiamo come compito quello di vigilare sul trasporto pubblico locale: lo faremo senza se e senza ma.
I poveri deputati soli, bisognosi di coccole
agosto 6, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
I fatti sono noti: l’Onorevole Mele è stato scoperto – ahinoi – in un hotel romano con un paio di prostitute una delle quali si è sentita male probabilmente per effetto di sostanze stupefacenti. Dunque: Cesa ha un proprio deputato, ovviamente dimissionario (e altrettanto ovviamente dimissionario dal partito, non dal posto di deputato), che viene beccato in flagrante in quello che tecnicamente si definisce un festino. Consapevole del proprio ruolo – segretario del partito che ci finisce la pazienza col richiamo ai valori, all’identità cristiana, al moralismo senza morale che tanto affascina una parte del centrodestra – Cesa si presenta alla stampa per annunciare di aver accettato le dimissioni dal partito di Mele. E poteva finirla qui, anziché proporre – come ha fatto – di aumentare l’indennità perché chi viene eletto deputato possa portare con sé a Roma la famiglia. Altrimenti la solitudine gioca brutti scherzi. Il povero Mele (si fa per dire) almeno ha sparato versioni diverse in preda al nervosismo. O almeno solo al nervosismo, spero. Ero con lei ma non sapevo il suo mestiere. Sì lo sapevo, ma le ho fatto solo un regalino. Sono orgoglioso di averle chiamato un’ambulanza (e che dovevi fare? Spaccarle la faccia?). Non erano due, erano solo una, l’altra passava di lì a fare due chiacchiere. Insomma un campionario di improbabili scuse giustificate dalla situazione. Ma a Cesa il testo chi glielo ha scritto? Questo Mele, comunque, va tenuto d’occhio, perché sono certo che anche in futuro il ragazzo ci darà soddisfazioni.
Chi di soddisfazioni non pare averne avute è la cittadinanza. Io non voglio fare il moralista né credo che debba essere sommerso di critiche il solo deputato beccato in flagrante. La dico come dicevano dei Kennedy: meglio uno che frega la moglie piuttosto che uno che frega il Paese. Ma di simile a Kennedy, uno come Mele non ha neanche il sopracciglio. E soprattutto quello che penso faccia letteralmente imbufalire gli italiani non è la storia in quanto tale. Poco piacevole, ma molto probabilmente priva di rilievi penali. Quello che fa arrabbiare è la distanza tra quello che i politici dicono e quello che fanno. Quanta ipocrisia nel lottare a parole contro la droga e poi fare i festini; nel difendere la famiglia e favorire coi fatti lo sfruttamento della prostituzione; nell’esigere dagli altri il rispetto di valori che non si vivono in privato.
Quello che uno fa con la vita privata non può riguardare il pubblico, per me. Ma allora non mi fare la morale. Ma allora non andare a dire che la droga fa male ai ragazzi se poi scopri che c’è cocaina ovunque in Palazzo. Perché un cattivo esempio si può sopportare tranquillamente: una presa per i fondelli no.



















