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Prete e educatore: don Lorenzo Milani

giugno 25, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Avevo deciso di scrivere di don Lorenzo, prima che arrivasse a Vicchio il ciclone Veltroni. Mi limito allora ad alcune brevissime considerazioni. Slogan come “I care” e frasi come “Mi sono accorto che il mio problema è uguale al tuo, sortirne da solo è avarizia, sortirne insieme è la politica” sono state in queste ore ricordate non solo da Veltroni. E costituiscono una fantastica definizione di impegno civile: e quindi del don Milani politico, per una volta facciamo senza.
Prima considerazione: il prete don Milani. Non c’è lettura possibile della figura di questo sacerdote senza ricordare (appunto!) che era un sacerdote. E che voleva bene alla sua chiesa anche quando ci soffriva sopra. Prete in mezzo alla sua gente, prete in mezzo al suo popolo, prete dentro una storia. “Non ti chiedo vaste amicizie, combutte, chiesole, movimenti, discussioni profonde con gente che m’è affine, massoneria cristiana di sinistra, società di mutuo incensamento. Mi contento solo che se tu non ne hai di prove schiaccianti tu non mi distrugga quel filo ch’io tenevo di legame alla Ditta, di speranza, quello insomma con cui speravo di non esser più un genio isolato e superiore, ma una intelligente rotellina fra le tante della grande macchina di Dio.” Rotellina della macchina di Dio… Non c’è don Milani senza la verifica del rapporto costante con la Chiesa.
Seconda considerazione: la scuola. Vorrei mettere sul tappeto una provocazione. Ma davvero la scuola alla quale don Milani oggi lavorerebbe è quella per l’uguaglianza di tutti? O, forse, non punterebbe sulla qualità, sul rifiuto della banalità e della mediocrità, sul fatto che i nuovi poveri di Barbiana non sono più i montanari delle nostre colline ormai svuotate, ma i ragazzi rinchiusi a pane, tv e rimbambimento nei nostri condomini? Secondo voi è un insulto sostenere che oggi a non essere più una virtù dovrebbe essere molto più l’ugaglianza o forse l’egualitarismo che non l’obbedienza?

Cervantes non si tocca

giugno 17, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Sul suo conto, notoriamente, ci sono più scuole di pensiero. C’è chi dice che Zapatero è un miracolato del terrore, nel senso che è diventato premier per il grossolano atteggiamento del governo Aznar nelle drammatiche e tragiche ore tra gli attentati islamici dell’11 marzo e le elezioni politiche. Chi dice che è uno statista come pochi si trovano a giro per l’Europa. C’è chi lo vede come un faro di speranza per le sue posizioni sui diritti civili e chi, per gli stessi identici motivi, lo considera uno degli elementi di maggiore pericolo per la morale europea. C’è chi sogna di avercela gente come lui. E c’è chi, semplicemente, proprio non lo sopporta.
Ma non voglio parlarvi di Zapatero. Credo che un giudizio su di lui e sul suo governo sarà dato sul se davvero la Spagna stia accelerando come il PSE sostiene nella direzione infrastrutture/sviluppo. Penso che il giudizio sul governo di sinistra iberico sarà dato da come è stato gestito il problema del terrorismo basco, più che dalle risposte date sul matrimonio degli omosessuali.
Ma lancio un SOS a fermare Zapatero, qualunque sia il vostro giudizio su di lui, quando leggo che in nome della parità (e si badi bene parla uno che ha una giunta metà donne e metà uomini) al posto di Miguel de Cervantes, il grandioso scrittore del Don Chisciotte, si sta cercando di mettere sulle monete da un euro l’immagine di una donna. Così, per par condicio.
Niente contro le donne spagnole, per carità. Per me Penelope Cruz potrebbe stare ovunque. Ma cancellare De Cervantes per un problema di quote, no: penso proprio che si sia passato il limite. Le quote rosa sulle monete mi sembra frutto di una perversione dell’anima o del fatto che c’è troppa gente nel Parlamento spagnolo che non si ricorda più com’è duro lavorare e perde tempo così.
Non lo dico perché amo il Don Chisciotte, no (anche se lo giudico fantastico). Lo dico perché detesto il ridicolo.
Ma dico: toccarmi Cervantes in questo modo. Vi pare possibile?

Ci facessero sognare davvero…

giugno 17, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Ho come la sensazione che al nostro popolo girino le scatole molto più di quanto riusciamo a immaginare. Che questo governo che bofonchia e non decide abbia francamente colmato la misura. Dopo oltre un anno abbiamo un centinaio di membri dell’esecutivo a Palazzo Chigi (record storico negativo); una stagione politica in cui non abbiamo dato un messaggio positivo al Paese nemmeno per sbaglio; un crescendo di rabbia da parte dei delusi e di noia da parte dei fedelissimi. Ci mancavano solo le intercettazioni per chiudere il brillante ciclo e per “farci sognare” nuovo tormentone dopo che lo ha utilizzato Massimo d’Alema al telefono con Consorte e lo ha ripreso Benigni scherzando davanti a un tribunale… Ora, è evidente che non siamo davanti ad una pagina epica della storia della politica. Il collateralismo vario, se c’è stato (e io credo ci sia stato) è francamente sbagliato. Ma è anche vero che non ci sono profili penali. E che usare le intercettazioni come vengono usate è decisamente insopportabile: occorre quindi fare delle regole che valgano per tutti. Non solo per i politici. Spero che ci sia una normativa che difenda i politici, di tutti i colori, dalle barbarie. Ma che come difende i politici, difenda tutti i cittadini: da Lele Mora alla casalinga, dall’imprenditore al giocatore di calcio. Solo che tutto ciò non è sufficiente. Perché le intercettazioni non sono, a mio avviso, il problema numero uno. Il problema numero uno è che la politica sembra aver smarrito se stessa. Sembra non essere in grado di chiarire innanzitutto a se stessa la propria missione. L’antipolitica non è un mostro mitologico. E’ la conseguenza e l’effetto di uno smarrimento. E’ il frutto della non-politica. Del durare per il durare. Del conservare per non rischiare. Del pensare a cosa faccio io da grande e non di come posso rendere grande questa società. Posso provocare? Il dramma non è che qualcuno abbia detto, en passant e per chiudere scherzosamente una telefonata “facci sognare…”, il dramma è che i politici non fanno più sognare nessuno. Non riusciamo, cioè, a scaldare i cuori e i pensieri delle persone. Di un popolo. Magari ci fosse chi riesce a far sognare gli altri non per scalare una banca, ma per sfatare un luogo comune: quello dell’antipolitica come nemico imbattibile. Ci fosse una mission, un progetto, un ideale, un sogno, tornerebbe anche la politica.

Io sto con Bush

giugno 11, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Vorrei provocare un po’. Dicendo però una cosa che penso realmente. E cioè che “io sto con Bush”. Può sembrare un titolo provocatorio. E in parte lo è. Questa newsletter è iniziata nel segno opposto a quello di George W. Bush. I giorni del primo invio a pochi amici delle enews, infatti, erano i giorni della campagna elettorale 2000, in cui speravamo tutti (o quasi) in Al Gore. E nel corso di questi sette anni non sono mancati i momenti in cui criticare la gestione dell’attuale inquilino della Casa Bianca (il quale ci ha messo del suo, con scelte a dir poco discutibili da Kyoto all’unilateralismo). Non solo: sono uno che conta i giorni che mancano alle elezioni 2008, sperando in Obama o in Hillary Clinton. Mi sento un democratico americano, sperando prima o poi di diventare anche un democratico italiano (appena hanno finito di discutere se sia meglio uno speaker o un leader ce lo fanno sapere). Ma proprio per questo dopo il fine settimana che abbiamo trascorso credo doveroso dire che io sto con Bush. Credo sia doveroso dirlo dopo che qualcuno ha imbrattato – vergogna infame – la lapide di via Fani, luogo in cui fu rapito Aldo Moro e trucidata la sua scorta e ha scritto Bush come Moro. Credo doveroso dirlo dopo che per le strade di Roma sono tornati, come a Genova sei anni fa, gli incappucciati. Credo doveroso dirlo quando torniamo ad assistere a scene tanto assurde quanto inaccettabili come quelle di Piazza Navona in cui si compiono atti di vandalismo insopportabili in un paese civile. Mi aspetto qualche critica e qualche email di protesta. Ma io sto con Bush, con il capo di una democrazia, con un Paese a cui noi vogliamo bene. E che quando sbaglia ci consente di criticarlo. E, possibilmente, di mandarlo a casa con libere elezioni. Di questi tempi non mi pare sia una merce frequente…

Qualche motivo in più per credere alla Repubblica

giugno 11, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Naturalmente il fatto di stare con Bush consente e forse impone di essere critici, di discutere, di mettere in gioco le nostre istituzioni. Può accadere che in determinati momenti, di crisi della politica e di crisi della democrazia, venga naturale a ciascuno di noi addirittura di dubitare delle nostre Istituzioni. Ebbene, fortunatamente ci sono gli antidoti, da leggere senza nemmeno le avvertenze. Sto parlando di una straordinaria intervista a Vittorio Emanuele di Savoia, pubblicata stamattina. Un tizio che poteva essere il Re d’Italia. Un tizio che ha detto al telefono cose inenarrabili di signore e signorine, che pare abbia fatto di peggio, che chiuso in cella a Potenza ha pensato bene di confessare all’ignaro compagno di stanza di essere responsabile impunito di un omicidio, eccetera eccetera. Ebbene, oggi questo gigante del pensiero ha rilasciato un’intervista a La Repubblica e in questa intervista è riuscito a dare il meglio di sé, dopo le famose intercettazioni in cui aveva espresso un giudizio non certo lusinghiero per i sardi. Quando in Sardegna gli si ruppe il motore della barca, per una riparazione che non lo convinceva, il principe al telefono si espresse così: “I sardi? Puzzano e basta”. Tanto per essere chiari, nella parte finale dell’intervista, chiede che Potenza gli dedichi una via, una strada. Parole testuali: “Era una città che non conosceva nessuno, l’ho lanciata io. Vorrei che mi dedicassero la strada che porta alla prigione”. Amici, quando proprio le nostre Istituzioni non funzionano, provate a pensare che cosa abbiamo scampato: Vittorio Emanuele re d’Italia. Qualche motivo in più, se serve, per credere alla Repubblica. Qualche motivo in più per volere bene alle nostre Istituzioni.

Politica: più che i costi, il problema sono i posti

giugno 4, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Ormai è l’argomento cool, quello che va di moda, quello che bisogna citare a ogni piè sospinto: i costi della politica, la crisi della democrazia. Domani mattina su Radio Rai anch’io parteciperò a un dibattito con Gianantonio Stella, co-autore del libro “La Casta”. Non c’è dubbio che i cittadini abbiano superato il livello di sopportazione e che il rischio di un’onda di ritorno che inghiotta tutto e tutti è reale, non solo teorico. Ci sono i membri dei consigli di amministrazione che se non sono inutili poco ci manca come gli Ato (e prendono una bella indennità, informatevi) e poi ci sono le società che si autoriproducono, i consorzi che non mollano, i cda che crescono. Un delirio che aumenta vorticosamente i posti, prima che i costi… Del resto la battaglia per dimagrire i costi della politica e abbattere gli enti di troppo in Italia la sta facendo (o fingendo di fare) il Ministro per l’Attuazione del Programma. Cioè, dico: il Ministro per l’Attuazione del Programma. Come prima cosa, il signor Ministro per l’Attuazione del Programma potrebbe dimettersi lui. Una poltrona in meno e nessuno che sentirebbe la mancanza dell’attuatore del programma.
Inoltre la politica perde la faccia non solo quando non riesce a ridurre i propri costi, ma anche (soprattutto) quando non fa il mestiere che le dovrebbe competere. Per fare un esempio: io non ho ancora capito cosa stiamo aspettando a mettere in pratica il piano casa proposto da Rutelli, strumento concreto per parlare al Paese in profondità, per incrociare gli umori reali della gente. Invece talvolta la sinistra italiana mi pare afflitta dalla sindrome del Maggiolino, la vettura Volkswagen che un tempo era indice di popolarità e genuinità e che oggi si è trasformata in realtà particolare, di nicchia e ricercata. Troppo spesso parliamo anche noi solo a una nicchia di mercato. Quando cambieremo, non sarà troppo tardi?

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