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Kouchner e la sinistra

maggio 28, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

La settimana scorsa avevo lanciato la domanda provocazione su cosa pensate della scelta di Sarkozy di offrire il Ministero degli Esteri a Bernard Kouchner, uomo del partito socialista francese, già fondatore di Medici Senza Frontiere e figura di indubbio fascino negli ambienti della sinistra mondiale.
Ho ricevuto molte risposte e la cosa mi incuriosisce molto, segno che il tema è più centrale di quanto io stesso pensassi. Del resto anche i politici nazionali sono entrati di petto sull’argomento, a partire da Veltroni che ha evidenziato come un suo governo futuro avrebbe volentieri “strappato” al centrodestra una personalità del calibro di Gianni Letta.
Qualcuno mi ha contestato per il tono del mio sì: più entusiasta che convinto. Debbo quindi un chiarimento ai lettori delle enews e a me stesso. Ritengo Kouchner l’interprete perfetto di quella idea di difesa mondiale delle parole democrazia e libertà.
Credo che anni di slogan “contro la guerra senza se e senza ma” siano stati drammatici per la sinistra. Nessuno di noi è cresciuto con la fissazione dei giochi di guerra e a me, tanto per chiarire, non piace nemmeno giocare a Risiko, figurarsi l’esaltazione dei valori militari. Ma non c’è dubbio che oggi nel mondo è difficile far finta di non sapere o di non vedere. Al tempo della comunicazione globale, chi fa politica non ha alibi per giocare allo struzzo con la testa nella sabbia. E allora quando si parla di Darfur o di talebani, quando si parla di violenze gratuite e insopportabili, la sinistra non può far finta di nulla. Deve elaborare una risposta che non sia la guerra preventiva e l’unilaterialismo miope dei Bush, ma neanche un certo pacifismo ideologico e inerte che paradossalmente fa il gioco dei macellai e massacratore.
La sinistra che piace a me è quella che quando si separano le donne per violentarle, gli uomini per fucilarli e i figli per far loro assistere a tutto questo (si legge Srebrenica, Europa, 1995) s’indigna e interviene, non richiama le ragioni del pacifismo invitando al dialogo. Non dice “contro la guerra senza se e senza ma”, ma risponde con la forza perché purtroppo – finché non saremo in Paradiso o giù di lì – per rispettare i diritti, è necessario anche, talvolta, usare la forza.
Insomma è la sinistra dell’intervento che non lascia la bandiera della libertà alla destra. La sinistra per me è mandare al diavolo Hitler intervenendo: è inutile cantare Bella Ciao alle manifestazioni pacifiste se poi non si ha il coraggio di fare la propria parte E’ la sinistra che quando ci sono i colpi di machete non impiega undici anni per dormire – il letargo più lungo della storia – per dire poi che lì “scusate tanto, abbiamo sbagliato, c’è stato un genocidio ma ce ne accorgiamo solo ora” come ha fatto pianto di coccodrillo Mister Kofi Annan.
In questa (mia?) sinistra non c’è spazio per i Kofi Annan. Però c’è una prateria intera per i Kouchner.
L’idea che Sarkozy abbia citato la Betancourt e le infermiere bulgare da anni sotto processo in Libia nel suo primo intervento è indice di un’attenzione alla democrazia e alla libertà in tutto il mondo. Ma il rischio che si ripetano gli errori della destra americana nel lavorare in questo senso di marcia è reso meno forte dall’aver offerto a uno come Kouchner la guida degli Esteri Francesi. Io almeno la vedo così. Con Kouchner mi sento più tranquillo…

Giovani e partito democratico: un appello diverso

maggio 28, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Nel suo blog, uno tra i più importanti in Italia, Luca Sofri ha posto il problema della questione generazionale per il Partito Democratico. Potete leggervi da soli l’appello che ha predisposto insieme a un gruppo di amici sul sito. Nel lamentare l’esclusione di under 40 dal comitato, Sofri ha proposto un elenco di dieci nomi da inserire nel Comitato, espressione di forze fresche della società
Tra questi nomi ha messo anche il mio – segno evidente che la classe dirigente giovane di questo Paese è veramente in crisi – regalandomi un po’ di visibilità. Ora, per essere chiari: io non mi sento minimamente in partita per il Comitato del PD. Faccio un altro mestiere e vorrei farlo bene. Quello che manca, davvero, è la capacità di questo futuro partito di suscitare passione, di destare curiosità, di regalare un sogno. Di parlare il linguaggio della gente e non quello degli addetti ai lavori che cicalecciano via agenzia di tutto e soprattutto di niente..
E’ il ragionamento che insieme facciamo da tanto tempo, e che sta alla base di “Tra De Gasperi e gli U2”, per cui mi vergogno anche un po’ a ridirlo… rischio di essere il primo giovane accusato di arteriosclerosi galoppante. Chi chiede spazio in nome della carta d’identità è ridicolo: fa il sindacalista di se stesso, perdendo tempo e dignità. Chi evidenzia invece come la nuova generazione – anche per ragioni anagrafiche – ha qualcosa da dire e da dare al mondo della politica, afferma una banalità che però in Italia sembra essere rivoluzionaria. Provate a chiederlo agli Obama o ai Cameroon, gente che sta tra i trenta e i quaranta, se le loro sensibilità, i loro sogni, le loro priorità sono le stesse dei Prodi e dei Berlusconi.
Inutile lamentarsi del fatto che la politica è in crisi, come stanno evidenziando i principali leaders del centrosinistra, anche alla luce della dura relazione di Montezemolo all’Assemblea annuale degli Industriali. Occorre reagire, andando all’attacco non giocando in difesa. Non è solo un problema di costi economici (anche se ci sono alcune storture incredibili, a partire dallo scandaloso atteggiamento di molti consigli regionali, dalla creazione di inutili province, dal proliferare assurdo di società o presunte tali finalizzate soltanto a dare uno stipendio o un trattamento di fine rapporto ai trombati della politica): è innanzitutto e soprattutto un problema di credibilità. Quando hai la sensazione che il leader politico sia interessato essenzialmente a coltivare il proprio percorso personale, anziché essere – per dirla con le parole di Bono Vox a Tony Blair qualche anno fa – “il depositario dei sogni della gente” il punto non è più se le auto blu costano tanto o poco. Il punto è che un’intera classe politica non parla ai cittadini ma a se stessa. E questo è concettualmente un casino terribile.
Non credo che ci salveranno i giovani. E del resto tra i giovani sono tanti coloro che chiacchierano bene e razzolano male. Quello che ci salverà è la restituzione alla politica della dignità che dovrebbe appartenerle: questa mi sembrava e mi sembra la sfida più affascinante del PD. Se il Comitato del PD prova a lavorare in questa direzione siamo ancora in tempo a salvare il salvabile, non vi pare?

Il genio e la follia

maggio 28, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Quello però che mi preme dire è che il Genio Fiorentino prima che un evento, prima che un festival, prima che un fatto culturale è interamente, integralmente, completamente un programma politico. È l’idea che nel 2007 non si possa amministrare una terra senza parlare di futuro. E questo vale a maggior ragione in una realtà come la nostra dove il passato è talmente grande da rischiare di inghiottirci tutti in una stanca riproposizione nostalgica all’insegna del “si stava meglio quando si stava peggio”.
Il Genio Fiorentino, voluto insieme ad alcuni amministratori che stanno lavorando nei propri comuni con determinazione e impegno, è il progetto politico di chi ama Firenze e non consente a se stesso, in primis, di trattarla come un museo a cielo aperto.
Ecco perché ieri abbiamo voluto celebrare l’ultimo giorno con un’inserzione pubblicitaria con scritto: “Tristo è quel discepolo che non avanza il suo maestro”. Questa la frase di Leonardo da Vinci usata come titolo per la III edizione del Genio Fiorentino che si è appena conclusa. Una frase impegnativa perché la nostra storia è ricca di talento e passione; paragonandoci avvertiamo quasi un senso di vertigine. Ma sappiamo che solo rinnovandoci possiamo vivere il nostro tempo. Per questo abbiamo dato vita a decine di eventi, accolto migliaia di turisti, coinvolto i cittadini nel più bel sogno possibile: ricordare il passato per costruire il futuro. Firenze: il Genio continua.
È quello che vorremmo gridare a un mondo che ama Firenze più di quanto noi amiamo noi stessi…
In ogni caso: ci sarà tempo nelle prossime ore e nei prossimi giorni per fare un bilancio di questa terza edizione. Ma da subito dobbiamo metterci al lavoro per la prossima, la numero quattro. E se la facessimo a febbraio? Oppure: se inventassimo un genio fiorentino che si fa solo di notte? Chi ha idee, possibilmente folli, ci fa un regalo a condividerle. Del resto, come scrive Steve Jobs, genio e follia sono molto vicine: “Ecco i pazzi. I disadattati. I ribelli. I contestatori… Puoi lodarli, disapprovarli, citarli, Puoi non credere loro, puoi glorificarli o denigrarli. Ma ciò che non potrai fare è ignorarli. Perché loro sono quelli che cambiano le cose. Inventano. Immaginano. Curano. Esplorano. Creano. Ispirano. Mandano avanti l’umanità. Forse devono per forza essere pazzi. Altrimenti come potresti guardare una tela vuota e vederci un’opera d’arte? O sedere in silenzio e sentire una musica che non è mai stata composta? … E se alcuni vedono la pazzia, noi vediamo il genio. Perché le persone così pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano”.

A Firenze per la famiglia

maggio 21, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Inizia nella nostra città la Conferenza sulla famiglia, appuntamento promosso dal Governo che prenderà il via nel Salone dei Cinquecento alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del Presidente del Consiglio, Romano Prodi, di molti ministri, a cominciare ovviamente da Rosy Bindi, titolare della delega. Ho letto delle polemiche di chi dice che il Governo ha deciso di muoversi solo su pressione o sotto la minaccia della piazza. L’annuncio della conferenza infatti risale al tempestoso periodo dell’approvazione, in Consiglio dei Ministri, dei Dico e in contemporanea alla risposta delle associazioni che promossero, di rimbalzo, il Family Day. Trovo inutili le dietrologie su chi ha promosso prima cosa: è molto importante, invece, che questo appuntamento ci sia e sia fruttuoso.
Perché la famiglia è davvero un bene di tutti e non c’è ideologia, credo religioso, opinione politica che non veda come il primo strumento di aggregazione sociale e di crescita umana che una famiglia sia messa nelle condizioni di… fare il proprio mestiere. Le trasformazioni del nostro tempo non dipendono certo da un ministero o da un governo; non dipendono nemmeno da un documento dei vescovi o dai provvedimenti di un qualsiasi premier laicista. Il nostro mondo cambia a una velocità impressionante, ma quello che più mi stupisce è che la centralità di questa cellula fondamentale per la società non viene meno, anzi si rafforza.
Come promuovere la famiglia, dunque, è un obiettivo strategico di un Governo. E credo che la conferenza di Firenze sarà utile nella misura in cui ci farà recuperare un po’ di terreno dopo che nel passato di famiglia si è discusso ideologicamente tanto e si è combinato concretamente poco.
Arriviamo a questo appuntamento con le dichiarazioni del segretario DS Piero Fassino che ha stabilito un terreno di discussione molto significativa con Savino Pezzotta, portavoce lo scorso 12 maggio e punto di riferimento per una parte notevole del popolo di Piazza San Giovanni. Fassino, in sostanza, ha aperto le porte a un superamento della proposta sui DICO. Dove sta (stava?) il contendere? Quasi tutti gli oppositori dei DICO non hanno problemi a garantire i diritti di tutti coloro che non vivono il matrimonio: in primis conviventi e coppie omosessuali. Sostengono però che i DICO siano un passo sbagliato non in sé (più volte è stata evidenziata la sostanziale inutilità di tale provvedimento, estenuante compromesso per alcuni, alta sintesi per altri). Sono un passo sbagliato perché – invadendo la sfera del diritto pubblico – difatto costituiscono una sorta di matrimonio di serie B e soprattutto aprono la strada a possibili evoluzioni che investono, in particolare, la possibilità di adottare figli.
Se il Parlamento anziché legiferare con legge ad hoc, cambia il codice civile introducendo elementi di garanzia maggiori per i conviventi e le coppie omosessuali, si raggiunge l’obiettivo di tutelare entrambe le esigenze.
Fassino ha fatto più o meno questo ragionamento. In molti si sono scagliati contro di lui. Personalmente vorrei dire che quando si può trovare una soluzione che raggiunge tutti gli obiettivi prefissati solo un surplus di ideologia impedisce di riconoscerla come una soluzione corretta. È vero, dirà qualcuno: potevano pensarci prima. Indipendentemente da quando ci hanno pensato, possiamo – sotto voce, per carità – affermare che Piero Fassino, su questo punto, per me ha ragione da vendere?
Se partiamo dalla concretezza delle proposte, raggiungeremo tutti gli obiettivi che ci prefiggiamo, partendo dal rafforzamento della famiglia come soggetto fondante una comunità e dalla difesa dei diritti civili per tutti, qualunque fede, identità, orientamento sessuale essi abbiano. Ma i diritti civili sono una cosa seria, da non confondersi con le esigenze personali o gli interessi legittimi.

Una chance all’impossibile: ciao Tony!

maggio 14, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

C’è bisogno, insomma, di fare qualcosa di simile a quello che ha fatto in dieci anni di sfide quasi sempre entusiasmanti Tony Blair. Il premier inglese, che diventerà ex il prossimo 27 giugno, ha raggiunto la sede del Labour Party del comune di Sedgefield nel quale iniziò ad impegnarsi. E lì ha dato l’atteso annuncio delle ormai prossime dimissioni. Mi ha molto colpito la cronaca dei primi passi in politica di quello che sarebbe divenuto uno dei più longevi premier britannici. Si tratta di una vicenda tanto fantastica quanto difficilmente replicabile da noi. Dunque, da quello che ho letto, nel lontano 1983 un giovanissimo Blair si presenta in ciò che noi chiameremmo sezione di partito. Bussa la porta, annuncia la propria disponibilità ad impegnarsi, il leader locale (che l’uomo del New Labour vorrà accanto nella conferenza stampa d’addio) lo accoglie e poi lo valorizza. Da noi le sezioni non ci sono quasi più; e se il livello locale – quando c’è – è ben felice di coinvolgere forze fresche, spesso i dirigenti “più alti” rischiano di non assecondare questo desiderio. Un ragazzino – ma anche uno non più ragazzino – corre il pericolo di essere visto come minaccia da una parte del gruppo dirigente: quasi che il singolo costituisca un pericolo all’autoreferenzialità dei leaderini di turno.
Vabbè, lasciamo perdere, ne parliamo un’altra volta…
Dunque Blair inizia il proprio impegno a Sedgefield: diventerà membro del parlamento, guida del Labour – che rinnoverà profondamente – e poi Primo Ministro.
Per me uno come Blair rappresenta quasi una figura mitica. È riuscito a riportare la sinistra a vincere nel Regno Unito. Ha saputo svecchiare, non solo dal punto di vista anagrafico ma anche e soprattutto nei contenuti, il suo partito e il suo Paese. Ha introdotto alcune innovazioni sociali e politiche concrete, vicine ai sogni e alle istanze dei cittadini.
Ha saputo capire e guidare il suo popolo.
Oggi in molti fanno la fila a rimproverargli l’Iraq. Per alcuni commentatori ha dato troppo all’America, per altri ha chiesto troppo per sé: non so giudicare e non tocca a me. Quel che so è che non esiste un politico e uno statista infallibile. Ma Blair è stato ed è, tuttora, il modello della sinistra che vince. La sinistra che affronta i problemi veri dei cittadini, non quelli da salotto che affascinano due o tre maître à penser. La sinistra che non ha paura di affrontare i tabù. Ora è giusto anche ribadire con forza tutte le critiche a Blair per l’appoggio all’intervento in Iraq. Ma dovendo fare un bilancio, per quanto possa fare un bilancio uno come me, come si fa a non sottolineare il ruolo importante avuto proprio dal governo inglese per l’intervento militare nei Balcani, che io considero doveroso e che ha avuto come unico punto limite, quello di essere arrivato troppo tardi? Troppi morti e stupri etnici dopo… Ma se è arrivato, è arrivato anche perché uno come Blair non ha avuto paura a svegliare l’Europa che dormiva un sonno ingiusto e ingiustificabile.
Nel giorno dell’addio, vola alto: “La politica forse è l’arte del possibile, ma nella vita occorre dare una chance all’impossibile”. Dare una chance all’impossibile. Come sempre in Blair c’è una capacità di stupire e affascinare che purtroppo molti dei nostri non hanno neanche in dosi omeopatiche…

Il family day…dopo

maggio 14, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Non dovremmo dimenticarci, credo, della pagina di civiltà e di serietà che il popolo del Family Day ha scritto sabato. Al di là del tentativo di strumentalizzazione di qualche politico di centrodestra, evidentemente incapace di leggere nel profondo la realtà del mondo cattolico italiano, mi pare che si possa dire che si è trattato di un bel pomeriggio, speso per qualcosa di grande. Che riguarda tutti, non solo e non tanto le opinioni di un credo religioso. È stata ribadita la centralità della famiglia non tanto come frutto di un insegnamento catechistico, ma come nucleo fondante la società. Come elemento di aggregazione in un tempo in cui spesso vince la disgregazione.
Il grande insegnamento che mi piacerebbe fosse recepito sia a destra che a sinistra è che spesso l’agenda della politica non è l’agenda politica della stragrande maggioranza del popolo italiano. Più volte ci siamo detti che un provvedimento come i Dico semplicemente non scalda i cuori e l’interesse di nessuno se non la cerchia autoreferenziale dei protagonisti della politica. Interessa invece capire come funzionano gli asili nido e quali sostegni dare alla famiglia. Interessa la concretezza di un progetto pragmatico, non gli slogan ideologici. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno. E quando il popolo del coraggio laico si è riunito in un incrocio a metà strada tra l’amarcord dei reduci e l’ostinazione degli ideologici la risposta è stata un flop talmente grande da suonare inatteso persino per chi era a Piazza Navona.
C’è bisogno di andare oltre. Di scoprirsi protagonisti di nuove strade, non solo di rincorrere il tema del giorno dopo giorno rilanciato dalle agenzie di stampa. C’è bisogno – soprattutto intorno alla famiglia che è un bene centrale per tutti, credenti di varie fedi e atei e agnostici – di trovare un terreno d’incontro. Piazza San Giovanni ha vinto due volte perché ha mostrato, nonostante i toni da Armageddon di larga parte della stampa, di non fermarsi al muro contro muro dell’intolleranza.

Tristo è quel discepolo che non avanza il suo maestro…

maggio 14, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

È iniziata la terza edizione del Genio Fiorentino. Confesso di provare un sentimento di grande orgoglio nel vedere come questa manifestazione sta diventando sempre di più una manifestazione di tutti i fiorentini. Di chi vive a Palazzuolo e celebra il pittore Francesco Pagliazzi come dei fucecchiesi che accanto a Montanelli quest’anno hanno organizzato un evento nel nome di Arturo Checchi. Confesso di essere felice quando accade – come è accaduto quest’anno – che le promozioni turistiche funzionino e che la destinazione Firenze mantenga intatto il suo appeal. Confesso di essere felice inoltre quando ricevo lettere o email di persone che ti danno idee, ti stimolano, ti evidenziano una mancanza del cartellone di quest’anno.
Non voglio farla lunga e alluvionarvi coi miei commenti. Mi limito a raccontarvi come e dove ho vissuto io questi giorni. Venerdì mattina abbiamo aperto all’Accademia della Crusca. Qualche mese fa ne avevo incontrato i vertici per concordare insieme alcune manifestazioni che dessero rinnovata linfa e visibilità a questa straordinaria e prestigiosa realtà culturale (che tra l’altro ha sede in un posto molto bello, dove quest’anno abbiamo portato – grazie al FAI ed Elena Marzili – gli studenti a fare da “ciceroni”). Proposi loro un evento, per il Genio Fiorentino, che tenesse insieme due invenzioni della nostra terra: la lingua, ovviamente, e il telefono. È nato così il convegno su come gli sms stanno cambiando il nostro linguaggio e vi garantisco che il livello del dibattito è stato particolarmente interessante. Non solo passato – come ci siamo impegnati a fare per questa edizione del Genio – ma una riflessione su come il nostro territorio vive le trasformazioni sociali e culturali di questo tempo.
Venerdì sera nel Palazzo Medici abbiamo inaugurato una mostra molto bella, organizzata grazie al museo parigino Jacquemart Andrè che ci ha prestato alcuni pezzi del Rinascimento fiorentino che sono… tornati a casa. Tra questi due tavole del Verrochio (si dice che vi abbia lavorato anche il giovane Leonardo) e un’opera di Donatello che non si era mai spostata dalla Francia. Mi piace l’idea che questo Palazzo sia in grado di ospitare non solo eventi di grande impatto come la mostra sul bronzo di Lussino (Apoxyomenos, qui il video) ma anche realtà diverse, cinquantacinque oggetti molto raffinati e particolari. Una scelta meno “nazional-popolare”, ma molto raffinata. Sabato è stato il giorno di Leonardo a Vinci (non è un caso che il Sindaco Dario Parrini sia giustamente uno dei pionieri del Genio Fiorentino) con la presentazione dell’archivio digitale E-Leo. (Si tratta di seimila pagine dai manoscritti e disegni di Leonardo da Vinci consultabili gratuitamente con un programma d’avanguardia che consente di leggere e decifrare i complicati appunti del Genio).
E’ stato anche il giorno di Dante nella sua città. Firenze, infatti, ha costituito lo scenario della seconda edizione di “All’improvviso Dante”, con i cento canti letti non dagli Albertazzi o dai Benigni ma da cittadini comuni che hanno saputo rappresentare nel modo più suggestivo il Poema per eccellenza. Abbiamo avuto classi di scuola elementare che si sono preparati per mesi come pure alcuni sindaci o personaggi delle istituzioni; abbiamo avuto il pittore Talani piuttosto che ragazzi da Israele e dalla Palestina. Alla fine, alle 19.00, dentro il Duomo migliaia di persone hanno letteralmente invaso l’ala in cui tutti insieme abbiamo declamato lo straordinario 33° del Paradiso. Dire che è stato commuovente è riduttivo. Ringraziando alla fine Enrica Maria Paoletti e Raffaella Spadoni – ideatrici dell’evento – e Franco Palmieri, regista, ho pensato che non c’è spirito fiorentino maggiore di questo: un intero popolo che scende in piazza per fare i conti con la propria tradizione e con le domande che dalla Divina Commedia salgono al cuore di ciascuno di noi. Mi sembra bellissimo e ricco di fascino che non ci siamo limitati a una pièce teatrale ma ci siamo messi in gioco: esattamente quello che dovremmo fare ogni giorno amministrando e vivendo la nostra Provincia. E quello che – almeno – dovremmo cercare di fare durante il Genio Fiorentino.
Potrei proseguire raccontandovi del lavoro su Giovanni Papini di questa mattina in rettorato, piuttosto che dell’inaugurazione della mostra “Ragione e Sentimento, Sguardi sull’Ottocento in Toscana” agli Uffizi o di stasera quando Vinicio Capossela per 100 giornalisti si esibirà nel nome di Michelangelo in anteprima all’Accademia davanti al David rispetto all’evento di domani alla chiesa di Santo Stefano a Ponte Vecchio.
Del resto gli eventi sono molti e credo interessanti. Rinnovo l’invito a farmi avere le vostre opinioni su come procede questo Genio Fiorentino il cui motto leonardesco è qualcosa più che uno slogan. È o dovrebbe essere un programma politico: “tristo è quel discepolo che non avanza il suo maestro.”
Ci tengo solo a ricordare come questo pomeriggio, una volta inviata l’enews, andò ad inaugurare un evento organizzato con la Misericordia. Non c’è solo il fiorino e l’economia, la letteratura e l’arte, il grande giornalismo e la storia nel dna dei fiorentini: c’è anche la solidarietà. Ecco perché nel programma di quest’anno presentiamo un’iniziativa sui percorsi della carità con la Misericordia e ospiteremo l’Arci nei prossimi giorni. C’è anche la faccia e il volto della solidarietà e della carità a Firenze. Non dimentichiamocene mai…

Allons, enfants?

maggio 7, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Quando ieri ho sentito l’intervento di Sarkozy, neo eletto Presidente della Repubblica francese, ho pensato a due cose. La prima, banale: dopo mezz’ora dall’inizio dello scrutinio lì già sapevano chi aveva vinto, la sconfitta aveva già telefonato al vincitore e il Paese era fuori dall’incertezza. Vabbè, diranno gli esperti. Niente di strabiliante; però mi ha fatto impressione. Altro che le bandierine di Emilio Fede…
La seconda. C’è una nuova destra in questo pianeta. Ed è una destra, lasciatemelo dire tra l’impressionato e l’ammirato, seria. Una destra che parla di valori. Che non definisce coglioni o infermi di mente gli avversari, anche se non rinuncia alla durezza del confronto. Una destra che rivendica l’amicizia con gli Stati Uniti, che non ha paura di chiedere l’Europa ma un’Europa diversa, che non si stanca di credere nei valori del patriottismo, dell’onore. Una destra che riesce, bontà sua, a far convivere le cattedrali (e forse persino Paul Claudel e Charles Peguy, aggiungo io) con l’Enciclopedia e l’Illuminismo. Tempi nuovi s’annunciano… davvero. Si apre una nuova stagione per la destra del ventunesimo secolo, la destra che va oltre gli stereotipi all’americana del texano un po’ pasticcione e pericoloso. Sarà, ma io credo che si sia aperta una nuova pagina nella storia della destra almeno al pari di quella che esattamente dieci anni fa Tony Blair aprì nella sinistra…

Il Family Day…prima

maggio 7, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Il gruppo in Provincia dell’Udc mi ha chiesto di mandare il gonfalone al Family Day in programma il prossimo sabato 12 maggio a Roma. Ho votato contro questa proposta, perché l’ho giudicata strumentale e tesa a dividere piuttosto che unire.
Il problema di fondo è che l’UDC si è approcciata a questo tema nel modo più banale immaginabile. Ha scelto cioè di sfidare la maggioranza, strumentalizzando l’iniziativa promossa dalle associazioni cattoliche per fini partitici. Ha chiesto l’utilizzo di un simbolo di tutti, il gonfalone, a scopi di parte. E lo ha fatto solo per dividere (o tentare di farlo) il Partito Democratico.
Io sabato 12 maggio sarò a Roma, al Family Day. Ci sarò, scarlattina di mio figlio a parte, con la mia famiglia. Con serenità e a titolo personale.
Sabato scenderà in piazza un variopinto popolo, con tantissime associazioni cattoliche che in passato mai si erano mosse… E quello è il popolo nel quale io sono cresciuto e che sento ancora oggi, profondamente, il mio popolo, dagli scout all’UCID, dai focolarini a varie espressioni del mondo cattolico.
Scenderà in piazza per dire dei sì. Sì alla famiglia, per la quale in tanti chiacchierano e per la quale pochi concretamente lavorano. Sì alla centralità del tema per tutti i politici. E per dire dei No ai Dico e alla minaccia di stravolgere la forma e la sostanza dell’articolo 29 della Costituzione.
E’ del tutto evidente che quando a Firenze il registro delle unioni civili – dal 1997 ad oggi – è stato utilizzato solo da 42 coppie in dieci anni, di cui appena 6 omosessuali, ciò significa che al grande dibattito politico-ideologico non corrisponde la sostanza della realtà.
Ribadisco: “altre sono le esigenze del Paese”. Per me i Dico sono semplicemente inutili, non stravolgono la famiglia e non risolvono nulla. Sono solo un compromesso politico. Quello che serve è il rispetto per tutti. Per chi soffre per le discriminazioni. Qui, certo. Ma anche e soprattutto nella Turchia degli impiegati delle librerie cristiane sgozzati dagli integralisti. Nel Kurdistan Iracheno delle diciassettenni lapidate perchè fidanzate con un sunnita. Nella Cina in cui ogni giorno martiri della fede e della libertà sono costretti a detenzioni e torture atroci. Mi piacerebbe che quando qualcuno pone il tema della laicità non si mettesse in discussione il diritto dei Vescovi di dire quello che pensano senza ricevere proiettili in canonica e scritte minatorie sui muri. E, viceversa, che si avesse tanto rispetto da non arrivare al punto di strumentalizzare anche la famiglia e i gonfaloni per prendere un voto in più.
Il mio popolo non si sentirà mai rappresentato dai Marcello Pera e dai Roberto Calderoli, ne sono certo. Ma anche per questo sbaglia chi bolla quella del FamilyDay come un’iniziativa partigiana e sopra le righe. Sarà sicuramente un pomeriggio di condivisione e di allegria, non di recriminazione truce.

Tesoretto: che fare?

maggio 7, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Mussi e Angius hanno “battezzato” il loro nuovo movimento al ritmo sulle note di Bella Ciao e dell’Internazionale. È divertente perché i fuoriusciti dai DS si lamentano per la scarsa chiarezza della collocazione europea del Partito Democratico. Nel frattempo però la loro collocazione italiana continua ad essere un rebus: con la sinistra antagonista? In un raggruppamento socialista (ma Diliberto e Giordano non vogliono)? Vabbè, buona fortuna a tutti; ne abbiamo un gran bisogno.
Sono rimasto invece molto colpito dalla polemica sull’abolizione dell’ICI e sulle case. La dico piana: il Governo è stato contestato perché ha dato l’impressione (solo impressione?) di fare una finanziaria priva di anima. E che anche le cose interessanti ivi contenute fossero di difficile comunicazione. Arrivato il c.d. tesoretto (i denari cioè che lo Stato si è “trovato” in tasca, provenienti dall’extragettito), in molti hanno sostenuto la necessità – accanto alla riduzione del debito pubblico – di operare una scelta chiara, immediata, che i cittadini cogliessero e che fosse chiaramente un segnale di attenzione per le famiglie. Prodi ha posto il tema dell’abolizione dell’ICI (ovviamente compensando i comuni in altro modo); Rutelli e la Margherita al congresso si sono spinti oltre proponendo un vero e proprio pacchetto casa, che comprendeva l’abolizione ICI sulla prima casa, che si può fare e si può fare subito. Poi Prodi ha cambiato idea (ma perché?) adducendo motivazioni francamente poco plausibili. Mi accusano spesso di essere troppo rutelliano, ma è difficile non essere d’accordo con le parole del Vicepremier.
Io non entro nel merito, sull’ICI e non ICI. Dico solo che una politica che non parli al Paese, ma alle classi dirigenti è una politica perdente e autoreferenziale. Ci sono soldi in più? Si faccia qualcosa di concreto, utile, che rimanga. Non un provvedimento una tantum. Quello sulla casa mi sembrava un progetto interessante e intelligente. Se qualcuno ha idee alternative le tiri fuori. Ma facciamolo in fretta e parlando alla gente. Non ai tecnocrati di qualche ministero, vi prego!

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