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Taliban? No, grazie!

marzo 26, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Capisco la gioia e la soddisfazione per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo. La felicità della sua famiglia e dei suoi colleghi è la felicità di tutti noi, nessuno escluso. Una vita è stata risparmiata e mi pare un risultato degno di apprezzamento. Non mi convincono però alcuni toni entusiasti e soprattutto alcune proposte politiche. Penso innanzitutto doveroso un pensiero all’autista, decapitato dalla furia talebana in modo orribile. Penso alla sua famiglia con la moglie incinta che alla notizia della morte ha perso il bambino di sei mesi: fa male, ma fa anche pensare. E di pensare abbiamo molto bisogno. Io ad esempio non capisco come si possa proporre (lo ha fatto una persona che pure stimo molto come l’onorevole Fassino) di portare i tagliagole talebani al tavolo della pace: se siamo in Afghanistan, indipendentemente dall’opinione del senatore Turigliatto, è esattamente per portare la libertà da questo esercito di integralisti raccapriccianti. Rispetto le opinioni di tutti, ma credo che un pensiero alla moglie incinta di un uomo sgozzato con tanto di macabro rituale per il solo fatto di fare da autista ad un giornalista dovrebbe farci riflettere sulla dignità dell’uomo, oggi, in quelle terre. Forse alcuni destinatari delle E-news non saranno d’accordo, ma io non so come possa essere di pace un tavolo cui partecipino anche i talebani…

Evviva il babbo!

marzo 19, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

E’ il 19 marzo e anche se San Giuseppe non è più una festa nazionale come altrove, me lo fate ricordare che è la festa del babbo? Auguri, di cuore, a tutti i babbi. È un mestiere delicato, il nostro. Ci accusano – non a torto, forse – di vivere in una società deresponsabilizzata e deresponsabilizzante, priva di padri appunto. Ed è un mestiere per tanti versi, dicono, ingrato. Ma (almeno per me) è anche una delle cose più belle al mondo. Fatico a trovare una gioia più intensa di sentirsi chiamare babbo. Sia chiaro: babbo, non papà! Vi immaginate se chiudo la Enews dell’orgoglio fiorentino con un papà che non sa di nulla? W i babbi.
(Enews 172, lunedì 19 marzo 2007)

Banche: cambiare non è un dogma, ma non è neanche un dramma

marzo 19, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

L’orgoglio fiorentino è stato al centro della discussione anche per un’altra questione economica molto importante: il futuro della Cassa di Risparmio di Firenze, impegnata non solo nell’arbitrato con San Paolo per le quote societarie, ma anche, adesso, in lotta con i francesi di Paribas per il controllo di Findomestic, il gioiellino di famiglia se è vero – come è vero – che da questa struttura arriva quasi il 50% degli utili della banca.
Non tocca a me entrare nel merito delle vicende di questi giorni. Leggiamo sui giornali, e non solo sui giornali, che Intesa San Paolo sta mettendo in piedi una proposta molto forte per l’acquisto e il controllo della Banca. Voci di corridoio parlano di concorrenti internazionali pronte ad essere gettate nella mischia.
Ne approfitto per dire tre piccole cose su questo argomento. So di amici che lavorano in banca, professori universitari e economisti, semplici piccoli investitori che magari stanno riflettendo sulla schizofrenia della borsa e anche dei titoli creditizi in questo settore: premetto allora che esprimono considerazioni diverse da quelle qui riportate.
Tre punti, intanto:
1) Ho ricevuto qualche richiesta di intervento pubblico sull’argomento. In diversi mi hanno anche riportato frasi di alte espressioni del mondo economico locale che si sarebbero lamentati per il fatto che le Istituzioni non hanno preso posizioni sulla delicata questione CRF. Voglio essere molto esplicito: di politici che mettono il naso su come vanno a finire le banche, ne abbiamo già avuti troppi. Non tocca a noi, rappresentanti delle realtà locali, “dare la linea”. Anzi. Il mercato faccia il suo corso. Ecco spiegato il riserbo pubblico su questa vicenda. Il che non significa naturalmente che i rappresentanti istituzionali non siano tenuti a informarsi, a conoscere, a mantenere alta l’attenzione per il proprio territorio. Cosa che, garantisco, in questi giorni, è stata ampiamente fatta. Ma occorre anche sapere che queste vicende sono soggette alle regole del mercato e dell’economia, non della politica e del consenso. O almeno dovrebbero…
2) Se è sbagliato dunque tentare di polemizzare su una presunta assenza delle istituzioni, appare quantomeno discutibile il cavalcare demagogico e populista le – peraltro legittime e comprensibili – ansie e preoccupazioni dei lavoratori. È del tutto evidente che in ogni passaggio di proprietà, chiunque tratti, chiunque arrivi, il nuovo suscita attenzioni e perplessità. Sta nella legge delle cose. Penso che il compito della politica non possa essere quello di accodarsi alla paura per un pugno di preferenze, come hanno fatto alcuni strateghi soprattutto del centrodestra. Lo dico con amicizia a chi in questi giorni ha manifestato la propria ansia: non so quale sarà il futuro della Banca CRF. So per certo però che nel mercato globale si sta con dimensioni più forti di quelle che attualmente ha l’istituto di Via Bufalini. Mettiamoci d’accordo: cambiare non è un dogma, perché non lo sta prescrivendo un dottore, ma non è neanche un dramma, perché l’idea che tutto resti com’è non funziona più nemmeno al cinema. Il mondo corre e cambia. È naturale e giusto che in presenza di notizie di stampa continue i sindacati e i lavoratori chiedano garanzie. Ma il principio non deve essere la richiesta di mantenere tutto com’è adesso. Perché nel mondo bancario di oggi – si guardi alle vere e proprie rivoluzioni degli ultimi anni – non funziona più. Occorre anticipare il futuro e forse è vero, almeno in questo campo, che “per stare fermi bisogna correre”.
3) Questo non significa automaticamente che CRF debba passare di mano, intendiamoci. Deve però farci riflettere sul fatto che l’orgoglio fiorentino non si esprime paventando i rischi, ma costruendo soluzioni. I dirigenti e i soci della Fondazione faranno quello che debbono fare: valuteranno, acquisiranno le loro informazioni e decideranno. Per me possono fare accordi con Intesa San Paolo, coi francesi, con i califfi e restare come sono. Ma tutto questo dentro un preciso quadro che non teorizza lo status quo come il miglior mondo possibile: il conservatorismo che si annida dentro il nostro modo di pensare è spesso il vero nemico di questo nostro, affascinante, territorio.

Il senatore incatenato

marzo 12, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Il nostro territorio sta discutendo molto del prestito di uno delle meraviglie di Leonardo “L’Annunciazione” in partenza oggi per Tokyo. In molti sostengono che un’opera di questo genere non possa essere mai prestata e che il rischio è quello di vendere l’anima. Personalmente ritengo fondamentale che un territorio sia capace di salvarsi l’anima, s’intende. Ma abbia anche il dovere – specie oggi nel mondo globale – di vendersi senza svendersi. Non è solo un problema – direbbe il noto filosofo Mike Bongiorno dalla Ruota della Fortuna – di comprare una consonante, la “s”, in questo caso. È un ragionamento più ampio. Oggi che Dubai chiude gli accordi con il Louvre per “brandizzare” le proprie mostre; oggi che la concorrenza turistica e culturale è mondiale; oggi che tutto il globo è a portata di clic, davvero pensiamo di non poter trasportare un quadro in Giappone per qualche mese e con esso l’immagine, il gusto, l’esperienza, il fascino, il richiamo del nostro territorio? Ecco cosa intendo quando dico che dobbiamo venderci, senza svenderci. Ho scritto due righe sull’argomento pubblicate da La Nazione.
“Ho grande rispetto per chi sostiene tesi contrarie alla partenza dell’Annunciazione di Leonardo alla volta di Tokyo. Chi si espone all’esposizione di questo capolavoro può sollevare soltanto due ordini di problemi: uno di carattere tecnico, l’altro legato ad una valutazione politica. Sul piano tecnico oramai abbiamo avuto ampie garanzie sulla sicurezza dell’opera: gli studi scientifici hanno dato il via libera al trasferimento dell’Annunciazione, perchè questo non comporta alcun rischio per il capolavoro leonardiano. Le opere italiane, peraltro, sono sotto la stretta sorveglianza dei tecnici e degli esperti del nostro Paese, decisamente i migliori del settore. E ormai i prestiti sono gestiti con grande perizia: come potrebbero essere organizzate le mostre di cui tanto parliamo come elementi trainanti dell’economia di un territorio? Superato questo primo ostacolo, restano aperte solo valutazioni politiche sull’opportunità di trasferire momentaneamente in Giapppone l’opera di Leonardo da Vinci. Non è il problema di un’opera, ancorchè straordinaria: dobbiamo chiederci quale Firenze immaginiamo per i prossimi anni. Credo che questo territorio non debba rinchiudersi su se stesso e sulla sua storia, ma possa e debba scoprirsi capace di parlare al mondo con tutti gli strumenti a sua disposizione. E non c’è dubbio che il suo immenso patrimonio artistico rappresenti un linguaggio che va oltre le frontiere, le ideologie, le barriere doganali, le differenze religiose e culturali. Non c’è niente di più globale del bello e della bellezza. Prestare Leonardo significa prestare un pezzo di noi, è vero. Ma proprio per questo significa fare i conti con una realtà in trasformazione e aiuta a non rinchiudere il nostro sguardo solo su realtà anguste… Firenze, troppo spesso capitale solo del passato, gusta l’opportunità di mettersi in gioco e di tornare a parlare al mondo. Sapremo coglierla, rilanciando la sfida?”

Intanto ho letto di un Senatore di Forza Italia che si è incatenato per protesta agli Uffizi. Amico Paolo Amato, stai attento: se ti buttano via la chiave, il centrosinistra a Palazzo Madama fa a meno anche di Turigliatto.

Sognando (concretamente) California

marzo 5, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

La missione della Provincia in California è andata decisamente bene. Si è trattato di un tour de force (quattro città in cinque giorni, con una quindicina di incontri totali) molto affascinante e ricco di stimoli. Eccovi un semplice riassunto, super-rapido:
A Los Angeles, nel nome di Amerigo Vespucci, abbiamo presentato l’iniziativa delle 500 camere gratis per i turisti americani. La cosa che mi ha colpito in assoluto di più è stata lo straordinario appeal che anche solo la semplice evocazione della parola “Firenze” suscita nel cittadino medio americano. Dovremmo essere più orgogliosi (e più responsabili) per tutto ciò: non mi stancherò mai di ripeterlo.
A San Diego abbiamo incontrato diverse istituzioni tra cui le due università (la statale e la privata), il Presidente della contea, il mondo dell’impresa e dell’alta finanza (molti i soci di realtà di venture capital). L’appuntamento più importante è stato la firma dell’accordo per la valorizzazione del Palazzo Medici cui concorrerà con propri fondi anche l’UCSD con un apposito gruppo di ricerca del centro Calit2 guidato da Rao Ramesh. Maurizio Seracini, nostro amico e nostro contatto, sarà il punto di riferimento di questa operazione della quale sono sinceramente entusiasta e che aiuterà senz’altro una riflessione più approfondita su questo straordinario scrigno che è il nostro palazzo (che proprio sabato scorso – tra l’altro – ha inaugurato una nuova mostra, molto bella, sull’arte valenciana a Firenze: L’impronta fiorentina e fiamminga a Valencia. Pittura dal XIV al XVI secolo).
A San Josè, capoluogo della contea di Santa Clara, abbiamo innanzitutto incontrato la Commissione per il gemellaggio. Questa contea è stato negli ultimi dieci anni l’ombelico del mondo, non ho paura a definirlo così perché è la verità. Qui ha sede la Stanford University (Palo Alto); qui hanno sede alcuni colossi dell’ICT – il mondo dell’informazione tecnologica – a partire dai già citati Google, Yahoo ed anche Apple, Cisco, HP, Intel, Adobe. I rapporti con la Commissione che si occupa del gemellaggio sono buoni e saranno intensificati, nei settori che fino ad oggi hanno funzionato: manifestazioni culturali, folkloristiche, enogastronomiche, scambi culturali e studenteschi. Fin qui tutto bene. Quello che ho chiesto – credo comprensibilmente – è un deciso cambio di passo nel settore dell’innovazione tecnologica. Firenze spesso è considerata una delle capitali del passato. La contea di Santa Clara, cuore della Silicon Valley, è senza dubbio una delle capitali del presente, se non del futuro. Perché non provare a fare qualcosa insieme?
Sono nati così due incontri ricchi di stimoli e interessanti, uno al Googleplex (Mountain View) e uno ad Apple (Cupertino). Su entrambi non posso dire molto perché, pur avendo telecamere al seguito, non siamo autorizzati. Posso però dire che abbiamo impostato progetti di grandissimo interesse per Firenze. Voglio sperare che riusciremo a concretizzare alcune idee molto significative. Intanto condivido con voi tutto il mio stupore per quello che abbiamo visto, ad esempio alla sede di Google. Non voglio tornare a menarvela per l’ennesima volta con il fatto che quei trentenni sono i veri rivoluzionari di oggi, che il miracolo di Google è la dimostrazione più lampante del mondo che cambia, che se Google è vera – e vi posso garantire che Google è vera – allora le trasformazioni che ancora aspettano la società sono enormi, eccetera eccetera eccetera. So che a molti di voi quando parlo così faccio venire l’orticaria e mi scuso in anticipo. Ma sono sinceramente sbalordito davanti a questa rivoluzione semplice, si fa per dire, che sta attraversando il mondo.
A San Francisco siamo arrivati nell’ultima notte, giusto in tempo per un fugace incontro in questo territorio così ricco di potenzialità italiane e per ripartire alla volta di Francoforte. Ma in tempo anche per stringere utili contatti in vista di una valorizzazione delle potenzialità di scambio dei nostri territori all’insegna – almeno – delle due W: wireless e wine. Collegamenti senza fili, dunque, alla luce del nostro progetto decisamente pionieristico in Italia e riflessione sul vino come elemento caratteristico di crescita e sviluppo economico di un territorio (Napa Valley su tutte).

Libertà è educazione

marzo 5, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

So che sono due parole difficili, libertà ed educazione, ma le considero prioritarie nella realtà che stiamo vivendo e mi piace ricordarle nel momento in cui penso con amicizia a Graziano Grazzini nel giorno in cui abbiamo inaugurato il Torneo di Calcio per le scuole superiori a lui dedicato: per lui il binomio libertà ed educazione era inscindibile. Vi segnalo la storia di Abdul Karim Nabil Suleiman, 22 anni, blogger condannato per aver attaccato l’obbligo di indossare il velo islamico. Penso che anche internet abbia molto a che vedere con libertà ed educazione e, a tal proposito, vi segnalo la notizia dei figli di Bill Gates, “costretti” a stare davanti alla rete non più di 45 minuti. Piccoli gesti significativi o solo campagna pubblicitaria ad arte?
Penso che la politica si occupi troppo di questioni solo per addetti ai lavori e poco di libertà ed educazione. Eppure questa è il vero tsunami che sta affrontando la nostra società.

Il vero padre del PD

marzo 5, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

È morto il vero padre del partito democratico. Tranquilli: i politici non corrono nessun rischio. Il vero padre del partito democratico è infatti l’inventore del biliardino – detto anche calcio balilla – lo spagnolo Alejandro Finisterre. Aveva quasi 90 anni e i giornali hanno ampiamente riportato la notizia. Dico che è morto il padre del partito democratico perché se c’era una cosa che accomunava le parrocchie e le case del popolo… beh, non trovo simbolo migliore del biliardino. Il biliardino come luogo nel quale si riunisce (e gioca, e scherza, e vive) una comunità. Il biliardino come luogo della sfida ma anche della capacità di fare squadra. Il biliardino come unico simbolo che accomunava due mondi divisi in blocchi (questa l’ho un po’ esagerata, ma mi piaceva…). E dunque un augurio particolare perché il dibattito verso il PD sia un po’ più vero e genuino e un po’ meno ideologico e sclerotizzato. Più biliardino, meno ideologia.

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