Un gemellaggio tra passato e futuro
febbraio 26, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Vi scrivo da un hotel della California, dove mi trovo con una delegazione della Provincia di Firenze per questa settimana. Mi trovo a Los Angeles (Santa Monica). Sono qui non perché ho preso un Oscar, purtroppo, ma per una iniziativa comunque interessante.
La Provincia di Firenze è infatti gemellata dal 1987 con una contea della California. E non una contea a caso, ma quella di Santa Clara, cuore della rivoluzione tecnologica degli anni ‘90. Le principali realtà di internet, da Google a Yahoo, non a caso, sono nate e cresciute qui, sia per la forte presenza di università molto dinamiche e spalancate sul mondo, sia per la tenace volontà di alcune società di venture capital di investire in questa direzione. Trovo molto interessante questo spazio d’azione, allo scopo di fare del gemellaggio non già una semplice occasione per qualche visita istituzionale, ma per costruire concrete possibilità di partnership tra i due territori. In questo senso unire il marchio Firenze, simbolo universalmente riconosciuto e apprezzato nel mondo, alla parte più sviluppata della California credo e spero ci porti positive sorprese.
Un derby bipartisan
febbraio 26, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Nel derby della Provincia tra Fiorentina e Empoli complice il mio alto ruolo istituzionale sono stato sorprendentemente bipartisan. Il primo tempo ho tifato per Mutu, il secondo ho tifato per Toni…
Non chiedetevi cosa noi possiamo fare per voi (India seconda parte)
febbraio 20, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Eccovi nuove riflessioni sul mio viaggio in India. Ve le offro come appunti di viaggio convinto come sono che questa occasione sia stata per me un’esperienza molto significativa e ricca di stimoli e spunti. Tante sono state anche le suggestioni di natura politica: l’occasione che ha propiziato il viaggio guidato da Francesco Rutelli infatti era il centenario del primo Satyagraha, la risposta non violenta inaugurata dal Mahatma Gandhi in Sudafrica e poi ripresa nella battaglia politica per l’indipendenza indiana contro gli inglesi.
Proprio alla partenza del volo Rutelli ha sottolineato ai giornalisti come l’incontro con l’esperienza gandhiana fosse stato per lui la molla ispiratrice dell’impegno politico. Il Partito Radicale di allora aveva affascinato molti giovani, prima ancora che con le questioni legate ai diritti civili, con la grande battaglia contro la fame nel mondo. La prima riflessione alla quale ho pensato è stata allora che, al di là del merito delle battaglie del Partito Radicale o di un altro partito, questa idea di affascinare i giovani con un grande obiettivo è fondamentale. Non andremo mai da nessuna parte coinvolgendo i giovani sulla riforma elettorale di turno o sull’unità della coalizione. Arrivi alla politica solo e soltanto se hai una grande idealità, una passione, un sogno. O recuperiamo questa dimensione o disperderemo ogni sforzo e ogni stilla d’energia che pure sarebbe utilissima in questa situazione. Continua a farmi pensare una cosa che ho letto qualche settimana fa in un libro che racconta gli ultimi venti giorni di John Kennedy prima di giurare come Presidente degli Stati Uniti e di pronunciare il celeberrimo discorso: “Non chiedetevi cosa l’America può fare per voi… ”. In questo libro, titolato non a caso Ask Not, Non chiedetevi, viene riportato il commento di un ragazzo che dice: “Mi sono avvicinato alla politica perché con quella frase JFK mi ha chiesto di impegnarmi. Qualcuno mi ha chiesto di impegnarmi”. Mi domando quante energie stiamo buttando via. Quante persone stiamo perdendo?
Arrivati a New Dehli e accolti con tutta la gentilezza e cortesia indiana (io sono un po’ scorbutico e la collana di fiori secchi me l’hanno messa, ma il “bollino rosso” in testa l’ho evitato con uno stratagemma), abbiamo immediatamente percepito la differenza profonda tra i nostri alberghi e la gente stesa a dormire sulla strada che dall’aeroporto portava in albergo. Il giorno dopo, visitando il centro storico, questo squilibrio sarebbe diventato un cazzotto nello stomaco fortissimo vedendo i volti senza sorriso e i corpi pelle e ossa di bambini piccoli accalcati a chiedere l’elemosina fuori dalle principali attrazioni turistiche, correndo dietro i bus rischiando di essere investiti pur di scacciare la miseria.
Abbiamo visitato alcune realtà turistiche di New Dehli, a partire dal Red Fort e dalla Moschea: monumenti interessanti, per carità, ma non mi hanno entusiasmato, nonostante una costante presenza di… fiorentini. Ebbene sì. Fiorentini anche lì. Fiorentini come gli artigiani che al Red Fort nel 1.600 hanno lavorato al restauro delle opere ivi contenute. Fiorentini come i turisti che visitavano nel pomeriggio di domenica il Minareto. Fiorentina come la voglia di Firenze esplosa all’incontro con i tour operators: quando Rutelli ha detto che in delegazione c’era, tra gli altri, il Presidente della Provincia di Firenze, sono stato circondato e ho ricevuto almeno 50 biglietti da visita di realtà turistiche per i quali organizzeremo un workshop tra qualche mese. Il punto problematico vero con il quale dobbiamo fare i conti è che forse solo noi fiorentini non ci accorgiamo della passione con la quale al nostro territorio guardano da mezzo mondo. Firenze va oltre Firenze. Dovremmo ricordarcelo con moderato orgoglio e smisurata responsabilità…
Non capita tutti i giorni di fare colazione con un Premio Nobel per la Pace (naturalmente per colazione io, che sono di Rignano, intendo mangiare al mattino, con biscotti e tè, non la colazione pranzo come dicono quelli eleganti). E invece questo è accaduto con Muhammed Yunus, Nobel per la Pace 2006. Rutelli, che conosce Yunus dai tempi in cui faceva il Sindaco, ha invitato alla colazione anche Gozi – un parlamentare che era con noi – e il sottoscritto. Un’esperienza fantastica, con uno scambio di opinioni a 360′ dall’economia alle istituzioni mondiali, dalla politica all’ambiente. E proprio sul tema ambientale i due hanno convenuto di organizzare nei prossimi mesi a Venezia un convegno sui problemi provocati dai cambiamenti climatici. La scelta di Venezia mi pare molto intelligente e interessante…
Oltre a Yunus c’erano altri due nobel per la Pace: Lech Walesa, decisamente ingrassato (ma mi rendo conto che questa non sia la più significativa tra le annotazioni sul suo conto) e Desmond Tutu. E se l’aspetto fisico dell’arcivescovo sudafricano dimostra che egli è invecchiato da quel 1984 dove – bambino – ricordo l’emozione di quel Premio assegnato a lui mentre Nelson Mandela stava ancora in una prigione, “colpevole” solo del colore della sua pelle. Il suo parlare è stato ricco di commozione e pathos. Sono passati appena vent’anni ma pare un altro mondo. L’intervento di Tutu è stato esaltante e coinvolgente, oltre che molto bello. Tra questi quello di Sonia Gandhi. E’ davvero incredibile vedere come una donna piemontese sia oggi al vertice della principale democrazia al mondo. E mi colpisce il suo amore per questa terra, la sua dedizione per questo popolo.
Potrei continuare a lungo…ma mi fermo. Non prima di aver sottolineato lo stupore per vedere i giornali indiani (tutti senza eccezione) con la testata a Materazzi in prima pagina …ormai è un brand galattico! O di sottolineare – me lo ricordava Beatrice Biagini – quanto siano all’avanguardia le norme indiane sulle pari opportunità e sulle quote femminili (e io che guido una giunta con metà donne e metà uomini, sono felice).
Zigzag
febbraio 19, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Settimana intensa, segnalo:
- L’intervento, molto bello di Sharon Stone: ebbene sì, storcano pure le bocche i moralisti, ma quando una star dice: ” Viviamo in una società dominata dal prozac, in cui si tende a reprimere i sentimenti invece che a esprimerli. Non si parla di certe cose perché si ritiene che faccia male (…) Secondo me tirar fuori la sofferenza è salutare, certe volte sentire il dolore fino in fondo fa stare meglio, mille volte meglio di come ci vorrebbero imporre le regole di una comunità abituata a vivere sotto sedativi” io m’inchino e dico: complimenti signora Stone!
- La stupefacente dichiarazione del responsabile marketing della Michelin Rudloff, per il quale l’omino Michelin che ha segnato intere generazioni è stato fatto dimagrire “per tenere il passo con i cambiamenti della società”.
- La notizia che Mr. Kerkhof, un pescatore australiano – pare un po’ brillo e mi sembra il minimo si sia gettato contro uno squalo perché gli stava mangiando le esche artificiali. E la cosa incredibile è che se l’è pure cavata con qualche strappo sui jeans e basta, per dichiarare al termine di questa avventura: “Quando sono tornato sobrio ci ho pensato e mi sono detto: sono stato un po’ idiota a farlo”. Appena un po’ mister..
- La notizia in assoluto più triste della settimana: quella di un italo americano che è stato trovato morto dopo dodici mesi di silenzio, steso in poltrona davanti alla televisione del suo appartamento vicino New York. La tv accesa, unica a vegliarlo. Ci sono dei gesti che suonano come avvertimenti, nella nostra società sempre meno umana. Questo mi pare uno dei più simbolici…
(Enews 168, lunedì 19 febbraio 2007)
Della e-news e di altre amenità…
febbraio 19, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
In questi giorni gli amici dei gruppi provinciali di AN e di Rifondazione della Provincia, con motivi solo parzialmente simili, mi hanno rivolto interrogazioni e domande d’attualità per conoscere il motivo per cui attraverso il sito e la newsletter racconto ai destinatari le mie opinioni sulla provincia, sulla politica, sul mondo fuori. Persino sul calcio. Ho grande rispetto per chi non ha le mie idee, ovviamente. Ma devo anche confessare che trovo un po’ strano questo tipo di attacco. Infatti l’Enews, che ormai spedisco dall’ottobre del 2000, è un modo per stare in rete, collegati. Non ci vedo nulla di male a confrontarmi con i cittadini che mi conoscono da una vita, e quelli che magari – amici di amici – non mi hanno mai visto (beati loro), ma vogliono sapere di più di Provincia e dintorni, e che magari – in un attimo di imperdonabile debolezza – mi hanno persino votato. Se davvero vogliamo una democrazia partecipativa più forte, più trasparente, con un rapporto più forte tra eletti e elettori, che c’è di male se uno scrive una email o racconta sul sito quello che fa, quello che pensa, quello che dice? Davvero: questa non l’ho capita. Ma mi sembrava giusto informarvi. Anche dalla segnalazione delle critiche passa un legame più autentico, non vi sembra?
(Enews 168, lunedì 19 febbraio 2007)
Della e-news e di altre amenità…
febbraio 19, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
In questi giorni gli amici dei gruppi provinciali di AN e di Rifondazione della Provincia, con motivi solo parzialmente simili, mi hanno rivolto interrogazioni e domande d’attualità per conoscere il motivo per cui attraverso il sito e la newsletter racconto ai destinatari le mie opinioni sulla provincia, sulla politica, sul mondo fuori. Persino sul calcio. Ho grande rispetto per chi non ha le mie idee, ovviamente. Ma devo anche confessare che trovo un po’ strano questo tipo di attacco. Infatti l’Enews, che ormai spedisco dall’ottobre del 2000, è un modo per stare in rete, collegati. Non ci vedo nulla di male a confrontarmi con i cittadini che mi conoscono da una vita, e quelli che magari – amici di amici – non mi hanno mai visto (beati loro), ma vogliono sapere di più di Provincia e dintorni, e che magari – in un attimo di imperdonabile debolezza – mi hanno persino votato. Se davvero vogliamo una democrazia partecipativa più forte, più trasparente, con un rapporto più forte tra eletti e elettori, che c’è di male se uno scrive una email o racconta sul sito quello che fa, quello che pensa, quello che dice? Davvero: questa non l’ho capita. Ma mi sembrava giusto informarvi. Anche dalla segnalazione delle critiche passa un legame più autentico, non vi sembra?
(Enews 168, lunedì 19 febbraio 2007)
Previti e la solidarietà
febbraio 19, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Curiosa la notizia che per scontare la pena Previti sia stato affidato dai servizi sociali al Ceis, centro italiano di solidarietà fondato da don Picchi. Il centro lo hanno fatto da soli, la solidarietà a questo punto bisognerà dargliela noi…
Ambiente e scuole
febbraio 12, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Sul fronte della Provincia al cinema Fulgor di Firenze abbiamo organizzato la proiezione del documentario voluto da Al Gore, “An inconvenient truth”, per gli studenti delle scuole superiori della provincia.
Il film parla della condizione ambientale del pianeta e dei rischi che corre a causa dei gas serra, raccontando la storia del Vice Presidente degli Stati Uniti Al Gore, che ha improntato la sua azione politica a rivelare la “scomoda verità” del riscaldamento globale causato dall’inquinamento.
Abbiamo scelto come data dell’iniziativa il 16 febbraio per il suo valore simbolico, in occasione del secondo anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, e ci siamo rivolti agli studenti delle scuole superiori perché vogliamo sensibilizzare e responsabilizzare i giovani su queste tematiche.
E che l’ambiente sia un argomento da inserire in cima all’agenda della politica non è più un tabù da addetti ai lavori: dopo Arnold Schwarzenegger, governatore della California, repubblicano, che ha strutturato un programma di riduzione delle emissioni di CO2 paragonabile a quello di Kyoto, Tony Blair prima di andarsene da Downing Street pensa a una riforma scolastica che affida agli insegnanti l’educazione ambientale, con energia e riciclaggio fra le materie di studio, mentre in Francia, nella gara tra Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy, uno dei punti focali emergenti è proprio l’ambiente. A Roma ha debuttato la convention nazionale degli ambientalisti per il Partito democratico, con oltre 1000 adesioni, mentre suscita sconcerto la decisione del Governo di impugnare la legge anti-smog della Lombardia, un provvedimento che blocca di fatto i pochi e timidi interventi avviati dalla giunta Formigoni per combattere lo smog.
DICO quel che penso
febbraio 12, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Dopo fiumi d’inchiostro su tutti i giornali, alla fine sono spuntati i benedetti (si fa per dire) Pacs. Che naturalmente non si chiamano Pacs – perchè questo mondo di acronimi si trasforma impetuosamente – ma Dico. Ora la prima domanda potrebbe essere: ma chi gliele trova le sigle al centrosinistra? Qualcuno che non sta bene, diciamo la verità. Una sigla del genere sembra fatta appositamente per suscitare ironie e battute, la peggiore delle quali è senz’altro “Tra moglie e marito non mettere il dico” letta su Il Riformista. Del resto, ormai, siamo abituati alle espressioni strampalate. Ancora vivo è il ricordo di quando l’Unione si doveva chiamare Gad (Grande Alleanza Democratica) finchè qualcuno non pose il problema della incompatibilità di Lerner come speaker ufficiale.
Futilità a parte, vorrei dire sinteticamente e brutalmente la mia, anche per rispondere ad alcune email di questi giorni ed aprire, come sempre, un dibattito tra di noi.
a) Che questo Paese abbia come necessità principe quella dei pacs, dico & giù di lì è un’autentica invenzione. Si tratta essenzialmente di una battaglia mediatica intorno alla presunta laicità della politica. Il tasso di laicità della politica – a mio sommesso avviso – si misura però non su questo tema, ma sul grado di dare risposte non ideologiche ai reali problemi della gente.
b) Che si tratti di una battaglia ideologica che riguarda pochissime persone e ne appassiona (si fa per dire-bis) tante è certificato dall’assoluta inutilità dei registri civili nei comuni che ne hanno approvato l’istituzione. Non è un caso se non ci si iscrive nessuno, non vi pare?
c) Che dall’approvazione di questo progetto passi o meno la svolta laica del Paese mi sembra dunque poco più di una barzelletta.
Per me quindi i Dico sono un provvedimento discutibile la cui necessità mi pare secondaria rispetto a tante scelte che il Governo deve fare.
Dopo di chè, sull’altro fronte:
a) La Cei ha tutto il diritto di dire quello che pensa. Ed è giusto che un legislatore si faccia carico di ascoltare tutte le voci, a partire da quelle più autorevoli. Ma quando il Presidente Napolitano dice che su questo tema occorre trovare una sintesi avanzata con la Chiesa, a mio sommesso avviso suscita perplessità. Dà infatti fiato a chi pensa che la Chiesa sia una controparte della politica, atteggiamento pericoloso. La Chiesa deve poter dire quello che pensa, senza accuse di ingerenza. Ma senza divenire controparte e come tale soggetto pronto alla mediazione.
b) Che siano i Dico a scardinare la famiglia è ridicolo. La famiglia è scardinata dallo scollamento della società, non da un provvedimento di legge. Alla famiglia fanno più male telenovelas e fiction piuttosto che le idee della Bindi o della Pollastrini. Incide nella carne viva della famiglia più la mancanza di un asilo nido piuttosto che la presenza di un dico.
c) L’attenzione che i media riservano alla Chiesa quando parla di questioni etiche è incredibile. Quando parla di Gesù Cristo non se la fila nessuno: perchè?
E’ la Cei che deve parlare meno dei Pacs e più della Buona Novella o sono i media che dovrebbero cambiare rotta? Apro un referendum tra i destinatari delle enews: quale delle due è quella giusta? Si astengano i dorotei desiderosi di rispondere “entrambe”.
Penso che dovremo deideologizzare il dibattito e uscire da questa rissa verbale quotidiana.
Per affrontare in modo serio la questione, occorre ricordare che la famiglia è la cellula della società non perchè lo dicono i cattolici, ma perchè è il fondamento di un modo di stare insieme. E che il matrimonio è un sacramento solo per me e per i tanti che credono, ma per la comunità è un istituto del diritto. Come tale impone assunzione di responsabilità davanti alla società.
Ecco perchè in quanto politico troverei logico “desacramentalizzare” il matrimonio, ed eventualmente agevolare le procedure della separazione che, piaccia o non piaccia, è in costante crescita.
Credi? Sposati pure in chiesa. L’alternativa a questa scelta non è la convivenza (ovviamente del tutto legittima e da rispettare come libera scelta di persone adulte e responsabili) ma il matrimonio civile, che andrebbe valorizzato di più come impegno davanti alla società.
E per persone dello stesso sesso che vogliono stare insieme, le forme per regolare la propria convivenza non mancano. Volete i Dico? Mah… prendetevi i Dico. Ma sia chiaro: il matrimonio è un’altra roba. E, soprattutto, sulle adozioni dei figli neanche si discute.
Liberalizzate tutto, anche il sesso. Ma il matrimonio (e quindi la famiglia) è qualcosa di troppo serio per essere piegato alle polemiche tra ruiniani e zapateriani. Sbaglio?
Gli automobilisti non sono polli da spennare
febbraio 5, 2007 by Matteo Renzi · Leave a Comment
L’altra mattina mi sono proprio arrabbiato, scovando sulla FiPiLi un autovelox “non concordato”. Un autovelox nascosto, uno di quelli messi più per far cassa che non per sicurezza. Ho scritto al Sindaco di quel territorio, la cui polizia municipale è responsabile di aver messo gli apparecchi. “Caro Sindaco, gli automobilisti non sono polli da spennare. Se abbiamo firmato un’intesa per l’abbandono delle postazione mobili, cosa ci fanno sulla FI-PI-LI le pattuglie della Polizia Municipale con l’autovelox?
Questa mattina, percorrendo con la mia auto privata la FI-PI-LI ho assistito incredulo e sbigottito alla presenza, ben nascosta tra le piante dell’area di servizio di San Miniato, di una pattuglia della Polizia Municipale in azione con un rilevatore mobile di velocità, quando – appena due giorni fa – abbiamo presentato pubblicamente ai cittadini il progetto di installazione delle postazioni fisse, sviluppatosi a seguito di un protocollo d’intesa sottoscritto da tutti i Comuni, le Province interessate e la Regione Toscana, che prevede solo impianti fissi di rilevazione della velocità sulla Firenze –Pisa – Livorno.
Considero la presenza di postazioni mobili un fatto molto grave perché viola il rapporto di fiducia con abbiamo voluto instaurare con gli utenti della Sgc FI-PI-LI. Come amministratori siamo chiamati a dare l’immagine di uno Stato moderno e non borbonico. Le multe con l’autovelox non possono essere lo strumento per risolvere i problemi della finanza locale. Mi chiedo e ti chiedo: fino a quando potremo continuare a presentare ai cittadini provvedimenti, intese e accordi che per primi non siamo in grado di rispettare? Fino a quando potremo continuare a considerare gli automobilisti dei polli da spennare e non delle persone responsabili da coinvolgere nella questione della sicurezza stradale?



















