Nonne sull’orlo di una crisi di nervi…
novembre 27, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Due storie incredibili, che senz’altro non vi saranno sfuggite, provengono da due parti del mondo ben diverse. Proporle insieme è forse provocatorio.
La prima storia ruota intorno a Fatima Omar Mahmoud al Najar. Madre di nove figli, nonna di decine di nipoti (anche perché se i figli si sono dati da fare quanto lei e se la matematica non è un optional….). Dopo l’uccisione di un nipote nel conflitto israeliano-palestinese, decide di trasformarsi, a 64 anni, nella kamikaze più anziana della storia. Purtroppo non ci fanno quasi più effetto le immagini di giovani poco più che adolescenti che col kalashnikov in mano, le bandiere dietro, i simboli di Hamas, annunciano nei video il loro testamento e vanno a farsi esplodere. Ci stiamo abituando, ahinoi. L’immagine di questa signora – segnata dalla vita, se è vero che mostra molto più dei suoi 64 anni – è destinata però a rimanere impressa. Kamikaze mancata, peraltro. Non perché abbia desistito, tutt’altro. Scoperta dai soldati, salta in aria. Da sola, fortunatamente, senza procurare nessun morto, solo tre feriti lievi.
Seconda storia, direttamente dagli Stati Uniti. Kathryn Johnston, 92 anni, di Atlanta. Vive sola, in casa. Esce solo per andare in chiesa. Descritta come “deliziosa” dai fedeli con cui condivideva le prediche. Una sera bussano alla sua porta. Lei non apre e mette mano a una pistola. Le urlano “Polizia”. Non ci crede e si nasconde dietro il divano. Gli agenti fanno irruzione (hanno ricevuto la soffiata ovviamente falsa che quella casa è un pericoloso nascondiglio di trafficanti di droga) buttando giù la porta. La vecchietta spara all’impazzata da dietro il divano, modello american film più che american dream, e colpisce tre agenti, ferendoli. Il quarto colpisce lei, a morte.
Capisco che prima o poi si muore tutti. Sperando di non farlo con un corpetto esplosivo addosso o dietro a un divano sparando all’impazzata contro una Polizia oggi comprensibilmente al centro delle polemiche, formulo una speranza: senza alcuna visione retrò e idilliaca, prima o poi qualcuno ci restituirà le nonne, cioè una delle invenzioni più belle del mondo? Non voglio apparire conservatore più di quanto in realtà già sia (poco)… ma la nonna formato Nonna Papera, fiera, lavoratrice, meravigliosa cuoca di torte fatta in casa che fine ha fatto?
Riempita la bocca, ora svuotiamo i portafogli
novembre 27, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Arno. Ci siamo commossi ed entusiasmati per il nostro fiume ricordando il 1966. Dopo essersi riempiti la bocca, adesso per chi governa è il momento di svuotare il portafoglio. Pecoraro Scanio ha annunciato che il Governo ha messo 7 milioni di euro. Senza alcuna polemica la Provincia ha annunciato di buttare sul piatto per il 2007 qualcosa in più: 8,5 milioni di euro (in aggiunta ai 12 di quest’anno). Non sono un decoubertiniano per cui vincere non è importante: a me piace vincere. Ma se il Governo decide di superarci e aumenta gli stanziamenti per una volta non mi dispiacerebbe perdere in questa sfida a chi mette più denaro. Il piano di fattibilità elaborato dalla Provincia ha individuato sette azioni che ci permetteranno di realizzare il Parco Fluviale: difesa del suolo (attuazione interventi del Piano stralcio rischio idraulico dell’Autorità di bacino dell’Arno, due regolamenti per la protezione di risorse idriche sotterranee e il recupero dei laghi di cava); urbanistica (recupero manufatti industriali, progetto cisterne e depositi di acqua); manutenzioni fluviali e recupero delle biomasse dovute all’attività manutentiva); valorizzazione del paesaggio agrario, attraverso la promozione di marchi e produzioni tipiche, e la selezione di operatori per le manutenzioni fluviali); valorizzazione fluviale (realizzazione piste ciclabili, parco delle fiabe, navigabilità fluviale, recupero delle pescaie e produzione di energia elettrica, realizzazione del piano depurazione reflui); società dell’informazione (realizzazione e manutenzione di un portale web dell’Arno, nonché segnaletica del parco fluviale e relativo posizionamento); valorizzazione naturalistica con una cintura verde per l’Arno e la limitazione di fenomeni di inurbamento faunistico). Bene, bravi, bis. Ma ora basta chiacchiere: mettiamo l’Arno in sicurezza!
Contro Fabio Cannavaro
novembre 27, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Dunque Fabio Cannavaro ha vinto il pallone d’oro. E mentre tutti si associano agli evviva per il ritorno sul trono d’Europa di un calciatore italiano, vorrei fare il bastian contrario. Consapevole di inimicarmi larga parte degli sportivi italiani (e per motivi estetici larga parte delle signore italiane), lancio ufficialmente la campagna “sono contro Fabio Cannavaro”. Niente di personale, per carità. Cannavaro è però il simbolo di un calcio che non funziona, non del calcio rinnovato. Cannavaro sta dentro una brutta storia di siringhe, iniezioni, trasmissioni tv che in molti hanno rimosso. Cannavaro è intercettato al telefono con Moggi che gli suggerisce come fare a far saltare il proprio contratto con l’Inter (comportamento non giudicabile al top della professionalità, i presume) e in molti hanno rimosso. Cannavaro arriva a Coverciano questa estate e parla bene di Moggi, lo difende, salvo poi ritrattare e divenire il simbolo dell’Italia di Guido Rossi… e in molti hanno rimosso. E quando la Juve va in serie B, lui saluta e se ne va. Oggi Cannavaro è il numero uno in Europa come calciatore, secondo France Football. Ed è molto bello che in cima a tutti ci sia un difensore. Ma, allora, sarebbe stato meglio premiare – per quello che ha fatto e a giudicare dai gol continua a fare, per lo stile che ha avuto, per la costanza di rendimento lunga oltre venti anni – quel Paolo Maldini che ha annunciato il ritiro a fine stagione. O (e che Dio mi perdoni per quello che sto per scrivere) sarebbe stato meglio persino premiare uno juventino. Sì, uno juventino… ormai l’ho scritto. Uno juventino come Buffon, capace di essere decisivo per il suo club ma anche per la sua nazionale e tuttavia di accettare la serie B e gli scontri con il Frosinone col sorriso sulle labbra.
Il pallone d’oro a Cannavaro mi sembra un messaggio diseducativo e sbagliato.
Donne e pari opportunità
novembre 20, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Oggi il Consiglio Provinciale di Firenze discute di pari opportunità. Argomento che come sapete mi interessa concettualmente essendo io un tenace oppositore delle forme di femminismo ideologico che troppo spesso caratterizzano certe realtà fiorentine (e non solo fiorentine). Ma al di là del fondamentale dibattito del Consiglio Provinciale penso a cosa significhi oggi pari opportunità…
Avevo letto sui giornali della settimana una notizia che mi aveva letteralmente fatto morire dal ridere. So che non è politicamente corretto scriverlo, ma non vedo alternative alla sincerità nella newsletter (se no diventa una roba formale e pallosa che non legge nessuno… ammesso che la leggiate in tanti e se siete arrivati fin qui, alla quinta notizia, meritereste un premio: un manipolo di eroi!). Dunque: apro i giornali e leggo che un alto funzionario dell’Arabia Saudita annuncia più o meno: “noi alla fine diamo anche il diritto di voto alle donne. Perché anche per noi la parità è un valore. Però sia chiaro: il diritto di voto sì, la patente no. Non vorrete mica che rischiamo la nostra e la loro vita consentendo loro di guidare?” Confesso di aver riso a crepapelle e di aver seriamente pensato ad assegnare a questo tizio la delega alle pari opportunità nella mia giunta fifty fifty (la metà degli assessori sono infatti esponenti del gentil sesso): al diritto di voto ci arriviamo, ma non chiedeteci di farle guidare. Chissà come si traduce in arabo: donna al volante, pericolo costante…
E mentre pregustavo di leggermi le risposte indignate alla mia Enews da parte almeno di qualche donna arrabbiata, ho letto una notizia che mi ha fatto smettere di ridere. Proprio in Arabia Saudita, scrive Farian Sabahi su La Stampa, “una vedova, madre di quattro figli, sarà lapidata per aver partorito un figlio sei anni dopo la morte del marito. La sua gravidanza è stata considerata illegittima dal tribunale di Hail, che l’ha condannata a morte per lapidazione. La notizia è stata pubblicata da un quotidiano. La donna non avrebbe presentato ricorso perché “consapevole di dover purificare l’anima per andare in paradiso”. E del resto questo è ciò che prevede la sharia. È difficile crederci, ma queste sono cose che accadono – chissà in quante parti del mondo di cui non sappiamo niente – ancora nell’Anno Domini 2006. Voi potete ridere o non ridere davanti a Crozza-Ratzinger. Ma se non vi indignate, se non ci indignamo davanti alla vedova lapidata davanti ai suoi bambini, forse non è più un problema di pari opportunità. Più semplicemente, si fa per dire, è un problema di dignità umana.
Le Primarie alla Ségolène e quelle finte…
novembre 20, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Grande entusiasmo per le primarie in salsa francese. Ci sarebbe da riflettere accuratamente sul perché. Dico la mia in modo molto semplice e spero non superficiale. In Francia le primarie della sinistra sono state un successo nonostante che abbiano votato in molti meno che in Italia (il rapporto tra partecipanti francesi e italiani è di circa 1 a 11). Solo che da noi i candidati erano sostanzialmente finti, da loro i candidati erano veri. Contro la Royal c’erano Fabius e Strass-Khan. Contro Prodi, Scalfarotto e la Panzino (quella dei disobbedienti, la senza volto, ricordate?). C’era anche Pecoraro Scanio, lo so: quello che aveva detto “Se vinco, mi ritiro e faccio governare Prodi.” Ora a parte il fatto che per far vincere Pecoraro Scanio non sarebbe sufficiente nemmeno Armageddon (fortunatamente!), avete mai visto uno che corre alle primarie per dire “Se vinco io, non vale?” E allora, perché corri? Il problema italiano, allora, è che le primarie sono state sostanzialmente finte. Tanto esaltate e celebrate per il numero di partecipanti; quanto finte nella realtà. Cosa desumo?
Che le primarie saranno uno strumento vero quando consentiranno di litigare sul serio. Quando si contenderanno la leadership del Partito Democratico (e di conseguenza del Paese) i Veltroni, i Rutelli, i D’Alema. Non le Panzino e gli Scalfarotto. E a quel punto – senza alcuna ossessione per lo strumento primarie, che di per sé concorre definitivamente a uccidere i vecchi partiti per come li avevamo conosciuti – il Partito Democratico sarà davvero una realtà da cui non tornare più indietro. Come dite? Sto esagerando?
La finanziaria juke-box
novembre 12, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Spiace dirlo, ma la notizia più brutta della settimana politica è l’intervento sulla finanziaria di Rita Levi Montalcini. Verrebbe da dire: tu quoque Rita…
Intendiamoci: che questa finanziaria non sia proprio un capolavoro (eufemismo) ormai l’abbiamo intuito tutti, con l’eccezione di Padoa-Schioppa che probabilmente crede di aver realizzato l’ottava meraviglia del mondo. Come ha scritto in questi giorni un “rassegnato” Adriano Sofri: “Almeno nei riguardi della Finanziaria, mi sento come un italiano medio, per giunta non ho neanche un interesse personale sul quale regolarmi. Non ne capisco nemmeno quel tanto che mi permetta di esserle contrario. Ho solo voglia di mettere la testa fra le ginocchia, e aspettare la dichiarazione di calamità naturale.” In molti hanno sostenuto che questa legge, che i nostri parlamentari stanno votando, sia una brutta legge, priva di anima. E tutti, senza eccezioni, sono d’accordo sul fatto che abbiamo commesso errori di comunicazione (altro eufemismo: diciamo che l’abbiamo toppata tutta, la comunicazione, così ci capiamo meglio).
E dunque che cosa può aver combinato la Levi Montalcini di così grave da meritarsi il mio disappunto? Tra l’altro una donna straordinaria non solo come scienziata… ma anche come resistente (al Senato la maggioranza si regge anche sul suo voto). Il punto è che quando si è scoperto che i fondi per la ricerca erano meno del previsto, la senatrice a vita ha dichiarato: “A queste condizioni non voto la finanziaria”. Precipitoso intervento del Governo. Correzione apportata. Voto della Montalcini assicurato.
Nessun dubbio sulla necessità di insistere sulla ricerca e il recupero dei cervelli: questa opzione è la vera scelta strategica per il nostro Paese. Quindi: ben vengano denari in questo settore (peraltro, segnalo, bisognerebbe porsi il problema di come si spendono quelli che ci sono… siamo sicuri che il sistema universitario italiano funzioni davvero al meglio?). Ma proprio non sopporto che anche la Montalcini si aggiunga al coro di quelli “O c’è l’emendamento o non la voto”. La finanziaria juke-box dove ognuno – purché sia senatore e quindi indispensabile per la maggioranza – pigia il suo tasto e fa suonare tutta un’altra musica. Ha iniziato, da par suo, el senador argentino, rappresentante degli italiani all’estero, Pallaro. Poi quello della Valdaosta. Poi quell’altro di Roccacannucia. Poi il partitino. Ora anche la Montalcini. No, basta! È una legge dello stato, non un collage; sbaglio?
Pensierino della sera
novembre 6, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Non so a voi. Ma a me l’idea che il babbo di un caduto di Nassiriya, Matteo Vanzan, classe 1981 (rileggete bene: 1981, ucciso da una granata) sia stato offeso, insultato, picchiato al grido di “assassini” a Padova solo perché partecipava ad un evento di Alleanza Nazionale mi sembra semplicemente immondo. Dire che si è trattato di un atto inaccettabile non rende l’idea. Quelli che hanno fatto tutto ciò fanno semplicemente schifo. Almeno: io la penso così. Buona settimana a tutti.
Angeli del Fango, 40 anni dopo
novembre 6, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Straordinaria occasione sabato scorso in Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento: il raduno degli Angeli del Fango, 40 anni dopo. Ho già detto e scritto che oltre a ricordare il passato dobbiamo essere capaci di costruire il futuro (che significa fare le casse d’espansione, in primis, senza ulteriori ritardi). Ma è anche vero – diciamo la verità – che un’occasione come quella di sabato è stata straordinaria per riflettere sul ruolo di Firenze nel mondo.
Non voglio farla troppo lunga o retorica o peggio ancora barbosa. Quando sono arrivato nel Salone dei Cinquecento, mi è venuto incontro uno di coloro che furono angeli del fango, fiorentino, facendomi vedere una vecchia edizione de La Divina Commedia (poteva esserci qualcosa di più fiorentino?) recuperata dalle acque del ’66. Mi ha detto, poi, “E so venuho qui solo per fa du’ lacrime” in slang fiorentino puro. Sinceramente credo che – per una comunità che vuole riconoscersi tale – anche il fare due lacrime insieme costituisca un valore. Certo: non può essere l’alibi per gli amministratori per non occuparsi dei progetti concreti (e maggior ragione, io penso, dobbiamo insistere perché i grandi interventi vadano avanti, anzi subiscano un’accelerata). Ma l’identità di un popolo passa anche attraverso simboli – di tristezza e di rinascita – condivisi. Il far due lacrime di quel signore fiorentino, allora, ha un valore anche per chi come me in quei giorni era lontano anche dai… pensieri dei propri genitori.
E costituisce un monito, una responsabilità, una speranza.
Un monito: non è possibile nel 2006 non avere gli strumenti per prevedere l’emergenza e per prevenire nel lungo periodo. In questo senso sono state incoraggianti le parole spese dal Governo, presente in modo significativo a partire dalla presenza del Vicepremier Francesco Rutelli.
Una responsabilità: noi siamo Firenze. E Firenze non è la stessa cosa di tutto il resto. Firenze è Firenze, col suo carico universale di bellezza: bastava ascoltare le voci dei ragazzi di tutto il mondo presenti ieri in Palazzo Vecchio per comprenderlo. Noi che ci siamo nati, noi che abitiamo questa terra, noi dobbiamo essere coraggiosi testimoni del ruolo di questa città sul monte (c’era anche un altro anniversario in questi giorni…) non passivi spettatori. E forse non lo siamo abbastanza.
Una speranza: gli angeli del fango hanno portato un aiuto concreto. Ma hanno portato soprattutto la speranza. Che è un fatto straordinario, di portata enorme. Quasi disumana nella sua irruenza.
Sabato, insomma, è stata una bella giornata. Con la presenza di tanti personaggi autorevoli, con le esercitazioni, con la protezione civile. Ma soprattutto grazie alla presenza degli Angeli del Fango. Riccardo Chiaberge sul Sole 24 ore Cultura della domenica ha parlato della giornata celebrata a Palazzo Vecchio come di uno dei rari momenti di autentica coscienza civile che abbia vissuto l’Italia dopo la Liberazione perchè in quei giorni di novembre del 1966 abbiamo scoperto di essere un popolo e di avere un patrimonio da salvare. La penso come lui. E, allora, permettetemi il mio personale e sincero grazie a quel folletto vulcanico che risponde al nome di Erasmo D’Angelis. Senza la sua buona dose di follia e di passione questo appuntamento, forse, non ci sarebbe stato.
Tra Capezzone e i guai di Napoli
novembre 6, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Scrive la Jena su La Stampa: “Ministri e leader del centrosinistra stanno applicando a meraviglia il concetto berlingueriano di partito di lotta e di governo. Leggermente modificato però: partito di lotta al mio governo.” Francamente imbarazza l’idea che membri del governo stiano in piazza a contestare politiche (o presunte tali) del governo medesimo. Dove non arriva la dimensione politica potrebbe arrivare la dimensione della dignità. Ma probabilmente chiediamo troppo.
Stucchevole il dibattito di questa settimana, con l’ennesimo diverbio tra Mastella e Di Pietro (peggio che a Beautiful… avranno fatto pace per la 147ª volta! Ma alla fine, come diceva quello, si sposano?) e con la straordinaria invenzione pannellian-capezzoniana per cui i radicali hanno avuto una settimana di giornalate garantite.
Meno male che c’è Walter (Veltroni) e ci riporta di corsa agli obiettivi del Partito Democratico (su cui peraltro non è ottimista neanche lui; figuriamoci gli altri): l’intervista di ieri a Repubblica è molto bella. E sul tema della futura collocazione in Europa del Partito Democratico (come noto, argomento del tutto autoreferenziale che interessa l’1% degli addetti ai lavori, fate voi il conto dei cittadini “normali”), er sindaco riesce a dare una bella scrollata. E respinge l’idea – propria di alcuni ds – per cui il PSE, partito socialista europeo, è la sicurezza, la coperta di Linus cui aggrapparsi nel momento della difficoltà. Veltroni dice che il PSE, per primo, deve cambiare. “Non dobbiamo mai dimenticare che nel socialismo europeo ci sono Blair e Zapatero. Di fronte ai grandi temi della politica, non c’è e non ci può essere un grande Moloch, che resta sempre uguale a se stesso. Anche la parola socialismo ha bisogno di essere ripensata, nel terzo millennio” Al che l’intervistatore, perplesso ribatte “Finchè lo dice Rutelli, si spiega. Ma se lo dice anche lei, la questione cambia…” Non male, lo segnalo en passant, la ripresa di Veltroni: “Senta, non dobbiamo aver paura della verità… Perché non sentirsi parte di una grande e non indistinta cultura di centrosinistra riformista, che proprio perché non ha vincoli ideologici non ha bisogno di legittimazione e dunque di moderatismo?”…



















