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Zio Paperino in Santa Croce

settembre 25, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Scrivo dalla camera di un albergo a Milano dove quest’oggi presentiamo un accordo innovativo, tra la Walt Disney e la Provincia di Firenze – tramite l’Apt – per presentare Firenze alle famiglie italiane, partendo dai bambini. Un’idea diversa. Presentare Firenze non con i soliti cliché, ma attraverso una sorpresa. Che i bambini apprezzeranno (speriamo!) con loro le famiglie, per le quali Firenze deve tornare ad essere un punto di riferimento accogliente.
In generale una considerazione: Firenze non può essere presentata sempre e soltanto come quella realtà da supermarket di una cultura priva di una originalità, anche comunicativa. Ogni giorno, a Firenze, è doveroso ripartire e innovare, altrimenti diventiamo un territorio che muore su se stesso. Ovviamente Zio Paperino che parla di Santa Croce non risolve tutti i problemi. Ma è il segno di voler giocare all’attacco, di non star chiusi in difesa ad aspettare che il mondo ci cambi intorno senza che noi si tocchi palla.

Dell’eutanasia e del rischio dei cattolici in politica

settembre 25, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Scoppia di nuovo un dibattito nazionale intorno ai temi dell’eutanasia. Sapete come sono andate le cose nelle ultime 48 ore. C’è un uomo di 60 anni, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni e malato terminale di distrofia muscolare, che rivendica il diritto a morire. Si chiama Piergiorgio Welby e scrive un appello al Presidente della Repubblica.
Il quale Presidente della Repubblica non si limita a rispondere come a una formalità. Fa sapere di essere coinvolto, come uomo e come Presidente. Di essere umanamente colpito dalla vicenda. E auspica che il dibattito politico affronti questo argomento (credo che al Senato si debba discutere di un progetto di legge legato al c.d. testamento biologico).
Non condivido il tentativo, proprio del giro Capezzone&company di trasformare la vicenda di Welby nell’ennesima icona. Nell’ennesima questione da scaraventare in piazza a un dibattito che viva sull’onda dell’emozione. Almeno sulla morte – io dico – non dividiamoci. Non facciamo battaglia politica di parte, non utilizziamola come bandiera ideologica per gli uni o per gli altri.
I temi del testamento biologico, della sofferenza, di come accompagnare il malato a quella che – prima o poi – è un’esperienza che tocca a tutti, non sono questioncine su cui fare una campagna elettorale. Toccano la dignità stessa della vita.
Criticati i Pannella-boys, pongo un problema a me stesso e a tutti coloro che fanno politica in quanto cristiani. Temo che non sia lontano il giorno in cui ci chiederanno di dire la nostra – in quanto cristiani – solo quando si parla di fecondazione più o meno assistita ed eutanasia. Intendiamoci: niente di male. Del resto, non c’è cosa più grande, ovviamente, di nascere e morire. E delle regole collegate a tutto ciò. Ma non vorrei che ci specializzassimo solo su questo (lo dice uno che non è andato a votare per il referendum e lo ha spiegato con chiarezza sui giornali locali, anche e soprattutto quelli di segno culturale opposto). Dico non vorrei che ci specializzassimo su questo dopo aver letto l’ennesima intervista della (pur brava) Paola Binetti, che è su Repubblica, su la Stampa e ovunque quando emergono certi temi. Non siamo specializzati solo su questo. I cattolici fanno bene a dialogare sul nascere e sul morire. Ma nel mezzo c’è la vita. E io credo che uno impegnato in politica in quanto cattolico possa avere il diritto di parlare anche di quello che c’è in mezzo, non solo di un pur importantissimo embrione o di un altrettanto significativo testamento biologico.
Avverto forse il rischio di una ghettizzazione del nostro pensiero politico. E credo sarebbe un errore per l’intera società, non solo per i cattolici. Una società che si preoccupa di una frase del Pontefice, ma dice poco di quello che accade ancora oggi in Darfur nel Sudan dimenticato o dell’articolo 301 del codice penale turco per il quale una scrittrice viene processata – e alla fine assolta forse solo grazie alle pressioni internazionali – solo per aver osato ricordare il genocidio armeno del 1915. Una società che preferirebbe vederci relegati a discutere solo di morale ed etica. E siamo sicuri che anche alcuni tra i cattolici non preferiscano chiudersi nella riserva indiana della morale per abbandonare la prateria della politica?

Oriana, una fiorentina

settembre 25, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Mi scrive un cittadino, che si firma con nome, cognome e la definizione “fiorentino e antirazzista”, lamentandosi della mia dichiarazione in morte di Oriana Fallaci in cui ho parlato di lei come di una delle più forti espressioni della fiorentinità. Un altro si è lamentato di una dichiarazione fatta a “Il Corriere della Sera” in cui ho espresso parole favorevoli alla intitolazione di una via alla Fallaci. Ora, ciascuno è libero di dare la lettura che vuole alla figura di questa giornalista, capace di incalzare in modo efficace i grandi – o presunti tali – del mondo, ma credo sia dura contestare la fiorentinità della Fallaci. L’immagine più fiorentina della Fallaci che porterò dentro di me, per averla come tutti letta sui giornali, è il dialogo con Khomeini, messo sotto accusa dalla Fallaci in una intervista per la condizione femminile, a partire dall’abbigliamento. E quando l’Ayatollah risponde all’ennesima provocazione: “Le nostre tradizioni non sono affari suoi. Se non le piacciono questi vestiti, non è obbligata a indossarli”, la Fallaci risponde “Molto gentile da parte sua, Iman. Visto che me lo ha detto lei, mi tolgo immediatamente questo stupido straccio medievale”. Si può dare o meno una lettura ideologica degli scritti della Fallaci. Questo non impedisce però di considerarla una delle più grandi scrittrici del Novecento, una delle più straordinarie pasionarie della libertà e della democrazia, e – scusate se è poco – una delle più grandi fiorentine.
E il Presidente della Provincia di Firenze, che comprende le dolci colline di Greve e i luoghi della resistenza cittadini – entrambi cari alla Fallaci – non può che essere orgoglioso di una donna che ha amato Firenze, rappresentandone la grandezza nel mondo.
(Enews 148, lunedì 25 settembre)

L’azienda unica dei rifiuti

settembre 18, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Incredibile le polemiche che qualcuno sta alimentando sulla mia proposta di un’azienda unica sui rifiuti. Com’è noto, dopo che la Provincia ha approvato il piano dei rifiuti ho trovato naturale “provocare” il mondo politico fiorentino, per arrivare a una sola azienda dei rifiuti. Ho trovato molte resistenze, specie nel management di alcune aziende.
Ora, io vorrei farla breve: i sindaci di Milano e Brescia, Moratti e Corsini danno il via alla fusione AEM-ASM, dando mandato alle rispettive società per l’elaborazione – entro il 2006 – di un piano industriale congiunto. Si tratta di una realtà da 2,2 milioni di clienti con un fatturato aggregato di 4,8 miliardi e utili netti per 454 milioni di euro. Chiedono loro, inoltre, di iniziare a ragionare con ENìA (nata dalla fusione tra Parma, Reggio Emilia, Piacenza)
La genovese AMGA e la torinese AEM si mettono insieme, con 1,8 miliardi di fatturato, quasi 280 milioni di margine operativo lordo e 1 miliardo di investimenti nel prossimo quadriennio
Non è il caso di scomodare Intesa–San Paolo né la Fiat che per stare sul mercato globale arriva a fare l’accordo con gli indiani di Tata e lancia la prima auto low-cost.
In un mondo globale che si fonde per non morire, vi sembra davvero impossibile mettere insieme Pelago e Scandicci? Impossibile unire Sesto e Pontassieve? Mah….

Zibaldone

settembre 11, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Tanti pensieri in libertà in questo 11 settembre 2006. Dalle grandi notizie, a partire ovviamente dalle strane sensazioni che provoca leggere le storie dei bambini orfani nell’anniversario dei cinque anni dalle Torri Gemelle o scoprire l’ultimo sondaggio per cui il 36% crede che la Casa Bianca sia dietro al complotto dell’attentato di Osama alla ragazza indiana che si è suicidata a Modena perché – rimasta vedova – doveva essere riportata in India per sposare con la forza un settantenne. Per passare alle curiosità più stupide: ma al presunto Re Vittorio Emanuele, intercettato in carcere mentre “rivendica” di aver fregato i giudici che lo avevano scagionato dall’omicidio di un bagnante all’Isola di Cavallo, i testi chi glieli scrive? Il signor Tafazzi? Condanno, come tutti spero, l’eccesso di intercettazioni, ma questo in carcere si vanta di aver fregato i giudici, riconoscendo dunque di aver ucciso un uomo… Mah. Incuriosisce invece il fatto che sex non sia più la parola cliccata su Internet (ora è diventata business; speriamo per gli internauti che funzioni meglio di sex…) alla banchiera sessantenne miliardaria, Monica Wong, che ha ottenuto un risarcimento di 8 milioni di dollari per essere stata definita dai propri insegnanti di ginnastica “vacca pigra che non muove il culo”. Ma forse la notizia più curiosa della settimana è quella dello scorso 8 settembre, quando i media hanno riportato la ricerca della Manchester Metropolitan University per la quale bisogna smettere di giudicare gli animali con i soliti miti leggendari, che si dimostrano sbagliati. Secondo questi ricercatori i delfini sono meno intelligenti dei pesci rossi, ai topi il formaggio piace meno di tante altre cose, i lupi non ululano alla luna piena, gli struzzi non insabbiano la testa, gli elefanti non temono i topi. Ora, io non so se le conclusioni di questi etologi siano vere. So che mi piacerebbe tanto che se vengono smontati i pregiudizi e i luoghi comuni sugli animali, qualcuno facesse altrettanto per i luoghi comuni sui politici. Chiedo troppo?

Ciao Graziano, avversario leale amico vero

settembre 11, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Ci ha lasciato all’improvviso Graziano Grazzini, capogruppo di Forza Italia in Provincia. Una persona seria “nonostante il partito cui appartieni”, come gli dicevo spesso. Mi ha sconvolto e commosso la straordinaria lezione di dignità e fede che è venuta da sua moglie Giovanna e dai suoi quattro figli, Anna, Giulio, Francesco e dal piccolo Gabriele di tre anni. Lo commemoriamo in Provincia. Ma dovremo inventare qualche idea per commemorarlo anche fuori dalle stanze dei nostri palazzi. Perché Graziano lo merita davvero. Sarebbe bello far affiorare, in queste ore, i ricordi personali di questo “cristiano impegnato in politica”, come lo hanno definito – a ragione – tutti, ma soprattutto di un uomo appassionato della vita.
Questo il testo di un ricordo che io ho scritto per La Nazione (e che è stato pubblicato quasi integralmente):
Il cuore di Graziano Grazzini – che lo ha tradito mercoledì pomeriggio – era un cuore grande capace di amare. Nessun sentimentalismo, nessun retorica: chi lo ha conosciuto, amici, avversari, conoscenti, elettori, sa che era proprio così. Tutto il resto potrebbe essere in più. Un cuore capace di amare la politica per la cui dignità Grazzini ha sempre combattuto; ma non è mai stato uno di quelli per cui la politica era tutta la vita. Anzi.
Proprio perché amava la politica ne riconosceva i limiti.
Graziano amava molto di più la vita, gli amici, la Chiesa e amava teneramente la sua famiglia, la moglie, i figli.
Per il suo cinquantesimo compleanno inviò a me, come ad altri amici un sms, che ancora conservo, che iniziava con queste parole: “Oggi cinquantenne, lieto e grato”. Lieto e grato: questo è stato il modo con il quale Graziano ha camminato con noi. Lieto perché capace di sorridere in un mondo immusonito. Capace di guardare al positivo della realtà. Grato perché capace di dire grazie e di stupirsi dei doni ricevuti. Non voglio dare l’impressione di un personaggio del libro “Cuore”: era un mio amico ma anche un mio avversario politico. Avversario rigoroso, duro, tenace.
Abbiamo discusso molto su tutto: dalla globalizzazione al calcio (tifava per la Juve, nessuno è perfetto), dalle critiche alla “cultura dominante” alla libertà di educare e di essere educati. Ricordo una discussione, dopo la morte di Don Luigi Giussani nel febbraio 2005, in cui mi spiegò quale valore aveva per lui aver incontrato un carisma e un’esperienza che lo rendevano felice, aver “incontrato una paternità commossa rispetto al destino dei propri figli”.
Mi sorprendo a pensare all’affettuosa vicinanza, quasi da fratello maggiore, al momento della nascita di mia figlia Ester. Ricordo ancora le discussioni sul biglietto di Natale di quest’anno della Provincia che riportava la frase del Paradiso in cui Dante parla della Vergine “di speranza fontana vivace”. Era una frase che gli era cara, così come è cara a tanti amici del movimento al quale ancora oggi appartiene. Comunione e Liberazione viene considerato mediaticamente troppo spesso soltanto per le polemiche politiche mentre in realtà è soprattutto una straordinaria esperienza di fede.
So che un Presidente della Provincia dovrebbe ricordare il capogruppo dell’opposizione parlando di politica. Mi scuso se non l’ho fatto e non perché a Grazzini non avrebbe fatto piacere. Era uno di quelli che non si stancava mai di appassionarsi. Del resto è morto alla sua scrivania di rappresentante dei cittadini. In politica era un combattente. L’ultima volta che ci siamo sentiti, mentre parlavamo della libertà nell’impegno politico dei cattolici (tema che era gli era particolarmente caro), ci siamo lasciati dandoci appuntamento al Consiglio Provinciale il lunedì successivo.
In quella sede avremmo dovuto discutere delle scelte politiche che hanno portato a modificare la giunta provinciale. Graziano mi aveva promesso: “Te ne dirò tante, ma tante…”. Quel lunedì in Consiglio non ci sarà, non prenderà la parola come tante volte ha fatto alzandosi verso la Presidenza e chiudendo i bottoni della giacca – gesto semplice che compieva sempre “come segno di rispetto verso le istituzioni” -. Sarà presente nei nostri discorsi perché lo ricorderemo a noi stessi e alla nostra Provincia. Se mi consola il pensiero che oggi Graziano abbraccia l’Infinito e comprende il Mistero, mi sconvolge però l’idea di non vederlo più nel suo banco, tagliente e tenace oppositore, ma anche amico vero.
Nonostante la politica, a prescindere dalla politica e oltre la politica.

Ricordare Graziano non è facile, ma sarebbe bello che chiunque tra voi avesse momenti di incontro e di rapporto personale – essendoci stati espressamente richiesti – ce li facesse avere per essere consegnati alla moglie e agli amici. “Il nostro cuore non si è perduto, i nostri passi non hanno smarrito la tua strada” abbiamo cantato al funerale. Nonostante la tristezza di queste ore, io ci credo davvero.
(Enews 146, lunedì 11 settembre 2006)

La guerra infinita

settembre 4, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

L’estate ha conosciuto ancora una volta la guerra. In particolar modo quella combattuta sul territorio israeliano e libanese. Combattuta su quel territorio, ma in realtà l’ennesima puntata di una guerra senza fine in tutto il Medio Oriente. Non ho la competenza per affrontare sotto il profilo geopolitico chi ha vinto, chi ha perso. Ho però letto, come tutti, qualcosa sui giornali. Ho letto assurdità enormi, come quelle di chi vuole negare a Israele il diritto di esistere o quelle di Gino Strada per cui in Afghanistan “si stava meglio coi talebani”. Ho assistito a un recupero di centralità dell’ONU (speriamo che serva) e a qualche ambiguità tra chi è favorevole a mandare i militari in Libano, ma non altrove… Politica a parte, abbiamo però anche letto qualcosa di straordinariamente toccante.
Il saluto di David Grossman, uno scrittore israeliano che si era speso a favore della guerra, e poi aveva inviato un appello per la pace, cui qualche ora prima della tregua (un po’ come in “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, ma questo non era un libro) il conflitto ha strappato il figlio Uri, morto in un thank israeliano. Le parole di Grossman – che incontra il dolore più atroce per un uomo, l’insopportabile e antinaturale sopravvivere a un proprio figlio (“Mio caro Uri, sono ormai tre giorni che quasi ogni pensiero comincia con “non”. Non verrà, non parleremo, non rideremo. Non ci sarà più questo ragazzo dallo sguardo ironico e dallo straordinario senso dell’umorismo. Non ci sarà il giovane uomo dalla saggezza molto più profonda di quella dei suoi anni, dal sorriso caloroso, dall’appetito sano. Non ci sarà quella rara combinazione di determinazione e delicatezza. Non ci saranno il suo buon senso e l’assennatezza del suo cuore.”) – sono di straordinaria profondità. Se facciamo uno sforzo per pensare che il figlio di Grossman era nato il 27 agosto 1985, e proviamo a ringraziare (Dio, la sorte, il caso, la storia, ognuno scelga ciò che preferisce) per essere nati in un Paese che non è in guerra da decenni, forse non facciamo male… Provate a pensare a chi conoscete di ragazzi che hanno 20, 21 anni. E pensateli in una guerra. Dirà qualcuno: basta leggere le lettere dei condannati a morte della resistenza per capire il valore di una vita distrutta in guerra. Vero, verissimo. Ma a me la morte di un ragazzo dell’85 in guerra sembra così incredibile. Ancora Grossman: “Vorrei che sapessimo dare gli uni agli altri questo amore e questa solidarietà anche in altri momenti. È forse questa la nostra risorsa nazionale più particolare. Vorrei che potessimo essere più sensibili gli uni nei confronti degli altri. Che potessimo salvare noi stessi ora, proprio all’ultimo momento, perché ci attendono tempi durissimi.”
(Enews 145, lunedì 4 settembre 2006)

Metà donne…

settembre 4, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Sulle pari opportunità, non cambio di una virgola. No al femminismo ideologico e sì agli asili nido; no ai contributi a pioggia ad associazioni sconosciute e sì alle convenzioni con chi agisce concretamente contro la violenza; no agli slogan e sì ai fatti. Solo che non basta. Sono i giorni della polemica contro il Governo Prodi, povero di donne nell’esecutivo. Lancio una proposta politica: visto che qualcuno ha scomodato persino 1500 cittadine per darmi del discriminatore sessuale, sono pronto da subito a chiudere la vicenda, ormai stagnante con un atto di coraggio dei partiti: metà donne e metà uomini in Giunta.
Mi sembra un modo corretto per dare una chiusura politica a una vicenda lunga e francamente difficile da spiegare anche agli addetti ai lavori, figuriamoci ai cittadini. Sono consapevole che così facendo dovrei cambiare alcuni assessori (a meno di non costringerli a viaggi a Casablanca per cambiare sesso, tour che francamente – checché se ne possa pensare di un posto da assessore in Provincia – non mi pare consigliabile). Ma sono anche consapevole che la politica ha delle regole che vengono prima dei destini personali.
È nata dunque una Giunta con sei donne, sei uomini e con tanti giovani. Per la prima volta da qualche anno siamo andati in ferie senza litigare coi DS. Bene così! Ora tutti al lavoro.

Identità e appartenenza

settembre 4, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Sono ovviamente tante le occasioni di riflessione che ci sono state regalate da questa estate. Rimane, credo, negli occhi e nel cuore di tutti lo sguardo che emerge dalle foto-tessera di Hina, la ragazza pachistana uccisa a Brescia dal padre, aiutato da parenti e membri del suo clan, per aver osato trasgredire l’ordine di non vedere più il ragazzo italiano di cui era innamorata.
Davanti a un dramma del genere, stupiscono molte cose:
- che qualcuno invochi le attenuanti “culturali” per un tale gesto. A me se qualcuno dice: “Sono abituati così, bisogna capirli, anche se non condividiamo” viene il sangue agli occhi. Uccidere la figlia perché sta con un italiano (o con un neo-zelandese o un congolese) merita tutte le aggravanti, non qualche attenuante sociologica.
- il silenzio delle associazioni femministe: tragicomici gli articoli de La Stampa di questo agosto in cui alcune protagoniste spiegavano di non aver preso posizione sulla vicenda perché erano “in ferie”.
- la superficialità della risposta marcelloperista al grande tema del confronto tra culture: e francamente continuo a non rassegnarmi all’idea che l’ex-presidente del Senato, molto più sensibile alla demagogia che non alle grandi questioni dell’identità, divenga l’icona di una parte del mondo cattolico. Paradossalmente la proposta più interessante e saggia viene proprio da un cardinale, per di più molto legato a CL, quale Angelo Scola, che parla di confronto culturale in modo intelligente e totalmente altro rispetto agli sproloqui di Pera. Chi legge Scola non osanna Pera…
Del resto, il filo logico che lega gran parte delle notizie di questa estate sta nel bisogno sempre più urgente di trovare le strade e le regole per una società multiculturale che già esiste. Quando Berlusconi, a Rimini, dopo aver opportunamente mostrato come il trapianto di capelli alla nuca sia perfettamente riuscito, afferma che lui è per restituire “l’Italia cattolica ai cattolici”, intanto sarebbe interessante che il nuovo paladino di Santa Romana Chiesa ci spiegasse a quale corrente di pensiero teologale ispira la sua estate, che Gad Lerner definisce “una villeggiatura da settantenne in calore tra veline, metorine e carampane varie”. Sia chiaro, ognuno con la propria estate fa quello che vuole e a me, per di più, il Cavaliere sta anche simpatico con la voglia di vivere che esprime… E’ che non ce lo vedo a parlarmi di dottrina sociale o dell’eredità di De Gasperi quando esce sudato alle tre del mattino da una discoteca frequentata da teenagers: che stia anch’io diventando comunista?
Ma davvero possiamo immaginare di dare una lettura così superficiale a ciò che avviene quando siamo invasi da barconi di clandestini che scampano al mare; quando le nostre scuole sono sempre più ricche di nazionalità diverse, come ha spiegato il ministro Fioroni qualche giorno fa; quando passa sotto silenzio la notizia che a Teheran stanno smontando – d’ordine governativo – le parabole satellitari perché il vero nemico è considerato la televisione e la comunicazione di massa; quando Fabrizio Gatti, un giornalista dell’Espresso travestito da bracciante, in Puglia, scopre l’orrore e lo sfruttamento di donne e uomini extracomunitari?

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