Bill Gates versus ONU
luglio 13, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Fa impressione che in tempi di crisi delle organizzazioni internazionali, la Fondazione Bill e Melinda Gates abbia (anche grazie al fondamentale innesto dei denari di Warren Buffet) da investire in solidarietà qualcosa come 60 miliardi di dollari. Non suoni strano il termine “investire”: di questo si tratta, anche se si parla di sociale o di malattie. Quello che suona strano invece è che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, costola dell’ONU in questo settore, ha un budget di 429 milioni di dollari. In soldoni, dunque, Bill Gates batte ONU 120-0. La cosa è destinata a complicarsi quando si pensi che la fondazione del patron di Microsoft ha 241 dipendenti. Mentre la struttura dell’ONU impiega… (scopritelo da soli).
(Enews 144, giovedì 13 luglio 2006)
Rinnovamento generazionale: finalmente una buona notizia
luglio 13, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
E basta con tutte le pippe del Renzi su Tra De Gasperi e gli U2! Il vero rinnovamento generazionale parte da Sanremo. Riporto fedelmente la notizia: “Per rinnovare il Festival di Sanremo, la Rai punta su Pippo Baudo”. Ah, ecco, ora sì. Stavamo un po’ in pensiero. Poi fortunatamente abbiamo visto che c’è qualcuno che punta sui giovani…
Del resto come ha detto il banchiere Profumo in questi giorni: come si può chiedere di fare la rivoluzione a una generazione che non riesce a fare figli (o, dico io, a farsi accendere un mutuo?)
Siamo campioni del mondo
luglio 13, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Dunque: siamo campioni del mondo. E tutti esultiamo. Qualcuno anche troppo, se sono veri i cori riservati al Ministro Melandri negli spogliatoi. Nelle ultime settimane, in cui non ci siamo scritti, l’Italia ha superato negli ottavi l’Australia 1-0, nei quarti l’Ucraina 3-0, in semifinale la Germania 2-0, in finale la Francia 6-4 ai rigori. Lungo questa storica impresa l’Italia ha trovato il tempo anche di regolare la Padania 62-38 al referendum… ma questa è un’altra roba.
Le cose che più mi sono rimaste impresse:
a) Il titolo di Libero dopo il match con la Germania. Polemiche tedesche a non finire su di noi, minaccia di non mangiare più la pizza, gol di Grosso e Del Piero, 2-0 per noi e titolo di Libero: “E ora beccatevi ‘sti due wurstel”. Peccato che Libero sia ora in tutt’altre faccende affaccendato: leggasi questione delle spie e dintorni.
b) I commenti alla testata di Zidane. Subito dopo l’inaccettabile scatto di nervosismo di Zidane (che rimarrà comunque sempre un grandissimo giocatore e secondo me – anche se mi scoccia dirlo perché ha concorso a far vincere spesso la Juve – un grandissimo uomo) è partito il toto-frase di Materazzi: cosa gli avrà detto mai? Il più simpatico è un sms finto attribuito ovviamente al numero 10 francese: “Materazzi? L’ho colpito perché mi ha proposto di venire a giocare nell’Inter” Più seriamente fa pensare una dichiarazione del difensore italiano. Materazzi infatti ha subito escluso l’ipotesi rilanciata dai media inglesi di averlo provocato come “terrorista islamico”; “non so neanche cosa vogliono dire certe parole, io sono ignorante” ha spiegato il nostro giocatore. Felici del fatto che Zidane non sia stato insultato in questo modo, ma davvero non vi fa pensare che nel mondo del dopo 11 settembre ci sia ancora qualcuno – per di più famoso e conosciuto – che non sa cosa siano i terroristi islamici? Materazzi è un po’ il simbolo di questo pazzo calcio italiano. Picchia come un mastino in campo, provoca dentro e fuori, però poi alza gli occhi e le braccia al cielo, dopo un gol, e pensa alla mamma, scomparsa quando lui aveva 15 anni. Sembra un killer per certe sue entrate e poi lo vedi dolce dolce a preparare il latte in polvere al proprio bambino…
c) Lo slogan ai francesi: “E ora ridateci anche la Gioconda”
d) Il fatto che Calderoli e Le Pen parlino lo stesso linguaggio su molte cose. Nella fattispecie polemizzando contro la Nazionale francese, che io invece considero uno straordinario esempio di integrazione nella terra delle banlieues. Casomai c’è da domandarsi perché sia più facile che un uomo di colore divenga uno degli undici componenti la squadra di calcio nazionale piuttosto che uno dei 577 deputati dell’Assemblea nazionale, come ha fatto argutamente notare qualcuno
e) Gianluca Pessotto cui Cannavaro & compagni portano la Coppa del Mondo rimane nella memoria di chi ha tanti amici che vivono l’incredibile dolore della depressione. E i rischi ad essa connessi.
f) A proposito di Cannavaro: lui e Lippi, cinquanta giorni fa a Coverciano, erano i più bersagliati. Comprensibile, del resto, se si pensa che erano in tanti a chiedere a Lippi di andarsene e a Cannavaro – più volte presente nelle intercettazioni del sistema Moggi – di lasciare la maglia. Oggi sono i più osannati e nessuno ricorda chi diceva che Lippi doveva lasciare il posto a Simoni. E neanche chi pubblicava le intercettazioni tra Cannavaro e Moggi quando quest’ultimo gli suggeriva stratagemmi per rompere un contratto firmato con l’Inter e andare alla Juve… Come cambiano le opinioni in questa società veloce e vorace.
Giustizia vera, please
luglio 3, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Dopo il trionfo mondiale, passa in secondo piano – per adesso – la questione di “Calciopoli”. Ma credo sia un errore. Anche perché, diciamolo senza alcuna falsa diplomazia, è in corso un tentativo di accomunare la Fiorentina oggettivamente vittima del sistema a chi nel mondo del calcio in questi anni ha fatto e disfatto. Milan e Juve, su tutti.
Molto significativo il commento della Jena, su La Stampa. “Galliani” dice Berlusconi “è tra le persone più oneste e trasparenti con le quali abbia mai collaborato”. Replica il corsivista del quotidiano torinese: “Pensa gli altri”. Chi segue le enews sa bene quanto io sia lontano dai toni “travaglieschi” e travagliati di una certa sinistra anti-Cavaliere. Ma non c’è dubbio che in questa vicenda molto non quadra. A partire dal fatto che si trovano e si pubblicano le telefonate di Moggi con tutto il mondo, persino con l’allora Ministro dell’Interno, e guarda caso l’unico che compare quasi di striscio – e mai con Moggi – è proprio lo Zio Fester Adriano Galliani. Aggiungo che Berlusconi, come al solito spudorato, non dice “Riformiamo il calcio, così non va”, ma si precipita a chiedere due scudetti, nonostante che “il sistema Milan” come lo ha definito qualcuno non fosse così lontano da quello Moggi.
Sistema Milan e sistema Moggi contro i quali la Fiorentina di Diego e Andrea Della Valle si è battuta con grande nettezza. Penso, due su tutte, alle sfide per il rinnovo della presidenza di Lega (guarda strano: Galliani sostenuto da Moggi contro DDV & company) e il tema dei diritti televisivi (dove Galliani faceva il rappresentante del Milan, il rappresentante della Lega e l’amico di Mediaset; fantastico!). I fatti del campionato 2004/2005 dicono con grande forza che la Fiorentina è stata massacrata da errori arbitrali. Colpita in modo scientifico. Sostengono gli inquirenti che nelle ultime giornate di campionato la Fiorentina si sarebbe “pentita” e in nome dell’aiuto per la salvezza – visto che con tutti i torti subiti la squadra rischiava la serie B – avrebbe stretto un patto con la cupola del calcio. Questo almeno dimostrerebbero le interpretazioni suggerite dagli inquirenti delle telefonate dei dirigenti viola.
Io sono allibito. E non perché tifo per la Fiorentina.
Intanto perché questa ricostruzione è chiaramente smentita dai fatti. La Fiorentina nelle ultime giornate è punita dagli errori degli arbitri, non agevolata. È punita in casa col Milan quando viene negato un rigore incredibile al 94’ sul punteggio di 1-2 (e l’ormai fortunatamente ex arbitro De Santis, a Matrix, per discolparsi dall’accusa di essere per la Juve contro il Milan mostra proprio questo errore marchiano pro-Milan, allora in corsa per lo scudetto con la Juve: e meno male che ci dovevano aiutare); è punita nella partita con la Lazio (quella che secondo Lotito, presidente biancoceleste, DDV voleva comprare. Ma dico: comprereste non una partita, ma anche solo un’auto usata da uno come Lotito?), dove addirittura si arriva allo scandalo di non vedere un fallo di mano scandaloso sulla linea di porta di un giocatore della Lazio; è punita in tutte le partite per le quali ha subito il deferimento (compreso Chievo – Fiorentina 1-2, dove è vero che non viene dato un rigore al Chievo, ma Dondarini, già discutibile in un match con la Samp, nega un rigore netto anche a Bojinov). All’ultima giornata poi la Fiorentina, che ospita il Brescia, ottiene come arbitro Collina, notoriamente un arbitro fotunatamente non condizionabile.
Tutto questo per dire che, se da un lato le intercettazioni possono essere distorte finché si vuole (ma qualche riscontro, che cavolo, bisognerà trovarlo, altrimenti più che al grande fratello siamo ormai giunti al tempo della piccola suocera…), dall’altro i fatti parlano chiari. Non lo dico perché sono un “presidente ultras”, come mi ha ironicamente definito l’Unità prima di accorgersi che altri, più autorevoli, amministratori locali prendessero posizione a favore dei Della Valle con toni ben più decisi di me. Lo faccio perché credo che la giustizia è tale se… giusta. Non se taglia le teste agli innocenti.



















