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Proviamo a cambiare?

aprile 21, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Abbiamo inventato “Il Genio Fiorentino” perché volevamo fare squadra; perché volevamo fare un’operazione di marketing turistico; perché volevamo risvegliare il senso di cittadinanza, spesso sopito da una globalizzazione che omologa tutte le differenze. E invece Firenze e la sua Provincia, che hanno dato i natali o visto crescere i più grandi geni della storia, non possono essere omologate. Hanno bisogno di ricordare il passato per costruire il futuro. Ma anche per sorridere al futuro. Per essere gelosi del futuro almeno quanto siamo orgogliosi del nostro passato. Il Genio Fiorentino è arte, territorio, spettacolo, cinema, webtv, innovazione, cultura, calcio e molto altro. Intanto i dati turistici che, dopo che per due anni abbiamo lavorato giorno e notte sul turismo, iniziano a dare i primi frutti: + 11% nel 2005; + 15% per Pasqua. È bello quando i risultati economico-turistici ti danno ragione. Ma è ancora più bello quando i cittadini si sentono protagonisti di una sfida culturale, di un ragionamento che li provoca nel profondo della loro identità culturale.
E’ interessante la polemica che si è aperta col gruppo di Alleanza Nazionale. Ci accusano, in sostanza, di dedicare troppi soldi alla comunicazione, pochi agli eventi. Il punto è che è esattamente quello che vogliamo. Non c’è bisogno di spendere denari per fare delle cose belle. A Firenze e nei 44 comuni della Provincia di cose belle ce ne sono tantissime. C’è bisogno di promuovere meglio il nostro territorio. E quindi di comunicare di più e in modo più incisivo. Bisogna smettere di pensare che il marketing non abbia niente a che fare con la cultura. Continuando così ci leccheremmo solo le ferite di un mercato globale che non concede più rendite a nessuno. Proviamo a cambiare? E a considerare la comunicazione un alleato, non un nemico?
(Enews 136, venerdì 21 aprile 2006)

Young Italy

aprile 15, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Per questo disegno c’è bisogno anche di svecchiare la classe dirigente. C’è un articolo che è comparso sul Time la scorsa settimana sulla necessità di far spazio all’Italia dei trentenni. Ma se devo essere sincero, fino in fondo, non credo che servano i trentenni. Bastano i cinquantenni per mettere in moto un ragionamento diverso rispetto al passato. E’ l’ora dei Veltroni e dei Rutelli. Almeno così la penso io. Certo che se un Paese dove i due contendenti hanno 140 anni in due, non riesce a trovare per il Quirinale un altro nome rispetto al pur valente ottantaseienne Ciampi significa che qualcosa, ancora una volta, non funziona. Ma chi vivrà vedrà.

Il cantiere del PD

aprile 15, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Non abbiamo alternative a coltivare il sogno. Credo possibile e doveroso per la durata del governo Prodi, ma anche per tornare a scaldare i cuori delle donne e degli uomini del centrosinistra che vogliono avere un motivo per cui stare insieme e non un nemico contro cui combattere, lavorare su questo progetto. Questo ci consentirà di dimostrare che dopo aver vinto al 94°, con un gol che qualcuno ha giudicato in fuorigioco ma che per l’arbitro era regolare e quindi vale su tutta la linea, anche un match che avevamo immaginato di vincere con una goleada, potremo far fruttare questo successo. Solo costruendo politica potremo far crescere il Paese. Ha scritto molto bene sul Corriere un politologo americano, consigliere di Clinton, che Bush e Berlusconi, allo stesso modo, parlano a chi odia la politica. Non è un caso se entrambi sono riusciti, gridando allo scandalo, ad aumentare il numero degli elettori. Tanti erano i cittadini che si presentavano al seggio – mi hanno raccontato gli amici che stavano a scrutinare – con il certificato elettorale ancora intonso. E dico il certificato, non il duplicato. E che quella del politico sia la professione meno rispettata lo rivela persino un sondaggio, secondo il quale appena il 3% dei giovani sceglie la politica come la professione più ambita. Bene, ora che abbiamo chiuso la pagina del berlusconismo in politica – almeno così la logica vorrebbe, visto che l’uomo ha sette vite come i gatti – dobbiamo chiudere la pagina del berlusconismo culturale. Il grande Giorgio Gaber diceva: “Non temo Berlusconi in sè, temo Berlusconi in me”. Era un grande, Gaber: perché aveva capito tutto. E soprattutto che il berlusconismo che fa più paura, quello demagogico e antipolitico, talvolta è dentro di noi. Il partito democratico vero può costituire l’antidoto per questa malattia. E ridurre non tanto il numero degli elettori di Forza Italia (ammesso e non concesso che Forza Italia rimanga), quanto il numero di coloro che odiano la politica.

Silvio parla alla pancia, noi all’ombelico. E il cuore chi lo scalda?

aprile 14, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Berlusconi ha saputo parlare alla pancia del Paese. Al Paese profondo. Quello che non viene rappresentato dagli editoriali di Scalfari alla domenica e che si interessa alle alchimie dei gruppi unici e della laicità della Bonino quanto una suora di clausura si preoccupa della classifica dei dischi hard rock più venduti in Malesia. Ha parlato a un’Italia che c’è e che troppe volte il centrosinistra fa finta di non conoscere. O forse non conosce sul serio, e non so se questo è più o meno grave. Quello delle tasse? Certo. Ma non solo. Quello che ci ha visti spenti. Che ci ha visti impegnati a discutere dell’ombelico della nostra autoreferenzialità. Quello che aveva bisogno di sentire un messaggio che scaldasse il cuore, non solo rassicurasse il portafoglio. E che questo messaggio non ha ricevuto. Anche perché siamo frammentati in modo incredibile, tra dipietristi, verdi, comunisti italiani e rifondaroli, con la rosa nel pugno e con le pive nel sacco.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso

aprile 13, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

A Berlusconi è riuscito tutto. Perfino di far credere che un voto per Forza Italia fosse per lui, ma che per esprimere un voto contro di lui fosse sufficiente votare l’UDC. Solo che al diavolo (rossonero, s’intende) riescono le pentole, ma non i coperchi. E il trappolone in cui è finito il centrodestra è il porcellum del genio Calderoli. Non c’è niente da dire: hanno costruito una legge al Senato per cui chi avesse vinto nei voti popolari poteva rischiare di perdere nell’attribuzione dei seggi. Operazione riuscita. Solo che non immaginavano che avrebbero avuto loro più voti popolari. E la manovra che voleva far perdere noi, ha fatto perdere loro. Potranno ricontare quello che vogliono, ma un paese civile a un certo punto chiude i conti (come è accaduto nel 2000 ad Al Gore). I dati sono quelli del Viminale, gridare ai brogli serve solo a esasperare gli animi. Del resto loro per primi hanno iniziato a dividersi su questo e, tranne Forza Italia e Berlusconi, stanno già preparandosi alla lunga (speriamo) traversata nel deserto dell’opposizione. Solo che noi adesso dobbiamo governare. La speranza: che una maggioranza così esigua rafforzi quel senso della coalizione che la legge proporzionale ha nei fatti negato in campagna elettorale. E che ci si metta d’accordo subito su una serie di priorità da licenziare rapidamente. La certezza: senza politica, il governo non dura. Guai a noi se appaltassimo la politica al premier di domani, Romano Prodi. A lui il popolo ha chiesto di governare. I partiti sappiano finalmente dare un colpo d’ala per costruire un cantiere nuovo.

Stragulp! Non ci meritiamo di passare nottate così.

aprile 12, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Alla sede della Margherita di via Martelli, dopo aver assistito agli exit-polls in Provincia in compagnia di alcuni assessori, abbiamo trascorso una delle notti più allucinanti della nostra esperienza politica. Personalmente mi sono accorto solo alle 3 e mezzo del mattino, dopo l’arrivo dei dati finali, di aver mangiato un sigaro a morsi, nell’attesa snervante dei dati del Viminale e soprattutto nel costante “aggiorna” dei dati della Camera che segnavano un lento e inesorabile avvicinamento delle truppe di Berlusconi alla coalizione di Prodi. Dopo cinque anni non ce lo meritavamo. Dopo cinque anni di governo Berlusconi, e che governo Berlusconi!, passare la nottata appesi a trecento seggi tra Potenza, la Calabria, e le isole significa che abbiamo sbagliato qualcosa. Anzi, molto. Forse che continuiamo a non leggere in profondità un Paese? Forse che i 4 milioni delle Primarie ci hanno fatto prendere un (quasi tragico) abbaglio sui 40 milioni delle Politiche?

Iva, lo abbiamo già provato

aprile 7, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Iva, lo abbiamo già provato.
Vi ricordate la campagna elettorale di cinque anni fa?
Vi ricordate dove eravate cinque anni fa?
Vi ricordate come stavamo cinque anni fa?
Io cinque anni fa facevo il segretario di un partito che non c’è più, il PPI. Ricordo bene come credemmo al recupero, fino in fondo, grazie allo straordinario sforzo di Francesco Rutelli. Ci eravamo convinti di farcela. Non andò così. E abbiamo pagato un prezzo salatissimo.

In questi cinque anni il mondo è cambiato in profondità. Le torri gemelle che non ci sono più rappresentano il meglio di qualsiasi altra immagine il nuovo scenario internazionale. Ma potrebbero essere tanti i riferimenti: l’euro nelle nostre tasche, gli operai cinesi, lo Tsunami. E tante altre questioni, piccole e grandi. Persino calcistiche. Ieri c’era Cecchi Gori, oggi Della Valle. Come dire: in qualche settore, pur tra mille sofferenze, siamo cresciuti.

Il mondo è cambiato anche nell’intimità della propria esistenza. Per tutti. Ci hanno lasciato persone care. Abbiamo allargato le nostre famiglie. Il venerdì della chiusura della campagna elettorale 2001 stavo in ospedale dove mia moglie Agnese dava alla luce Francesco, il nostro primo bambino. L’emozione della paternità è stata la stessa che ho provato poi per Emanuele nel luglio 2003 e, immagino, per Ester nel prossimo giugno. Giusto per dire che mi basta guardare in casa per capire quanto questi cinque anni abbiano rivoluzionato la mia vita.

È un giochino, quello di pensare a cinque anni fa, che potremmo fare anche per il Paese. È un modo semplice per capire perché domenica e lunedì prossimo bisogna andare a votare. Bisogna che ci siano tanti coglioni, per usare lo stretto tecnicismo del Presidente Berlusconi, che vadano ai seggi e rimettano in moto l’Italia.

Noi, ci meritiamo di più. Ci meritiamo di veder cambiare l’inquilino di Palazzo Chigi. E ci meritiamo di avere una maggioranza che regge fino alla fine. Ecco perché il mio voto andrà convintamente all’ULIVO nella scheda della Camera dei Deputati. L’Ulivo dovrà essere il motore del Governo da martedì. E lo sarà se ci saranno tanti voti. Con altrettanta convinzione voterò MARGHERITA, nella scheda gialla, quella del Senato. In questi cinque anni Rutelli ha avuto il coraggio di dire che non ci si può semplicemente lamentare di Berlusconi, bisogna offrire ai cittadini un progetto alternativo. Non basta la protesta, serve la proposta. Perché questa proposta sia forte ci sarà bisogno di un consenso significativo alla Margherita. Che può arrivare anche dai delusi del centrodestra. Di quelli che cinque anni fa, con Iva Zanicchi – nota filosofa del pensiero berlusconiana – dissero “Proviamolo!”. Lo abbiamo provato. Ci è bastato.

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