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Ridateci la laicità

marzo 31, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Credo che sia imbarazzante quello che sta avvenendo sui temi della laicità. Da un lato, il tentativo della Rosa nel Pugno di brandire questa bandiera contro gli altri partner, a cominciare dai Ds, creando un gioco perverso dentro la coalizione. L’atteggiamento suona incomprensibile e talvolta ridicolo: come fa uno come Boselli, che ha fatto (per di più molto bene e con tutt’altri toni) l’assessore alla pubblica istruzione al Comune di Bologna, a dire le cose che dice sugli asili privati? Dall’altro l’idea che sia uno come Marcello Pera, per il solo fatto di aver fatto una conferenza con il cardinale poi divenuto Papa, che brandisce l’arma della cattolicità e difende le ragioni dei credenti. Pera ricorda quei soggetti che volevano trasformare la Chiesa Cattolica in un semplice soggetto morale. Quelli che dimenticano della Resurrezione di Cristo e si preoccupano dell’etica. Quelli che in “Agonia del Cristianesimo” Mounier attaccava perché “vorrebbero fare della Chiesa cattolica e apostolica un retrobottega, un salotto confidenziale dove virtù anemiche sonnecchiano nell’ombra delle tende, ignorando tutto ciò che non è il pettegolezzo confessionale, i pensieri della conventicola, le confessioni sterili di vita solitaria”. In ogni caso io mi arrabbio quando penso ai Marcello Pera che si scoprono paladini di una fede che non hanno (con tutto il rispetto: la fede è un fatto personale e, io credo, un dono. Il fatto di professarsi non credenti e di lanciare battaglie per la difesa della cristianità trasforma il cristianesimo in una dottrina morale e non in un annuncio di vita che dovrebbe cambiare l’esistenza) e quando penso agli Enrico Boselli il cui unico problema sembra essere impedire a Ruini di parlare, mentre nel mondo ogni giorno viene ammazzato un prete cattolico e mentre uno che lascia l’Islam è costretto a fuggire dall’Afghanistan e cambiare identità perché altrimenti gli mettono una corda al collo. Ridateci la laicità. Quella vera, per piacere. E iniziamo a pensare che per cambiare la famiglia e la morale in questo Paese fa molto più una fiction televisiva o Beautiful all’ora di pranzo in tutti i televisori che non le omelie del cardinal Ruini o le proposte legislative di Zapatero…

Sei più, un invito a credere nei nostri ragazzi

marzo 24, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Sta arrivando nelle scuole di Firenze il giornalino Sei più, un’iniziativa nata con 4 obiettivi. Il primo, istituzionale: facciamo un sacco di cose per gli studenti, come Amministrazione, e spesso non riusciamo a comunicarle tutte. Il secondo, divulgativo: la Provincia investe molto nell’edilizia scolastica ed è giusto che lo spieghi in primis ai diretti interessati. Il terzo, pedagogico: qualche preside e qualche prof, spesso, trasmettono un senso di strisciante sfiducia verso le istituzioni quando – magari perché vogliono un intervento in più su una palestra o su un’aula – ci accusano di non far nulla per le loro scuole. Non è così, naturalmente, ma gli studenti rischiano di crederci, aumentando il distacco dalla cosa pubblica. È utile, allora, dare ai ragazzi il senso della complessità di una sfida di governo e non lasciarli cullare nella superficialità di pensiero che spesso caratterizza il rapporto con la pubblica amministrazione. Infine, il quarto obiettivo: sei più è un voto, quando il sei è visto come un numero… ma il sei è anche un verbo. E il nostro vuole essere un invito alla speranza e all’ottimismo. I ragazzi di oggi hanno un gran bisogno di sentirsi dire: sei più, sei importante, sei positivo, sei un punto di riferimento, sei uno su cui noi abbiamo voglia di contare, sei uno su cui puntiamo. Anche questo è 6+. Lo so che è strano che una Provincia faccia (anche) queste cose. Ma se sono certo che non siamo noi un’agenzia educativa, sono altrettanto certo che un ente pubblico non possa disinteressarsi della grande catastrofe educativa che sta attraversando questo Paese. Anche per questo, poiché tra i destinatari della Enews ci sono anche alcuni ragazzi che frequentano le scuole superiori e tanti genitori di studenti superiori, sarei davvero molto felice di poter ricevere le vostre indicazioni, i vostri suggerimenti, le vostre impressioni su 6+ (che mi dicono è arrivato a tutti gli studenti, in classe: fatemi anche sapere se così non è stato). 6+ è uno strumento, mi piacerebbe che fosse ideato e migliorato col concorso di tutti.

Diciotto mesi per un successo straordinario

marzo 17, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Fondazione della cultura, fondazione Palazzo Strozzi. Chi mi conosce sa che mi piace entusiasmarmi, che credo opportuno e doveroso in politica, come nella vita, saper coltivare momenti di slancio genuino e appassionato. Talvolta, mi dice qualcuno, anche troppo. E tuttavia, sia i critici che gli amici, non potranno non prendere atto che ciò è accaduto negli ultimi 18 mesi sui temi della cultura a Firenze ha il sapore di un’autentica rivoluzione.
Non so come andrà a finire, ma per come è partita possiamo essere orgogliosi di rappresentare Firenze, il suo Comune, la sua Provincia, nel mondo. I fatti, separati dalle opinioni: nel settembre 2004 contemporaneamente l’Università Bocconi di Milano pubblica i risultati di un’indagine, l’ennesima anche se fatta molto bene, in cui Firenze viene dipinta come “città a eventi zero”. Si dice, sintetizzo brutalizzando, che si vive di rendita, che si fanno sempre le stesse cose, che ci si ferma pochissimo sul territorio, che non ci sono elementi di attrattiva. Firenze è gelosa del proprio passato. E basta.
Tra le nostre decisioni di fine 2004 quella più contestata è l’acquisto di quote azionarie di Firenze Mostre. Firenze Mostre, che alcuni ribattezzano con cattiveria Firenze Mostro, è una spa in cui il Comune di Firenze è il socio ampiamente maggioritario, con – in posizione defilata – un pool di banche e potenziali sponsor. Gestisce lo straordinario patrimonio di Palazzo Strozzi e di Forte Belvedere, ma fatica a ingranare. I presidenti che si susseguono, tutti autorevoli personaggi del mondo culturale di Firenze come Clemente, Camarlinghi, Bonsanti, devono fare i conti con una situazione debitoria pesante. E con la difficoltà strutturale di coniugare la cultura con il fattore economico.
Attenzione: io non sono come pure mi descrive qualche simpatico giornalista fiorentino estremista, il neoliberista assatanato di quattrini che ritiene che scopo della cultura è portare business a Firenze. Parto dal presupposto – l’ho detto anche lunedì scorso in Palazzo Vecchio, durante la seduta congiunta di Comune e Provincia – che la cultura sia una valore in sé. A maggior ragione in un momento nel quale la cultura può costituire lo strumento per coltivare un senso di cittadinanza più autentico e costituire un fattore d’identità nel confuso mondo globalizzato. Quindi la cultura è un valore come tale, non per quello che produce economicamente.
Ma questo giudizio non implica la considerazione che, allora, si possono buttare i denari dei contribuenti in progetti privi di una credibilità economica. Perché è coi soldi dei cittadini che si fanno queste operazioni. Abbiamo condiviso col Sindaco di Firenze, Leonardo Domenici questa riflessione. E siamo partiti insieme, lavorando gomito a gomito, in un percorso lungo e difficile.
Abbiamo, nel luglio scorso, nominato un nuovo consiglio d’amministrazione di Firenze Mostre. Avevamo sulla base degli accordi presi deciso di indicare come Provincia l’amministratore delegato. Non sarò mai sufficientemente grato al mio amico Marco Carrai per avermi suggerito con forza il nome di Fabio Pammolli. Fabio è un giovane professore universitario, dal ricco curriculum e dalla grande preparazione, che ha svolto un lavoro eccellente, coadiuvato da un consiglio d’amministrazione nel quale noi abbiamo investito su figure molto autorevoli. Anziché utilizzare l’azienda per inserirci amici e amici degli amici, rischio sempre forte per chi fa questo mestiere (lo riconosco), abbiamo optato per quattro nomi di spessore: il professore universitario Riccardo Francovich, l’avvocato Maurizio Frittelli e quel Paolo Fresco che ancora non ho capito per quale motivo lascia ogni tanto il suo buen retiro di Fiesole per venire a dare una mano allo sbarbatello Presidente della Provincia di Firenze. Il lavoro del consiglio d’amministrazione della rinnovata Firenze Mostre ha battuto tutti i record: intanto è durato per scelta appena qualche mese. Ci eravamo infatti promessi di chiudere il capitolo Firenze Mostre per aprire quello della Fondazione. Pammolli e i suoi collaboratori, hanno insomma agito nell’ottica di trasformare Firenze Mostre per lasciare campo libero a qualcosa di nuovo. E mentre sui giornali i professionisti del commentificio pubblico di questo territorio continuavano a dire la loro, nel duro lavoro quotidiano si è compiuta la redazione dello statuto e la partenza del nuovo progetto. Abbiamo, insomma, assistito sui giornali a tante chiacchiere e dietro le quinte alla costruzione del campo base da dove far partire la scalata alla nuova Fondazione.
Che aveva a quel punto bisogno di un’unica cosa: l’autorevolezza della propria direzione. E qui il CdA che abbiamo nominato risponde senz’altro ai requisiti: Lorenzo Bini Smaghi, fiorentino, uno dei 6 membri della Banca Centrale Europea, uno dei personaggi più autorevoli nel mondo istituzionale di questo territorio alla presidenza; in Consiglio: Cristina Acidini, sovrintendente dell’Opificio delle pietre dure; Enzo Cheli presidente emerito della Corte Costituzionale e già Autorità garante delle comunicazioni; Diego Della Valle, patron della Tod’s (e di un’altra cosa ancora più importante della Tod’s…); Jacopo Mazzei, manager fiorentino.
Un progetto serio, autorevole, innovativo. Che punta a riuscire laddove hanno fallito tante esperienze e quindi ambizioso. Esattamente quello che volevamo fare 18 mesi fa, e che avevamo detto di fare in 18 mesi. Per portare un altro mattone nel muro di una Firenze capace di costruire il futuro e non accontentarsi di vivere di ricordi. Io sono sinceramente felice. So che la strada è ancora molto lunga e difficile. Ma la fatica quotidiana di questi oltre 500 giorni di lavoro sulla Fondazione è ripagata dalla certezza che oggi noi del pubblico, in primis Comune di Firenze e Provincia di Firenze, abbiamo fatto quello che toccava a noi. E adesso la positività dell’esperienza attuata, anche in collaborazione con la Camera di Commercio, costituisce una felice provocazione per il privato. Tutti quelli che hanno detto di essere pronti a lavorare per la nostra città e per il nostro territorio non hanno più alibi: il pubblico ha messo a disposizione le strutture, le professionalità, le idee, la volontà di collaborazione. E adesso che siamo in campo vediamo chi ha piedi buoni, gambe agili, polmoni freschi per vincere una partita che riguarda tutti.

Tra De Gasperi e gli U2

marzo 10, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Vorrei ringraziare, se fosse possibile uno per uno, tutti gli amici che hanno gremito l’Istituto Stensen per la presentazione del mio libro “Tra De Gasperi e gli U2”. Quando abbiamo prenotato la sala da 250 persone con gli amici più stretti ci siamo detti che stavamo esagerando. È stato bello, a maggior ragione, scoprire che eravamo oltre 400 persone. Grazie allora a tutti, davvero.
Ho aperto ricordando Vasco Carletti, cui il libro è dedicato, un amico che ha significato molto per me, nella sua veste di “dirigente organizzativo” del Partito Popolare prima, della Margherita poi.
La serata è stata molto piacevole, merito innanzitutto alla perfetta conduzione di Piero Badaloni, cui sono particolarmente grato per aver accettato di catapultarsi a Firenze con un viaggio andata e ritorno davvero intenso. Ho detto scherzando all’inizio della presentazione che se abbiamo un presidente del Consiglio dei Ministri che crede di essere Napoleone (quando va bene), io posso vantarmi di aver avuto Badaloni come mio collaboratore nel giornalino che dirigevo, la testata “Scout – Camminiamo Insieme”. Battute a parte, la conduzione della serata è stata, a mio avviso, determinante.
Abbiamo mandato in onda un primo video, girato davanti al Liceo Classico Galileo e il Liceo Classico Michelangelo e ottenuto dal montaggio di una serie di interviste agli studenti. È venuto fuori che Berlinguer per alcuni è un francese e che l’articolo della Costituzione che una studentessa ricordava era “Non rubare”. Sono emersi anche altri spunti, che hanno dato il via a un primo round di dibattito
Hanno preso la parola il direttore de La Nazione Francesco Carrassi, il responsabile delle politiche sociali e del lavoro della Curia di Firenze don Giovanni Momigli, il commissario del Maggio Musicale Fiorentino, il trentaduenne Salvo Nastasi, e il presidente dei giovani industriali della Toscana, Niccolò Donzelli. Un dibattito molto interessante.
Abbiamo allora visto il secondo blocco video, cinque minuti sul libro. Di che cosa parla e perché. E a quel punto sono entrati in scena quattro giovani sindaci: Giovanni Bettarini di Borgo San Lorenzo, Fabio Incatasciato di Fiesole, Dario Parrini di Vinci, Andrea Campinoti di Certaldo. Badaloni li ha coinvolti non solo sui contenuti del libro, ma anche sui temi della loro esperienza e del ricambio generazionale, visto dall’osservatorio di trentenni con particolari responsabilità. Un trentenne particolarissimo, del resto, è il centrocampista della Roma, Damiano Tommasi, sulla cui storia abbiamo trasmesso l’ultimo video. Chi ha letto il libro sa perché abbiamo scelto Tommasi. E tra quelli che avevano letto il libro ci sono stati anche Leonardo Morlino, che è un ottimo politologo e che ha fatto un intervento molto stringato nei tempi ma di grande livello, e Leonardo Domenici, il Sindaco di Firenze, che ha svolto alcune riflessioni a mio giudizio davvero interessanti sul contenuto del libro, non essendo, va da sé, d’accordo su tutto, anzi… ma proprio per questo la serata è stata accesa e stimolante.
Altro motivo per cui l’incontro è stato molto interessante il fatto che il sottoscritto non abbia praticamente mai parlato. Me lo hanno immediatamente fatto notare quei simpaticoni dei miei amici. Quando allora, dopo Domenici, ho ripreso la parola, l’ho subito ceduta a Antonello Giacomelli ed a Cristina De Luca, un’amica scout candidata per la lista Uniti nell’Ulivo in Lazio. Abbiamo chiuso con un brindisi complessivo… alle elezioni più che al libro. Ma anche per dire grazie. Grazie di cuore a tutti. La straordinaria partecipazione è stata un segno d’affetto capace di emozionare anche un burbero come me.

Mi prendo tutti gli insulti, ma vado avanti

marzo 3, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Il Consiglio Provinciale di Firenze ha approvato la (sospirata) variante al piano provinciale dei rifiuti, in un’aula arricchita dalla presenza dei comitati civici che si battono contro le nostre ipotesi (con striscioni contro la termovalorizzazione, contro la scelta della Provincia, e anche contro il presidente della Provincia, accusato di essere “un ragazzo”).
Si tratta di una scelta molto importante, forse una delle più importanti dei cinque anni della nostra consigliatura. Ci sono state polemiche, tante. E tante ancora ci saranno. Infatti il nuovo piano provinciale è stato adottato, e ora aspetteremo le varie osservazioni dei cittadini, e di tutti i soggetti sociali interessati. Poi lo approveremo definitivamente: questo l’iter che prevede la normativa vigente. Abbiamo attivato il Forum di Partecipazione, per dare a tutti, favorevoli e contrari, lo spazio per discutere. Abbiamo operato, da quando siamo entrati in Provincia, un lavoro lunghissimo di concerto, di fatica, di dialogo. Abbiamo firmato – con tutti i comuni interessati – un protocollo per decidere come decidere. E alla fine, abbiamo aderito a un tavolo regionale in cui ci è stato proposto di sforzarci per ridurre i rifiuti, di aumentare la differenziata, di lavorare per cui tutti saranno soci, nessuno sarà cliente delle future strutture di gestione. Non mi sento, dunque, uno che prende le decisioni a cuor leggero. E con me, immagino, tutti i consiglieri della maggioranza di centrosinistra che hanno votato a favore. Rifondazione ha votato contro, e del resto lo aveva sempre detto, anche in campagna elettorale (anzi, questo è stato il principale motivo per cui abbiamo rotto con loro nel 2004, sia Domenici che io; e non è un caso se oggi, a Sesto come a Pontassieve, PRC esce dalle maggioranze o dalle giunte). Ha votato contro un consigliere dei DS di Campi Bisenzio, in ossequio alle decisioni prese dal suo partito in quella sede. Ha votato contro l’opposizione di centrodestra, che per due anni si è lamentata delle nostre “titubanze” (il cammino partecipativo) e poi – quando si è trattato di decidere – si è schierata sul no con Rifondazione. Significativo, direi, il fatto che il partito delle grandi opere è divenuto quello delle piccole furbizie… In questo contesto luminosa eccezione è rappresentata dal consigliere di minoranza, Enrico Bertini, che ha coerentemente motivato la propria astensione. Chi non ha motivato un bel niente è stato – ahimè – il rappresentante dei Verdi. Fino allo scorso anno i Verdi della Provincia erano favorevoli alla termovalorizzazione. Poi, da quando ho ritirato le deleghe all’assessore Romanelli, il gruppo verde della Provincia, che è composto da un solo consigliere, ha cambiato idea. E lo fa spesso. Ad esempio, sulla variante al piano provinciale dei rifiuti in commissione ha votato contro. In aula non ha partecipato al voto. Per il futuro non si sa che succederà, si sono tenute aperte tutte le strade. Se, come diceva quel tale, cambiare idea è segno di intelligenza, il verde della Provincia è un genio.
In ogni caso la variante era necessaria. Se non avessimo compiuto le scelte che abbiamo fatto, il rischio sarebbe stato, a Firenze, l’emergenza rifiuti come quella in Campania. E davanti a questa drammatica ipotesi, permettetemelo, io mi prendo tutti gli insulti di questo mondo, ma vado avanti. Anche questa è la politica. La politica che un po’ fa soffrire. E che un po’ fa arrabbiare. Ma che restituisce dignità al tempo che impieghiamo.
La politica infatti ha un valore, e esprime la dignità quando, dopo tanti dibattiti, decide.
Io la penso così, anche se, talvolta, la solitudine di chi si ritrova attaccato “a prescindere”, come direbbe Totò, un pò fa male. Grazie a chi ha lavorato a questo progetto, partendo dall’assessore all’ambiente Luigi Nigi e dal sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi.

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