Top

Elezioni 2006

febbraio 24, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Elezioni politiche.
Rimango perplesso rispetto a questa straordinaria scenografia del nulla che stiamo concorrendo a costruire. Se guardate i giornali dell’ultima settimana troviamo il meraviglioso dibattito su chi deve condurre lo scontro diretto televisivo tra Prodi e Berlusconi; l’esposizione muscolare dei sondaggi (“io ce l’ho più bellino del tuo”, pappappero!); oltre alla stratosferica figuraccia del nostro Paese sulle vignette di quel morigerato odontotecnico in camicia verde che risponde al nome di Roberto Calderoli e che ha regalato, nella sua permanenza al Governo al posto di Bossi, ben tre cose. La prima, il rimpianto di Bossi: e questa francamente non se l’aspettavano nemmeno i più fantasiosi. La seconda, le vignette stampate sulla maglietta per far esplodere il mondo arabo. La terza, una simpatica riforma della Costituzione che speriamo di annullare al prossimo referendum. È senz’altro sconvolgente che ci sia chi ammazza (e si ammazza) per una vignetta, ancorché su temi delicati. E questo non fa che riproporre il vero dibattito sulla laicità. Ma ciò non comporta che non si debba condannare chi, come l’ex-Ministro, utilizza gli schermi del servizio pubblico per provocare il mondo. Del resto, voglio dirlo con chiarezza, in questa settimana anche spezzoni che assicurano di votare l’Unione (purtroppo! Come sarebbe bello poter rifiutare certi voti) hanno mostrato la loro idiozia senza confini. Ho rivisto più volte le immagini di un corteo pro-Palestina, cui hanno partecipato anche parlamentari di centrosinistra che pure naturalmente hanno condannato gli slogan, dove le frasi sulla Nassiriya per carabinieri e polizia le abbiamo distintamente udite tutti. Inutile arrabbiarsi col Tg4 se queste immagini vengono riprodotte costantemente per decine di volte. La colpa, per una volta, non è di Emilio Fede, ma di chi quelle orrende cialtronate le ha pronunciate e cantate. Anche per questo, bene ha fatto Bertinotti a tener fuori Ferrando dalle liste. Se ce la faceva anche con Caruso, l’uomo dei ceffoni umanitari, era un punto percentuale guadagnato).
Nelle liste dell’Unione non ci sarà, per altri motivi, un personaggio che ha segnato una parte della cronaca recente di questo Paese, Luca Coscioni, il presidente del Partito Radicale morto lunedì dopo una lunga malattia. Coscioni aveva sulla fecondazione assistita e soprattutto sulla libertà di ricerca posizioni note, che io non condividevo e non condivido. Ma la sua storia merita rispetto, profondo. Il rispetto che si deve a chi perde la vita a 39 anni; ma anche il rispetto per chi comunque la vita se l’è giocata tutta, guardandola in faccia, affrontandola – avrebbe cantato Pierangelo Bertoli – “a muso duro”. Se davvero ci sarà una Coscioni in Parlamento, la moglie, sarà un bel segno. Sia detto, naturalmente, da uno che non condivide l’idea che questo sia un Paese a sovranità limitata. Tra le cose più belle della settimana, oltre al genio fiorentino di Roberto Benigni che accusa Berlusconi di trasformare il vino in acqua, la proposta di Romano Prodi sull’infanzia. Non tanto il bonus per i bambini (per come riportata dalla stampa, difficile sfuggire alla sensazione che si tratti di una bella copia del programma del Berlusca; e, anche se non è vero, è difficilissimo rincorrere il Premier sulla capacità di comunicare una notizia), ma per i tremila asili nido proposti dal Professore. Quando usciamo dalla dimensione tutta autoreferenziale dello scontro interno e ci misuriamo sui problemi, è bello scoprire che abbiamo delle idee persino intelligenti.

È laico non chi preferisce i gatti ai bambini.

febbraio 17, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

È laico chi fa la fatica di comprendere le ragioni dell’altro per confrontarsi. Magari per continuare a non essere d’accordo. Ma ascoltandosi dialogando. La laicità non è contrapposta alla fede. Anzi: chi vive la propria vita da credente ha un dovere ancora maggiore, quando si misura nel campo della cosa pubblica, di tutelare e coltivare la laicità. Ma laicità non è laicismo. Non è esasperato bisogno di scontro, quanto civile esigenza di confronto. È farsi carico delle ragioni degli altri, non ironizzare sulle immaginate ingerenze di una professoressa che ha le sue tesi e le espone al Paese, accettando il gioco democratico del confronto. E poi, diciamo la verità: questa storia che la laicità sia un problema dell’Italia secondo me, alla fine, non convince nessuno. Viviamo una stagione in cui una vignette satirica in Danimarca scatena tutto quello che abbiamo visto e devo credere al fatto che il problema della laicità si chiama Camillo Ruini? Per carità, grande rispetto verso il Presidente della Cei, ma mentre in Turchia, e non solo in Turchia, purtroppo, uccidono preti al grido di “Allah è grande”, davvero il problema della laicità è impedire a qualcuno di dire come la pensa perché altrimenti costituisce un’ingerenza? Mi sembra davvero una forzatura. Intanto dopo l’omicidio di don Santoro in Turchia abbiamo assistito a un dialogo a distanza straordinario e commuovente. La vecchia madre del sacerdote romano che perdona l’assassino del figlio. E la risposta in lacrime di Hikmet Akdin, 58enne padre del killer, “Vorrei raccogliere abbastanza soldi per venire in Italia a baciare le mani della donna che ha perdonato mio figlio”. Straordinaria pagina, da imporre a tutti quelli che si sciacquano la bocca sul conflitto di civiltà. Ma bisognerebbe anche imparare a considerare la parola laicità per quello che è davvero. Se il chicco di grano don Andrea, nel perdere la vita, avesse insegnato a noi a misurarsi sui temi veri della laicità…

campagna 2006

febbraio 17, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Si è ufficialmente aperta la campagna elettorale con lo scioglimento delle Camere e l’indizione della consultazione elettorale generale per il 9 e 10 aprile prossimi. Quarantacinque giorni all’alba, dicono in molti. E non potremmo pensarla diversamente visti i disastri che questo Governo è riuscito a combinare un po’ in tutti i campi. In questo senso sì che hanno rispettato la par condicio: hanno fatto casino in modo (quasi) uguale nel rapporto con le autonomie locali e nella organizzazione costituzionale; in una legge elettorale che rischia di cancellare la stabilità e in provvedimenti una tantum, condoni, leggi ad personam che gridano ancora allo scandalo; nella politica estera ridotta a barzelletta e nella gestione della crisi economica.

Tuttavia – mentre assicuro che gli amici del livello nazionale, “quelli che hanno i sondaggi” si sentono molto tranquilli sull’esito finale della competizione (anche troppo tranquilli, in alcuni casi) – non nascondo la mia preoccupazione. Il proporzionale, come ha ben spiegato Panebianco in un editoriale di qualche giorno fa sul Corriere, esaspera le divisioni. Ciascuno la spara più grossa per avere un briciolo d’attenzione. Se prima coi collegi uninominali, per tenere tutti insieme, io candidato dovevo fare lo sforzo di trovare punti avanzati di sintesi, col proporzionale, siccome parlo ai miei e non rispondo a un territorio, chi la tira più grossa vince. Al di là delle decisioni, opportune, sulla non candidatura, ciò che ha detto Ferrando è al di là del bene e del male. Ma anche Caruso che vuole espropriare la barca di D’Alema (provasse l’ebbrezza di andare a lavorare non sarebbe meglio? Senz’altro per il disobbediente napoletano sarebbe un’esperienza originale…) o che dichiara di preferire Hamas a Mastella, lasciando in noi la segreta speranza che per verificare di persona si trasferisca in Palestina per cinque o sei lustri; la Luciana Sbarbati, leader del fondamentale partito chiamato Repubblicani Europei, che non siede al tavolo perché non ha ottenuto pari dignità con i DS e la Margherita (premesso che la dignità o c’è o non c’è, e non può essere quantificata in pari o dispari, l’idea che siano allo stesso pari forze popolari dotate di qualche milione di voti e simpatiche espressioni dell’anima come i repubblicani europei, fa inorridire non solo gli esperti della matematica quantistica, ma persino quelli della politica qualunquistica); la Rosa nel Pugno che chiede la revisione del concordato e l’abolizione della legge D’Alema-Berlinguer sulle scuole (attendiamo da un momento all’altro di vedere spuntare Boselli e Capezzone dalle parti di Porta Pia) e costringono Bertinotti a difendere l’equilibrio sul programma; e l’elenco potrebbe continuare.

Mi sembra di rivedere un film già visto. Noi che abbiamo già vinto, almeno lo pensiamo, e quindi possiamo permetterci di litigare. Un film, la cui regia è affidata a più mani, ma il titolo è già pronto: “Un suicidio perfetto”. Anche perché, personalmente, inviterei a non sottovalutare la forza della comunicazione di Berlusconi, che a noi fa arrabbiare, disgustare, irritare, sganasciare dalle risate. Ma nessuno può davvero immaginare quale sia l’impatto del Cavaliere che sorride girevole in tutte le stazioni d’Italia o che continua a dire “No, grazie” più o meno sulla metà dei muri del Belpaese su un target di elettori che non hanno consuetudine alla politica. E che in questi cinque anni non hanno avuto tempo e voglia di indignarsi sulle leggi Cirami o sui condoni. È gente che non vota alle amministrative – dove vinciamo quasi sempre noi – e che però sente il richiamo della foresta delle elezioni generali. Chi votano questi? La nostra coalizione che fa i balletti persino sulla Tav e scrive centinaia di pagine di documenti programmatici o il “rassicurante” (si fa per dire) centrodestra?

Non voglio creare allarmismo, ma – casomai – mettere tensione e tirar fuori l’adrenalina. Non abbiamo (ancora) vinto nulla. C’è da correre. E il proporzionale fa tornare di grande interesse anche i voti toscani. Uno in più non è inutile, come accadeva col maggioritario. Come si canta allo stadio “Correre, bisogna correre, per vincere, bisogna correre.” Iniziamo a correre. Altrimenti il Paese cade nella sindrome ben descritta dall’ottimo Massimo Gramellini sulla Stampa di qualche giorno fa, nella striscia quotidiana: “Da “meno tasse per tutti» a «più tasse sulla tua casa e sui tuoi risparmi? No grazie.” In cinque anni non è cambiato soltanto il cartellone pubblicitario. Si è ribaltato uno stato d’animo. Al posto dei sogni, gli incubi. La voglia di avere di più è diventata paura di perdere il poco che resta. Con uno scatto di calcolata umiltà, colui che per anni si era venduto agli italiani non di sinistra come il bene supremo ha deciso di retrocedersi a male minore. Il centravanti Berlusconi si è fatto stopper. Ad aprile sapremo se la sua scelta catenacciara sarà riuscita a fargli vincere la partita. Intanto lo ha rimesso in gioco. Naposilvione sembrava a Sant’Elena. Era solo all’Elba: e sta tornando.”

Abbiamo deciso di decidere!

febbraio 8, 2006 by Matteo Renzi · Leave a Comment 

Negli ultimi giorni ho letto dichiarazioni singolari. Il Sindaco di Campi Bisenzio minaccia di frapporsi alle ruspe per evitare che in un comune che non è il suo venga costruito un termovalorizzatore sulla cui necessità anche lei ha sempre convenuto. E che avrebbe convintamente appoggiato se solo fosse stato fatto 800 metri più in là. L’assessore regionale, che si chiama Artusa, ci dispensa le sue opinioni più volte alla settimana su una questione sulla quale il contributo della Regione è molto importante (e anche molto atteso, a partire da quello economico visto che per adesso gli unici che hanno messo dei denari sul tavolo sono i bilanci della Provincia) alimentando aspettative diversificate. Dico la mia, con grande serenità: c’è un piano provinciale dei rifiuti che esiste. E’ stata presentata una variante, nella sede propria che è il Consiglio Provinciale, e che sarà messa ai voti. Il piano provinciale dei rifiuti, variato, dirà che abbiamo bisogno di raccogliere più differenziata, di riciclare meglio, di ridurre il numero dei rifiuti. E che se non vogliamo seppellire i fiorentini di immondizia o prendere mutui per pagare lo smaltimento, bisogna fare impianti di termovalorizzazione. Che, assicurano i dati scientifici non le ricette dei maghi di periferia, non sono nocivi. Se lo fossero, del resto, il problema non sarebbe fare un termovalorizzatore in meno. Se fanno male, bisognerebbe non farli proprio, no? Uno degli impianti, tra l’altro, è a meno di un chilometro in linea d’aria da casa mia. Vorrei tranquillizzare i destinatari delle enews: la Provincia ha deciso di decidere, perchè se si perdesse tempo pagherebbero, in tutti i sensi, i cittadini. E io mi sento personalmente impegnato in questa direzione.

Bottom