Peggio di Emilio Fede…
novembre 8, 2004 by Matteo Renzi · Leave a Comment
Con l’amara notizia della rielezione di George Bush jr. si chiude il circus delle elezioni americane, caratterizzate da una notte elettorale che poteva tranquillamente essere appaltata ad Emilio Fede ed alle sue bandierine, visto il clamoroso rovesciamento di fronte tra i sondaggi dell’ultimo minuto ed i voti realmente espressi. Incollato alle tv come molti altri (bischeri, perchè si è perso… se si vinceva almeno potevamo considerarci eroi) ho seguito nella nottata l’evoluzione, ma sarebbe più carino dire l’involuzione, della faccenda. Ne traggo in modo rapido e probabilmente approssimativo la seguente sintesi:
a) Straordinaria l’affluenza. “Grande prova di democrazia del popolo americano” hanno detto in molti. “Basta che adesso la smettano di esportarla” ha chiosato con la consueta ironia Elle Kappa. Mi pare difficile negare che le code di chilometri davanti ai seggi (neanche le elezioni fossero state organizzate da Scajola od Enzo Bianco) siano un segno del grande pathos che ha accompagnato questa consultazione, del grande coinvolgimento popolare. Non c’è bisogno di rileggersi le enews di quattro anni fa per ricordare come – pur in presenza di un risultato al fotofinish ancora più da cardiopalma – questo coinvolgimento non ci fu. E, si dice, fu una delle cause della sconfitta di Al Gore…
b) Si diceva: preghiamo perchè l’affluenza stia tra i 55 ed il 60% e vince Kerry. Probabilmente abbiamo pregato un po’ troppo. Affluenza al 70% e tre milioni secchi di americani a fare la differenza pro Bush. Previsioni sballate, dunque, ma soprattutto il bisogno – da parte degli analisti, dei commentatori, degli addetti ai lavori – di riflettere meglio su questo, con un’analisi che vada oltre i confini statunitensi. I nuovi elettori hanno segnato il successo dei repubblicani e sconfitto il conformismo dei media.
c) Dopo Schroeder e Zapatero autori di due rimonte da ultimo chilometro sulla Cdu in Germania e sul Pp in Spagna, ci eravamo convinti che fare la guerra significava automaticamente perdere le elezioni. Il principe del conflitto preventivo dimostra che così non è, e la cosa dovrebbe far riflettere sia chi intende avversare Blair al prossimo giro in Gran Bretagna, sia chi – dalle nostre parti – è convinto che il Cavaliere sia già consegnato ai ricordi.
d) Tutto da verificare il peso della componente religiosa nella campagna elettorale e nel dopo. Ma è un argomento sul quale dovremo riflettere in modo approfondito: è una delle novità meno attese (perlomeno dal sottoscritto) del voto 2004. Il vento del Texas, da un lato, con la dottrina di Bush insistentemente collegata ad una visione valoriale ed etica dovrebbe farci riflettere molto.
e) Se si guarda le cartine degli stati andati ai due contendenti, viene da sorridere o da preoccuparsi. Sostanzialmente il blu di Kerry colora gli stati delle due coste. Coast to coast (costi quel che costi secondo la definizione del mitico presidente del Monopoli della Gialappa’s Band; da costa a costa, invece, secondo quei pignoli degli americani) sia a nord che al centro che al sud è tutto monopolio del Presidente uscente. Riflettere su leadership territoriale e progetto politico nazionale è un’altra delle nostre priorità, anche nel nostro Paese.
f) Kerry ha perso, abbasso Kerry? C’è chi lo critica per non aver messo il cuore, c’è chi lo accusa di scarsa credibilità, c’è chi rimpiange Howard Dean, c’è chi dice che non si può stare nella logica dell’anybody but not Bush, perché dire chiunque tranne lui significa demonizzare l’avversario in mancanza di una progettualità concreta… argomenti che anche in Italia, nel nostro piccolo, conosciamo bene. Nei mesi scorsi abbiamo parlato a lungo di primarie democratiche ed allora, ricorderete, io feci una personalissima (ed ovviamente inutile) dichiarazione di voto per Edwards che, provenendo dal sud, da famiglia umile (“si è fatto da solo” direbbe il Cavaliere), con forte carisma poteva sfidare Bush anche sul terreno più “emozionale”. Ma ciò detto, Kerry ha fatto a mio avviso una grande campagna elettorale, e chi gli attribuisce la responsabilità della sconfitta guarda il dito e non la luna.
(Enews 117, lunedì 8 novembre 2004)
Nick e Ray con gli studenti fiorentini
novembre 8, 2004 by Matteo Renzi · Leave a Comment
In Provincia, grazie alla fattiva collaborazione della comunità di Sant’Egidio, abbiamo ospitato Nick Yarris e Ray Krone, due condannati a morte della Pennsylvania riconosciuti innocenti e liberati dal braccio della morte dopo 21 anni il primo, 13 il secondo. Trentaquattro anni, in due, spesi attendendo la sedia elettrica pur sapendo di essere innocenti, poi la liberazione con tante scuse.
Abbiamo invitato le scuole ad assistere a questo incontro ed è stato molto bello il grado di coinvolgimento dei ragazzi. Ma scrivo questa notizia anche perché – mentre noi ospitavamo i ragazzi delle scuole fiorentine – La Repubblica ha pubblicato un pezzo di Federico Rampini che racconta come in Cina (dove si uccidono diecimila persone l’anno, cinque volte più delle condanne a morte eseguite in tutto il resto del mondo, USA inclusi) sia accaduto un fatto raccapricciante. O meglio accada spesso: i bambini portati in gita premio ad assistere alle esecuzioni. Ragazzini di elementari e medie di Chansha, capitale della provincia dello Hunan, hanno assistito qualche giorno fa alla fucilazione all’interno del Palazzetto dello sport di sei condannati per corruzione. Sono cose che fanno rabbrividire. E abbiamo il dovere di non consentire ai nostri ragazzi di adeguarsi all’amore. Abbiamo il dovere di stimolare e provocare una reazione.



















